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ortini

di Maria Carla Rota
twitter@MariaCarlaRota

 

"La scelta di Michelle Hunziker mi ricorda quella di Rachida Dati, quando era ministro del governo Sarkozy. Sono scelte che chiaramente vengono amplificate dal ruolo di personaggio pubblico, ma credo siano accomunate da un principio: il modo di vivere la maternità è una scelta assolutamente individuale". 

Maria Luisa Ortini è responsabile Corporate Account manager della SDA Bocconi: a 53 anni è contemporaneamente dirigente, moglie e mamma di tre figli, la più grande di 21 anni, il più piccolo di 13. Interviene nel dibattito sulle madri lavoratrici sollevato su Affaritaliani.it dal caso Hunziker: la conduttrice è rientrata al lavoro dopo soli quattro giorni dal parto.

"Io ho fatto una scelta molto istintiva - racconta Ortini -. Ho voluto vivere i primi tre mesi di vita insieme a ognuno dei miei figli appena nati, perché questo tempo non te lo restituisce nessuno. Poi sono rientrata in ufficio. Sono stata fortunata, ho potuto permettermi un aiuto a tempo pieno e so che questo non è possibile a tutte le donne. Forse nel mondo del lavoro qualcosa oggi si è mosso rispetto ad allora, ma credo che ci sia ancora da migliorare. Soprattutto in direzione della libertà di scelta, appunto. Negli Stati Uniti, per esempio, le donne tornano al lavoro molto presto".

Fortuna, ma anche sacrificio. "Si fa fatica e ci vuole molta determinazione. Mio marito ed io abbiamo lavorato molto per costruire una situazione per noi ideale. Il supporto del compagno in questi casi è fondamentale per una donna. Bisogna condividere gli stessi valori e sostenersi di fronte alla stanchezza che inevitabilmente subentra quando ci si occupa dei figli. Sicuramente la gravidanza o un figlio non sono una malattia, come dice Michelle Hunziker, ma la stanchezza è innegabile, fisica e mentale. Soprattutto nei primi mesi dopo il parto, quando nella neomamma si rilascia anche tutta la tensione accumulata nei nove mesi precedenti: finché non hai il il bambino tra le braccia, anche se gli esami dicono che va tutto bene,  non sei serena".

La gravidanza è un tema molto sfaccettato, "invece in Italia spesso si taglia con l'accetta, su questo come su altri argomenti. Mamme che rientrano e mamme che non rientrano, senza nascondere anche il giudizio morale". Infine, un 'appello' alle donne: "Dobbiamo trovare in noi l'energia: siamo troppo abituate a spenderla verso l'esterno, invece per una volta concentriamola su noi stesse"

 

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Hunziker, partorisce e torna in tv. Mamme lavoratrici? Il dibattito


 

"La gravidanza? Non è una malattia". Detto, fatto. Michelle Hunziker, la vulcanica showgirl svizzera che giovedì 10 ottobre è diventata mamma di Sole, avuta dall’unione con il compagno Tomaso Trussardi, tornerà a condurre "Striscia la notizia" lunedì, a soli quattro giorni dal parto. Anche troppi, secondo lei, che era pronta a tornare giàvenerdì sera, poco più di 24 ore dopo.

Un gesto che qualcuno ha criticato, perché la maternità andrebbe vissuta in modo totalizzante, senza fretta e senza altri pensieri, per il bene della mamma e del bambino.

Sono in molti, invece, ad appoggiare la scelta della conduttrice. Medici, psicologi e tante donne lavoratrici, tutti intervistati da Affaritaliani.it, che condividono la visione della maternità di Michelle Hunziker. Non un evento che interrompe il resto della vita, ma un evento che si inserisce nel fluire della vita. Si può essere contemporaneamente mamme, compagne e lavoratrici anche nelle primissime settimane del bambino. A una condizione, ovviamente: essere in salute e avere le possibilità economico-organizzative che invece in molti casi mancano. Una donna su tre si ritira dal lavoro dopo il primo figlio, perché in Italia le aziende non consentono flessibilità.

