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Costume

di Patrizia Gioia

Anche Alice Munro, nata Alice Laidlaw e tredicesima donna insignita del Nobel per la Letteratura, ha continuato ad usare per la sua scrittura, il cognome del marito, da cui divorziò nel 1972.  Perchè?

Pensate pure che sia una domanda stupida ( per me non esistono domande stupide, ma, caso mai, risposte stupide), ma è una domanda che mi sono sempre fatta e che ogni volta mi inquieta, soprattutto quando ad usare questo "espediente" è una donna come la Laidlaw, "maestra del racconto breve contemporaneo", questa la motivazione annunciata dall'Accademia del Premio Nobel, che firma il bel gruzzoletto di circa 900mila euro.
 
Passi per la signora, prima "Lante della Rovere" e ora "Ripa di Meana", si commenta già da sè; ma perchè donne intelligenti e profonde e critiche anche di se stesse, oltre che del mondo che le circonda, si sono esiliate dal loro cognome, quello con il quale sono nate e che si dice contenga e ci apra al nostro Destino?
 
Posso ipotizzare che qualche volta è il desiderio di fuggire da un'infanzia dura e violenta e quel primigenio cognome non lo si vuole più addosso, zavorra inutile, ma è anche utile sapere che tolta la zavorra, quel che rimane è da portare tutto sulle nostre spalle. Non sarebbe meglio, invece che buttare, trasformare?

Magari aggiungendoci una lettera, come dire, guarda che brava, ce l'ho fatta! E invece che Laidlaw mi chiamerò, per esempio, Laidlaws, o, meglio ancora, perché no, Ladilaw, la signora della legge! Insomma posso anche giocare con il mio cognome invece di prenderne un altro.
 
Posso anche ipotizzare che, sono così felice con questo uomo e mi piace così tanto che, ingorda e golosa, voglio tutto di lui, anche il cognome. Va bene, si sa dell’ingordigia e anche delle indigestioni d’amore, ma perché continuare ad usarlo anche dopo il divorzio?
 
Nome d’arte? Certo, tante donne (e uomini) l’hanno cambiato perché il loro era poco evocativo, certamente meglio Monica Vitti, di Maria Luisa Ceciarelli, mentre Ornella Muti, a parer mio sarebbe stata bene anche con il suo Francesca Romana Rivelli; e poi qui da noi succede anche l’incredibile, per esempio che la moglie del Presidente del Consiglio sia stata continuamente chiamata da tv e media col suo nome d’arte, Veronica Lario, invece di Miriam Raffaella Bertolini, senz’altro meno evocativo, ma del resto in quella casa, ancora oggi si vive più di firma che di nome.
 
Vabbè mi fermo qua, ognuno di noi può dare una sua risposta a questa mia domanda, però ne faccio un’ultima: il robusto gruzzoletto del Premio Nobel, almeno la signora Laidlaw lo dividerà con l’ex marito Munro? Del resto, signora Munro, un po’ di riconoscenza nella vita ci vuole.
 
(...se lei fosse milanese potrebbe rispondermi simpaticamente e perentoriamente con un : e ... NO-BEL ! )

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