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Costume
Luca Gnecchi Ruscone e l'avventurosa storia del marchio di occhiali L.G.R.

La storia degli occhiali L.G.R. di Luca Gnecchi Ruscone indossati dalle più importanti celebrities internazionali e da teste coronate, come William d’Inghilterra e Charlotte Casiraghi. Dopo il monomarca aperto a fine giugno in via Porta Rossa a Firenze, il piano di espansione prevede aperture nelle principali capitali europee. 

L’odore del fieno, il suono delle cicale nelle assolate serate estive ed il mare limpido dell’Argentario non potevano non convincere il giovane imprenditore romano Luca Gnecchi Ruscone, ma con ascendenze lombarde e toscane, a lasciare la capitale per vivere in pianta stabile nella tenuta La Polverosa, un angolo di paradiso tra Albinia, Capalbio e Magliano in Toscana. Un angolo per modo di dire perché La Polverosa sono duemila ettari di coltivazioni di grano, girasoli, ulivi tra i casolari di proprietà di Eugenio e Raimonda Novellis di Coarazze. Luca Gnecchi Ruscone ha sposato una delle tre figlie, Diana. L’altra figlia, Camilla, gestisce con quel tocco femminile che non guasta, uno dei locali più caratteristici e allo stesso tempo ricercati della Maremma, il Bar La Polverosa. Una sorta di spaccio alimentare e rivendita tabacchi sulla S.R.74 Maremmana che collega Albinia alla Marsiliana, molto richiesto per le colazioni, durante il giorno, mentre la sera, nell’ora dell’aperitivo, si trasforma in un circolo di amici, spesso parenti tra loro, che si ritrovano per parlare di figli, case, vacanze e progetti lavorativi. Ed è proprio qui che incontriamo Luca Gnecchi Ruscone, davanti ad un tagliere di affettati toscani ed un bicchiere di vino bianco, che ci racconta della nuova apertura dello store monomarca in via Porta Rossa a Firenze, davanti allo storico hotel Porta Rossa che fu il set negli anni 70 del film Amici Miei di Mario Monicelli, un altro grande appassionato di Maremma.

Dottor Gnecchi Ruscone, da dove nasce l’idea degli occhiali L.G.R.?

L’idea di fare gli occhiali mi è venuta pensando alla storia incredibile di mio nonno materno, Raffaello Bini, originario di Prato, che per molti anni ha vissuto e lavorato in Africa, prima della Seconda Guerra Mondiale, come fotografo dell’Istituto Luce. Quando poi la guerra finì nel 1945, decise di restare ad Asmara con un laboratorio di fotottica e come distributore di Kodak e Laica per le ex colonie italiane in Africa come Etiopia, Somalia, Eritrea. Commerciava anche in radio, stoffe, scarpe, tutto quello che c’era bisogno, e poi qualche occhiale, chiamando anche un ottico dall’Italia. Aprì 3/4 di questi negozi. Poi ebbe la geniale idea di fabbricare il sandalo aperto in plastica, i mitici shidda, sandali di gomma usati dai bambini per camminare sugli scogli, e mise le scarpe a milioni di africani nel giro di 20 anni, dal 1956 al 1976. Ha creato la più importante fabbrica di scarpe dell’Africa, 1600 dipendenti, 15 milioni di scarpe. Poi c’è stata la guerra, il sequestro dei beni nel 1975 e la nazionalizzazione da parte del governo di Menghistu e il ritorno a Firenze, lasciando in Africa non solo un pezzo della propria vita ma anche del proprio cuore. Nel 2002 la guerra finisce e nel 2006 il governo Eritreo si rifà vivo, chiama mio nonno attraverso l’ambasciatore italiano e gli dice: Signor Bini, noi siamo disposti a restituirle tutto quanto se torna ad investire in questo Paese. Mia madre e mio zio erano contrari, anche perché mio nonno all’epoca aveva già 90 anni. A quel punto il nonno mi chiama e mi chiede se volessi accompagnarlo io ad Asmara. La risposta fu positiva e prendemmo un aereo da Fiumicino in direzione Asmara. All’arrivo in aeroporto fummo ricevuti con tutti gli onori dal vicepresidente e dall’ambasciatore, fu un’accoglienza davvero unica perché era ancora vivo il ricordo di mio nonno, uno dei tre più importanti imprenditori dell’epoca: gli altri erano i Melotti della birra, i Barattolo che facevano il cotone e appunto i Bini che producevano le scarpe. Era un’imprenditoria con forte senso etico perché veniva dato il lavoro a migliaia di persone creando ricchezza in loco. La verità, purtroppo, era che fabbrica non gli veniva restituita ma gli veniva offerto un appezzamento di terra per costruirne una nuova. Io, nel frattempo, in uno dei vecchi magazzini della fabbrica, avevo ritrovato degli occhiali che indossavano i militari italiani in Africa con doppio ponte, lenti in vetro color ambra, astucci in cuoio. Ero rimasto molto colpito ed affascinato da questi oggetti che erano fatti per durare nel tempo. Ne prendo una dozzina e li porto in Italia. Gli faccio vedere a mia madre e le dico: guarda che meraviglia, guarda che precisione ! All’inizio non avevo nessuna intenzione di farci alcun business anche perché vivevo a Shanghai, lavoravo in una azienda pazzesca e guadagnavo bene. Però non ero completamente felice in quanto ero cresciuto in campagna, non mi interessava avere l’attico a New York. Quando con il passaparola degli amici, e gli amici degli amici, iniziano a chiedermi gli occhiali, capisco che potevo sviluppare un business. Inizio a girare in Italia per capire chi poteva affiancarmi in questo progetto e mi rivolgo inizialmente a delle aziende del Veneto, la zona specializzata in Italia per la produzione degli occhiali. Avevo 26 anni, inizio a girare molte fabbriche, nessuna esperienza nel settore, e mi sbattono tante porte in faccia. Mi fanno tante storie, non capiscono il prodotto. Torno a Roma tristissimo, chiamo il nonno e lui mi dice: perché non te li fai produrre da Gaudenzio ad Avellino, il mio vecchio produttore? Prendo la macchina e mi precipito in questo paesino della provincia di Avellino per conoscere Gaudenzio. Lì mi si apre un mondo, riesco a mettere Gaudenzio in contatto con mio nonno dopo che per anni si erano completamente persi di vista. Mi fa scendere in un garage sotto casa e mi fa vedere i vecchi macchinari coperti da dei teli, totalmente in disuso.  Mi racconta come negli anni 70 il sistema di produzione degli occhiali si fosse concentrato tutto in Veneto, abbandonando il sistema artigianale di produzione. Io pensai, tra me, se riesco mettere in funzione i macchinari per produrre questi occhiali, come si faceva un tempo, e raccontare la loro storia in Africa, creo un prodotto che si differenzia da tutta la produzione industriale degli occhiali. Da li è rinato tutto con una piccola produzione che poi, col tempo, si è sviluppata sempre di più. L.G.R. non è nata con un business plan, ma con un senso artigianale di impresa, e con il passa parola ad amici e parenti che si sono da subito innamorati del prodotto.

