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ANBI protagonista a Fieragricola: il deflusso ecologico come chiave di coesione tra istituzioni, consorzi e agricoltori
Vincenzi (ANBI): "Il problema dell’acqua non riguarda solo l’agricoltura, ma rappresenta una questione ambientale, sociale, industriale e democratica"



ANBI al centro del dibattito sull’acqua a Fieragricola nel confronto istituzionale sul deflusso ecologico: ambiente, agricoltura e governance del territorio
ANBI è stata protagonista del convegno “Dal diritto all’acqua alla governance del territorio. Il deflusso ecologico come chiave di coesione tra istituzioni, consorzi ed agricoltori”, svoltosi ieri pomeriggio nell’arena del Padiglione 7 di Fieragricola, a Verona. Un confronto articolato e partecipato che ha messo al centro il tema della gestione della risorsa idrica, del ruolo dell’agricoltura irrigua e della necessità di superare approcci ideologici nell’applicazione delle normative europee.
Ad aprire i lavori è stato il Direttore Generale di ANBI, Massimo Gargano, che nel suo saluto istituzionale ha richiamato l’attenzione su quella che ha definito una criticità profonda e ancora non pienamente percepita. Pur ribadendo l’apprezzamento per il principio del deflusso ecologico, Gargano ha sottolineato come l’attuale modalità di applicazione rischi di essere “uno strumento calato dall’alto, figlio di un Green Deal applicato senza buon senso”, incapace di tenere conto delle specificità territoriali italiane.
Secondo il Direttore Generale di ANBI, l’errore sarebbe quello di immaginare che fiumi come il Po possano essere gestiti con gli stessi parametri del Reno, ignorando differenze idrologiche, ambientali, sociali ed economiche. Un’impostazione che, ha avvertito, metterebbe in crisi non solo l’agroalimentare italiano, ma anche la bellezza e l’equilibrio dei territori. Gargano ha quindi richiamato la necessità di trattare l’acqua e il cibo come asset strategici, al pari dell’energia e delle terre rare, ricordando come il cibo sia ormai anche strumento geopolitico. “Non diciamo no all’ambiente", ha chiarito, "ma no all’ideologia”.
Alla prima tavola rotonda hanno preso parte anche il Presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, e il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. Quest’ultimo ha evidenziato il valore strategico dei consorzi di bonifica, sottolineandone la forte radicazione territoriale e la loro natura democratica. Forte della sua esperienza amministrativa, Stefani ha ribadito che la Regione deve guardare con particolare attenzione a questi enti, valutando anche l’attribuzione di ulteriori competenze.
Il Presidente del Veneto ha ricordato come il primo atto della nuova Giunta regionale sia stato lo stanziamento di 28 milioni di euro, attraverso la riprogrammazione dei fondi comunitari, per contrastare il rischio idrico. “I consorzi svolgono un ruolo fondamentale", ha dichiarato, "ma hanno bisogno di risorse per dare risposte concrete ai cittadini”. Da qui l’impegno a rafforzare una filiera istituzionale che coinvolga Regione, Ministero dell’Ambiente e territori, in una logica di sinergia e sviluppo. Stefani ha inoltre sottolineato l’importanza della presenza dei giovani in agricoltura e il ruolo di Fieragricola come luogo di incontro e crescita.
Il convegno è proseguito con la relazione tecnica di Adriano Battilani, Segretario Generale di Irrigants d’Europe, che ha analizzato l’applicazione del deflusso ecologico e le prospettive dell’agricoltura irrigua. Battilani ha spiegato come la Direttiva Quadro Acque abbia introdotto un concetto di gestione non strutturato, tradotto poi in linee guida tecniche spesso incoerenti con altri sviluppi normativi e politici. Ha ribadito il ruolo strategico e irrinunciabile dell’irrigazione, sottolineando l’impossibilità di rinunciare a un comparto che vale 42 miliardi di euro e rappresenta il 15% del PIL. In questo contesto, ha evidenziato il ruolo di ANBI nel promuovere una sintesi tra posizioni diverse a livello europeo.
Sul tema è intervenuto anche Matteo Marnati, Assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, che ha parlato di una sorta di emergenza idrica in un territorio storicamente ricco d’acqua. Marnati ha affermato che il Green Deal, nella sua impostazione attuale, ha commesso l’errore di contrapporre ambiente e agricoltura, quando in realtà non sono nemici. Ha ricordato l’esistenza di oltre 40 mila chilometri quadrati di canali, molti dei quali centenari, che consentono una distribuzione diffusa dell’acqua e rappresentano una forma di tutela ambientale.