Il messaggio, comunque, è chiaro. La gravidanza è un evento talmente personale che ogni donna dovrebbe avere la possibilità di scegliere come viverla, trovando l'equilibrio che più le corrisponde.

 

martello

MARIA MARTELLO, PSICOLOGA E MEDIATRICE

"Mi piace pensare al parto come un evento naturale della vita, che non la 'tronca', ma si inserisce nel fluire degli eventi. Ben venga la scelta di Michelle Hunziker. Premesso che al bambino vanno garantite tutte le cure di cui ha bisogno, da parte della mamma o attraverso  figure di supporto, è importante vivere la maternità in modo equilibrato, senza annullare gli altri aspetti della propria vita e personalità. Essere madre non significa vivere per il proprio figlio, altrimenti si arriva a casi di patologia: ci sono donne di 60-70 anni che ancora vivono in simbiosi con il proprio figlio e che si sentono in concorrenza con la partner di lui. In linea di principio è invece fondamentale che il bambino non si senta l'unico essere esistente per la madre. Di natura tendiamo a volerci sentire al centro del mondo, per tutti o per qualcuno. Invece questo bisogno va superato in nome dell'educazione a un altro principio: tu sei al centro della vita di te stesso e hai tutte le possibilità e le risorse per essere autonomo e realizzarti".

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COSTANTINO ROMAGNOLI, PRESIDENTE DELLA SOCIETA' ITALIANA DI NEONATOLOGIA (SIN) *  
"Sono sempre più numerose le donne che, se godono di buona salute, chiedono di essere dimesse dall'ospedale dopo 24 ore per tornare a una vita attiva e dinamica. Dobbiamo sfatare il tabù per cui il parto è un evento traumatico, che lascia un lungo carico di sofferenza. Anzi, soprattutto se una donna non è al primo figlio, ha avuto un parto naturale ed è fisicamente in forma, come può essere il caso di Michelle Hunziker, non c'è motivo di rimanere a riposo a lungo. Certo, bisogna valutare con buon senso le attività, lavorative e non, a cui si intende dedicare del tempo: meglio non restare in piedi per otto ore per fare la cameriera". E dal punto di vista del bambino? "I primi tempi sono importantissimi per l'avvio  dell'allattamento e per un adeguato rapporto tra madre e figlio. E' importante che il neonato senta la presenza del corpo della mamma. Ma tra un allattamento e l'altro ci si può staccare per un paio d'ore e dedicarsi ad altro. Col passare delle settimane poi si ha sempre più tempo.  Non a caso la natura ha concepito il percoso dell'allattamento in modo graduale. Se invece si opta per il latte artificiale, la gestione di una vita a 360° è ovviamente ancora più semplice".
*Dirigente medico responsabile della Struttura Complessa di Neonatologia del Policlinico A. Gemelli di Roma, ordinario di Pediatria alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

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ADELE MAPELLI; DOCENTE ALL'UNIVERSITA' BOCCONI*

"Il tema fondamentale, quando si parla di maternità, è la libertà individuale. Non si tratta di decidere che cosa è giusto oppure no, che cose è etico oppure no. Una donna deve poter gestire la maternità come crede. Michelle Hunziker torna al lavoro per piacere e perché vive in un contesto di rete e di aiuto che le permette di realizzare questo desiderio. La maggior parte delle donne non può farlo. Come risulta da una ricerca dell'università Bocconi, una lavoratrice su tre lascia il posto dopo il primo figlio, perché non è nelle condizioni di portare avanti entrambi gli aspetti, familiare e professionale. Le aziende dovrebbero dare a tutte gli strumenti necessari. Non solo il part-time, che spesso si trasforma in una gabbia che blocca l'avanzamento professionale, ma una flessibilità vera e personalizzata, sfruttando le possibilità che ci offrono le nuove tecnologie".
*Coordinatrice dell'osservatorio sul diversity management della Sda Bocconi