Dove sono presenti i vostri negozi?

A Milano abbiamo aperto il primo negozio in corso Garibaldi, il secondo a Roma in via Fontanella Borghese. Il terzo pochi giorni fa a Firenze in via Porta Rossa. A Milano il 50 percento delle vendite del negozio sono realizzate grazie ai turisti, a Roma il 70 percento. Oltre alla montatura, realizziamo anche lenti da vista. Sono il produttore della mia stessa merce che propongo in negozio. 

Lei è stato il primo produttore di occhiali per Loro Piana.

Una volta fui chiamato da un manager della famiglia Loro Piana a Milano. Volevano vedermi per farmi una proposta perché erano molto interessati ai miei occhiali. Sono andato a Borgo Sesia e ho incontrato Sergio Loro Piana, sua moglie Maria Luisa, suo fratello Pier Luigi e tre manager dell’azienda. Avevo appena 28, ero ancora giovanissimo e molto emozionato perché mi furono fatte due proposte alternative: o entrare in una società con loro, con una quota per loro maggioritaria, oppure produrre occhiali per loro con la mia società. Due proposte entrambe molto allettanti. Decisi di optare per la seconda, e per 4 anni sono stato il designer e il produttore di tutti gli occhiali a marchio Loro Piana. Conclusa quella esperienza, un anno e mezzo fa, ho iniziato con Sergio Loro Piana una collaborazione dove lui ha adattato dei tessuti tecnici come il Solaro, foderato di alcantara cangiante da uomo, che gli inglesi usavano per le uniformi in india, agli occhiali da me prodotti. In sostanza produciamo degli occhiali clap fatti esternamente in Solaro, ed internamente in alcantara. E’venuto fuori un oggetto con un grande know how di artigianato italiano. Solaro è prodotto a Como da un tessificio. Alcantara da un’altra azienda italiana.

Quali sono i piani di espansione L.G.R. ?

Dopo Milano, Roma e Firenze, seguiranno altre aperture all’estero nelle principali capitali europee come Londra, Parigi, Madrid o Barcellona. Mi sono arrivate anche delle proposte di Franchising ma per il momento preferisco seguire di persona i punti vendita anche per quanto riguarda la formazione del personale  che deve conoscere perfettamente la filosofia e la storia del marchio, il punto che ci differenzia da tutti gli altri brand di occhiali, oltre che naturalmente per la qualità del prodotto.