Nel panel successivo sono intervenuti Rosanna Laconi, Assessore all’Ambiente della Regione Sardegna, Marco Casini, Segretario Generale dell’Autorità di Distretto dell’Appennino Centrale, e Francesco Battistoni, componente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Casini ha posto l’accento sugli effetti del cambiamento climatico e sull’imprevedibilità della risorsa idrica, ricordando come in Italia oltre il 20% della superficie sia irrigata. L’agricoltura, ha sottolineato, non è un utilizzo residuale dell’acqua, ma la base della civiltà, perché produce alimentazione, paesaggio e coesione sociale.
Il nodo centrale, secondo Casini, è l’applicazione ideologica del deflusso ecologico: “Non può essere statico", ha spiegato, "ma deve variare in base alle stagioni, ai territori e ai contesti socio-economici”. In quest’ottica, i consorzi di bonifica dispongono degli strumenti per una gestione dinamica e possono fungere da ponte tra istituzioni e mondo agricolo.
A chiudere il confronto è stata Elisa Venturini, Assessore all’Ambiente della Regione Veneto, che ha definito l’incontro come un momento di riflessione etica. L’acqua, ha ricordato, incide direttamente sulla vita delle persone ed è una risorsa ambivalente: fonte di vita, ma anche elemento da governare e da cui proteggersi. Venturini ha richiamato l’importanza delle opere di ingegneria idraulica realizzate in Veneto, come i bacini di laminazione, e ha ribadito che la governance del territorio passa da un uso razionale e sostenibile dell’acqua. La posizione della Regione è chiara: superare la rigidità tecnica e adottare un approccio dinamico, capace di coniugare tutela ambientale ed economia.
Le conclusioni sono state affidate al Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, che ha ribadito con forza la necessità di un’Europa capace di ascoltare i territori. Vincenzi ha chiarito che ANBI non mette in discussione il rispetto delle regole, ma pretende coerenza tra direttive europee ed esigenze economiche e sociali del Paese. “L’agricoltura non è contro l’ambiente, ne è parte integrante e deve essere partner nella sua tutela”.
Il Presidente di ANBI ha ampliato il discorso sottolineando: "Il problema dell’acqua non riguarda solo l’agricoltura, ma rappresenta una questione ambientale, sociale, industriale e democratica. Dove manca l’acqua, si mette a rischio la tenuta dei territori. Da qui l’esigenza di costruire una nuova cultura dell’acqua, che la riconosca come risorsa strategica e non solo come emergenza".
Vincenzi ha infine assicurato l’impegno di ANBI e dei consorzi di bonifica nel promuovere una gestione sostenibile della risorsa idrica, attraverso innovazione e tecnologia, accompagnando le imprese agricole in una transizione ecologica che sia realmente sostenibile anche dal punto di vista economico. “Andremo avanti con determinazione, perché siamo convinti di fare ciò che è giusto per il Paese”.
L’intervista di Affaritaliani a Francesco Vincenzi, Presidente ANBI
Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “La rigidità europea dipende da come verranno applicate la Direttiva Quadro Acque e, soprattutto, la direttiva sul deflusso minimo ecologico. Credo che ogni Paese membro debba tenere conto delle caratteristiche territoriali dei propri fiumi e torrenti, che in Italia sono profondamente diverse da quelle del Nord Europa. Per questo dobbiamo lavorare in sinergia con gli enti, senza cercare scorciatoie, ma individuando punti di incontro che ci permettano di superare le criticità imposte dalla direttiva, attraverso regole condivise e comportamenti adeguati che consentano di continuare a utilizzare l’acqua".
"È con questo spirito che ANBI vuole rimarcare l’importanza dei territori e delle Regioni, per far comprendere quale sia il ruolo fondamentale dell’acqua in agricoltura. Il problema dell’applicazione del deflusso minimo ecologico non riguarda solo l’agricoltura, ma è un problema sociale e ambientale, perché rischia di mettere in crisi un modello territoriale basato su un sistema in cui l’acqua non scorre solo nei fiumi, ma anche in oltre 220.000 chilometri di canali, che mantengono la biodiversità, contrastano la risalita del cuneo salino e sostengono la produzione agroalimentare", ha affermato il Presidente Vincenzi.
