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Made in italy, per un imprenditore su 3 occorre fare sistema

Un elemento centrale dell’identità culturale italiana (33%), un patrimonio di saperi da difendere (17%) e l’emblema della capacità tutta italiana del creare (22%). Ecco che cosa rappresenta per gli imprenditori italiani il Made in Italy, un comparto che per oltre un imprenditore su 3 (37%) ha ancora bisogno di essere valorizzato in maniera adeguata. I punti di forza principali sono la percezione del valore (34%) e la grande attenzione alla qualità (31%). Ma il settore arranca per via della competitività modesta di ricerca e innovazione (34%) e delle difficoltà delle imprese ad aprirsi al cambiamento che le nuove sfide globali impongono (26%). Tra le problematiche principali gli imprenditori indicano la mancanza di sinergie forti tra settori affini e categorie complementari (22%), l’assenza di una visione strategica di insieme (17%) e il fatto che il Made in Italy non viene concepito come strutturale al Sistema-Italia (15%). Da imprenditori e associazioni di categoria arrivano le proposte e un documento ufficiale per rilanciare il Made in Italy dopo l’Expo.

E’ quanto emerge dallo studio “Le esigenze delle aziende e le proposte degli imprenditori per valorizzare il Made in Italy dopo l’Expo” promosso dal Gruppo Sanpellegrino su un panel di oltre 450 imprese e finalizzato con un monitoraggio sul web con metodologia WOA (Web Opinion Analysis). Lo studio ha ispirato il “Manifesto per il Made in Italy” firmato il 6 ottobre 2015 e affidato alla responsabilità del Governo da imprenditori e associazioni di categoria nell’ambito di un convegno in Expo.

In base alla sua esperienza a cosa viene associato il Made in Italy? Eccellenza gastronomica (54%), vestirsi bene (46%), manifattura di qualità (42%), vivere in ambienti gradevoli e confortevoli (37%) sono le associazioni più immediate che secondo gli imprenditori vengono fatte sul Made in Italy. Più in generale gli stranieri riconoscono agli italiani l’abilità nel trasmettere saperi produttivi di generazione in generazione (34%), la capacità di creare prodotti di qualità che non si ripetono ma si innovano costantemente (21%) e un forte senso della propria storia e delle proprie radici (17%).

Ma per gli imprenditori cosa rappresenta il Made in Italy? Per uno su 3 (33%) è un elemento centrale dell’identità culturale del nostro Paese. Per il 22% incarna la capacità tutta italiana del creare, per il 17% un patrimonio di saperi da difendere mentre per il 15% è un settore economico-sociale strategico.

Tra i punti di forza del Made in Italy gli imprenditori italiani indicano la percezione del valore (34%), la grande attenzione alla qualità (31%), e la capacità di interpretare al meglio i bisogni immateriali della società (21%) quali estetica, cultura, socialità ed emozionalità. Tuttavia non mancano i punti debolezza, quelli sui quali gli imprenditori vorrebbero si agisse in fretta. Primo fra tutte la competitività modesta di ricerca e innovazione (34%) seguito poi dalla difficoltà di aprirsi al cambiamento che le nuove sfide globali impongono (26%). Tra le criticità anche le difficoltà a transitare verso forme più evolute di internazionalizzazione (19%) e le carenze infrastrutturali per i servizi di accoglienza e mobilità (16%).

Ritiene che il nostro Paese valorizzi il Made in Italy in maniera adeguata? Per il 37% degli imprenditori la riposta è poco o nulla, perché è necessario fare sistema e manca una cultura propositiva. Per il 19% tendenzialmente sì anche se con molte difficoltà mentre ne è assolutamente convinto solo il 22% degli imprenditori perché ritiene sia diffusa una forte consapevolezza della sua importanza.

Tra le problematiche maggiori che impediscono la piena valorizzazione di questo comparto il 40% degli imprenditori si divide tra chi pensa che mancano forti sinergie tra settori affini e categorie complementari e tra chi ritiene ci sia una scarsa capacità di gestione e promozione delle nostre eccellenze. Il 17% pensa poi che manchi una visione d’insieme mentre il 15% reputa che il Made in Italy non è concepito come strutturale al Sistema Italia.

Ma di cosa ha bisogno un’impresa per creare valore attorno al Made in Italy? Circa 6 imprenditori su 10 (56%) chiedono una politica fiscale meno gravosa. Il 47% una burocrazia più snella, il 44% di vedersi facilitata la possibilità di fare impresa. Il 39% indica la necessità di legare le eccellenze territoriali a una visione globale mentre il 26% auspica uno spirito cooperativo tra attori politici, sociali, economici e imprenditoriali.

Come possono le istituzioni sostenere il Made in Italy? Per il 34% degli imprenditori attraverso politiche forti e più efficaci sulla contraffazione, il 17% afferma che devono semplificare ancora di più le modalità di accesso al commercio estero e il 32% si divide tra chi invita le Istituzioni a essere più incisive a livello europeo o a potenziare maggiormente le infrastrutture digitali.

Ma quali sono le proposte degli imprenditori per rilanciare il Made in Italy dopo l’Expo? Secondo il 63% degli imprenditori occorre collocare sui mercati internazionali non una singola impresa ma avere una visione d’insieme che promuova l’Impresa-Italia. Il 58% indica la necessità di più investimenti in formazione per ridurre il disallineamento esistente tra le richieste delle imprese e l’offerta di competenze esistente. Il 53% degli imprenditori auspica poi la creazione di un circuito permanente che riunisca industriali, commercianti, artigiani, consumatori, sindacati e professionisti. Per il 47% dei soggetti intervistati occorre una riforma dell’istruzione che sviluppi la materia Made in Italy con corsi integrati di studio ed esperienza pratica. Il 41% indica di promuovere e presiedere come Italia un tavolo permanente per rafforzare il legame delle imprese italiane con i Paesi ospitati. Il 39% auspica di incrociare la politica estera con quella dell’internazionalizzazione delle imprese. Il 36% propone di internazionalizzare il sistema bancario italiano per attenuare il peso della dimensione finanziaria nella globalizzazione e nelle politiche degli scambi e degli investimenti. Infine il 23% chiede di sviluppare strumenti aggiuntivi che accompagni, assistano e sostengano le imprese italiane nella loro proiezione sui mercati esteri.

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