Parliamo di Issimo, il progetto sul lifestyle italiano di Marie Louise Sciò

Il progetto Issimo è il superlativo dell’italianità offerto nei negozi degli alberghi della famiglia Sciò e ovviamente on line, ed è stato ideato da Marie-Louise Sciò, ceo e direttore creativo della Pellicano Hotels, che ha lanciato una nuova piattaforma di e-commerce sul lifestyle e le eccellenze italiane dedicata appunto meglio dell’Italia nel mondo. Issimo mira a portare il meglio dell’Italia nel mondo nel settore dell’eleganza, del design e del cibo con oggetti per la casa e l’artigianato italiano, capi d’abbigliamento con marchi italiani e internazionali: oltre agli occhiali L.G.R. ci sono i brand Anya Hindmarch, Carolina Bucci, Chinti& Parker, Dedar, Faliero Sarti, For RestlessSleepers, LesBellesHeures, Lisa Corti, Loretta Caponi, Pineider, Solid &Striped and Villeroy& Bosch, Borsalino, Giuliva Heritage Collection, M di Missoni, Acquazzurra, Iacobella e altri ancora. Noi come L.G.R. siamo al Pellicano da ormai 6 anni, che è stato tra i miei primi clienti, anche perché c’era un rapporto di amicizia con la famiglia Sciò, in quanto la prima boutique del Pellicano è stata realizzata da mia madre molti anni fa.

Come avete vissuto questo periodo del Coronavirus?

Abbiamo avuto molta paura. I mesi di febbraio, marzo ed aprile sono il momento più importante per gli occhiali perché si mettono in distribuzione le nuove collezioni. All’inizio di marzo c’è stato il lockdown ed avevamo il magazzino pieno di merce con fatture che sarebbero scadute nel giro di due mesi. Ho dovuto dire ai miei fornitori prendiamoci per mano, rimaniamo uniti e aspettiamo che questo periodo terribile passi per poi tornare più forti di prima. Mi hanno ascoltato, per cui piano piano stiamo riprendendo i ritmi di prima. Consideri che noi siamo un team di 20 persone che lavorano tra marketing, amministrazione e dipendenti dei negozi per una produzione di 40 mila paia di occhiali all’anno, quindi i nostri fornitori avevano tutto l’interesse a mantenere un rapporto di collaborazione basato sulla fiducia.

C’è stato un aumento delle vendite on line durante il lockdown?

Il mercato è in completa trasformazione, non è fatto più solo di fiere, agenti di commercio, negozi di ottica. Prima del lockdown vendevamo 30 mila euro al mese on line, adesso siamo arrivati a 70 mila al mese da marzo. Questo anche grazie a google advertising e  facebook advertising. Il commercio on line ha il grande vantaggio che, prima ancora di aver spedito il prodotto, hai già ricevuto il pagamento. Nel mio mondo ricevere pagamenti non è facile farsi pagare. Se fai il pagamento a 30, 60, 90 va sempre a finire che ti pagano a 180, quindi io alla fine con questo sistema pago molti interessi bancari, perché se ho 3 milioni di euro di fatturato con gli ottici, ho bisogno di 1,5 milioni di linee di credito bancarie per fare da fisarmonica fin quando loro mi pagano, anche perché i miei fornitori hanno bisogno di essere pagati al massimo a 60 giorni. L’online è davvero fantastico perché non hai quelle spese fisse che sono i punti vendita, e i dipendenti che hanno un costo che non puoi eliminare.

I vostri occhiali sono indossati dalla maggiori celebrities internazionali e dalle teste cornate come il principe William.

Sì, e sono molto orgoglioso di questo, perché non abbiamo pagato nessun testimonial e coloro che indossano i  nostri occhiali lo fanno perché gli hanno acquistati. Dal principe William, Mario Testino, Tom Cruise, Giorgio Armani, Cristiano Ronaldi, Gigi Hadid, Charlotte e Pierre Casiraghi, Gelasio Gaetani d'Aragona. Questo perché il prodotto è valido ed ha una storia dietro da raccontare, ripeto noi non siamo partiti dal business plan.

Hai dei partner finanziari?

Ho ricevuto delle proposte da fondi inglesi e italiani e, secondo loro, si può fare molto di più. Loro mi dicono: tu hai una cosa in mano che può diventare veramente importante. Se fatturi 5 noi possiamo farti fatturare 50 in due anni. Ma cosa mi chiedono? Vogliono la maggioranza, io voglio essere libero, non mi interessa avere il loro stipendio, tutti i soldi che io guadagno vengono reinvestiti nell’azienda. Mi diverte molto il fatto che otto anni fa, agli inizi, chiesi a mio padre 15 mila euro per registrare il marchio L.G.R.  ma mi risposte che per lui era una cattiva idea. Poi con il tempo, e dopo il successo che ho avuto, mio padre mi ha chiesto di entrare in società, e gli ho detto di no! Tra un po’, però, penso che lo farò entrare anche perchè ho bisogno di un socio finanziatore per aprire a Londra.

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