"Per affrontare questa sfida è evidente che abbiamo bisogno di una importante dotazione infrastrutturale. Per questo vogliamo rilanciare con forza nel Paese l’urgenza di riprendere la progettazione e il finanziamento di un piano invasi, capace di migliorare la nostra capacità di captazione dell’acqua, soprattutto di fronte alla crisi climatica, che alterna eccessi di pioggia a lunghi periodi di scarsità. Abbiamo bisogno di costruire invasi che ci permettano di trattenere l’acqua quando è disponibile e di distribuirla quando serve. Parallelamente, da anni stiamo investendo in digitalizzazione e tecnologia per utilizzare al meglio l’acqua disponibile, risparmiandola e lasciandone una maggiore quantità a chi oggi non ne ha”, ha detto in conclusione Vincenzi.
L’intervista di Affaritaliani a Massimo Gargano, Direttore Generali ANBI
Massimo Gargano, Direttore Generali ANBI, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Da millenni l’uomo convive con l’acqua e con i fiumi, e non mi riferisco solo all’imprenditore agricolo, ma a tutte le attività umane, da quelle primarie a quelle del tempo libero. Con questo incontro abbiamo voluto forzare una riflessione, coinvolgendo le istituzioni, consegnando loro documenti e aprendo un confronto concreto".
"Abbiamo già vissuto esperienze di rincorse normative per le quali non eravamo preparati, come è accaduto nel settore dell’automotive, dove si sono creati problemi all’occupazione, all’economia e alla qualità della vita dei cittadini europei. Oggi rischiamo di ripetere lo stesso errore con provvedimenti elaborati a tavolino da tecnocrati europei e italiani, legati a una visione di ambientalismo esasperato o transitorio. A questi approcci abbiamo risposto dimostrando, con un decalogo puntuale validato dal mondo universitario, che è possibile far convivere il fiume, con tutte le sue esigenze ambientali e di biodiversità, e le esigenze dell’uomo. Questa è una sfida di futuro che non genera conflitto, ma coesione attorno a un bene comune, soprattutto per un Paese come l’Italia, che ha scelto di competere nei mercati globali puntando sul Made in Italy agroalimentare, sulla bellezza dei territori e sui valori architettonici e culturali.", ha affermato Gargano.
"Il cambiamento climatico va affrontato uscendo dalle percezioni e basandosi sui dati. Il clima è cambiato, le temperature sono aumentate e il Mediterraneo è tra le aree più colpite. Le piogge continuano a cadere in quantità simili al passato, ma sono concentrate in periodi molto brevi. Su questo dobbiamo ragionare in termini di “acqua amica” e strutturare il territorio in funzione di queste nuove esigenze. Si può fare, e va fatto. Ridurre le emissioni di CO₂ è necessario, ma deve avvenire con equilibrio e buon senso. Questa è la vera sfida del futuro”, ha poi concluso Gargano.
L’intervista di Affaritaliani ad Adriano Battilani Segretario Generale Irrigants d’Europe
Adriano Battilani Segretario Generale Irrigants d’Europe, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “L’Europa ha stabilito metodi di calcolo e metodologie che non sono obbligatorie né vincolanti dal punto di vista giuridico. Si tratta di strumenti che sono stati adottati, o sono in corso di adozione, nei diversi piani di bacino dei Paesi europei. Proprio per questo esiste la possibilità di modulare queste metodologie, di renderle più flessibili e di avvicinarle maggiormente alle specificità dei territori, evitando applicazioni rigide basate su calcoli semplici e talvolta brutali".
"Quando si devono governare territori molto ampi, è inevitabile ricorrere a metodi semplici, perché spesso non si dispone di dati di dettaglio. Tuttavia, gli impatti reali di queste scelte si manifestano su aree molto più piccole. Per questo motivo non serve un sistema generale valido ovunque, ma un approccio molto più frammentato a livello locale, più sartoriale, capace di intervenire dove l’applicazione delle norme produce effetti concreti", ha detto Battilani.
"Dobbiamo inoltre mantenere l’acqua più a lungo sul territorio. La direzione generale è quella di restituire vita e salute ai suoli, in particolare ai suoli agricoli, che consentono di immagazzinare la maggiore quantità di acqua possibile. È necessario creare infrastrutture che integrino la rete storica esistente, una rete che nei secoli ha garantito prosperità e che oggi va modernizzata e rimessa a sistema. Bisogna superare gli interventi finanziari frammentari e localizzati: aggiungere dieci metri a un canale non ne risolve i problemi di funzionalità. Servono più coraggio, più investimenti e una vera visione di sistema, ha concluso Battilani.