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LILIANA GORLA, RESPONSABILE DEL PERSONALE SIEMENS ITALIA

"Quella di Michelle Hunziker viene vista come scelta 'diversa' perché certo non appartiene alla normalità delle donne poter gestire la vita familiare e lavorativa con questa agilità. In questo senso, comunque, in azienda diamo massima flessibilità alle madri: lavorando principalmente per obiettivi, le dipendenti devono garantire il raggiungimento del risultato, potendo però scegliere tempi e luoghi di lavoro. Non c'è obbligo di timbratura e di presenza in ufficio, a meno di incontri importanti, e il costo della connessione Internet da casa viene coperto quasi interamente dall'azienda. Questo favorisce un ulteriore risparmio di tempo, non dovendo spostarsi fisicamente, e favorisce la sostenibilità ambientale, non usando mezzi di trasporto. Anche la legislazione, però, andrebbe resa più flessibile: per una lavoratrice subordinata al momento non è comunque possibile rientrare in ufficio prima dei cinque mesi dopo il parto. Infine, in tema di pari opportunità, un cambiamento dovrebbe venire anche da parte maschile: più collaborazione nella gestione della vita familiare".

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EMANUELA MASCHERINI, ATTRICE  E SCRITTRICE

"Il tema delle donne e lavoro è un’equazione che ancora oggi fatica a trovare una soluzione. E se sei donna non puoi prescindere dal porti il problema. Proprio adesso che sono ad Amsterdam per fare uno spettacolo e presentare i miei libri recito il monologo "Dorothea" (testo e regia di Daniele Lamuraglia), nel quale la protagonista, a causa di un equivoco e delle solite ingerenze da parte di amiche e amici su questo tema, anche attraverso l’uso ossessivo dei social network, ha quasi una sorta di gravidanza isterica. Credo che ogni donna si domandi se, quando e come avere una gravidanza, più o meno dai 19 ai 45 anni. E la risposta a volte cambia radicalmente a seconda del periodo che stai vivendo. Una volta Marina Abramovick durante un’intervista ha dichiarato di essersi posta il problema da sempre, ma di aver concluso che la sua arte occupava tutto lo spazio che avrebbe potuto e dovuto occupare un figlio. Penso, e lo dico da figlia, senza scendere nella critica sociale a proposito di tutto quello che manca in Italia per affrontare con serenità l’idea di una maternità, che per essere un figlio occorre uno spazio fisico e mentale da parte dei genitori. Imprescindibile. Uno spazio in cui l’identità del figlio venga protetta e si possa espandere. Questo spazio è inderogabile. Non può essere compensato da baby sitter, regali, scuole, amici, amori e tutto quello che di surrogabile  venga in mente (altro tema presente in "Dorothea"). Non sto promuovendo un ritorno alla maternità in senso tradizionale con una castrazione dell’identità dei genitori. Sto parlando di una consapevolezza nuova e necessaria, in cui un figlio con tutte le difficoltà dei nostri tempi precari possa avere lo spazio che gli è dovuto e non pagarne le relative conseguenze. La maternità non è una malattia, come ha detto, la Hunzicher. Non è per forza quello che completa una donna che altrimenti “rimane incompleta”. E' un’opportunità che deve essere scelta in maniera consapevole e che deve essere ricca e soddisfacente sia per la madre che per il figlio. Del padre…ne parlerò forse nel prossimo libro".
*Autrice tra l'altro del libro  "Glass ceiling, oltre il soffitto di vetro. Professionalità femminili nel cinema italiano" (Premio Pari Opportunità)
 

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FEDERICA TORTI, CONDUTTRICE TELEVISIVA


"Brava Michelle! Se si hanno le possibilità e gli aiuti necessari per tornare al lavoro, perché no... Spezziamo una lancia in favore di tutte quelle mamme che vorrebbero farlo, ma che non possono. Perché, per esempio, sono poche le aziende che concedono un part time. Io sono pro "working mummy". Se Michelle è fisicamente in forma, why not? Tornare presto a una vita a 360° giova anche alla salute psicologica della donna e credo sia utile ad evitare la depressione post partum".

 

 

 

 

 

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