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Cronache
19 luglio 2021: Paolo Borsellino ricordato a Palermo, a 29 anni dalla strage

Palermo, 19 luglio 2021: il ricordo di Paolo Borsellino, a 29 anni dalla strage di via D'Amelio

Il Presidente Sergio Mattarella l’ha giustamente definita "Una strage che segna la storia" e Palermo la ricorda con tante manifestazioni per tenere vivo il ricordo di Paolo Borsellino, procuratore aggiunto nel capoluogo siciliano dopo aver diretto la procura di Marsala.

 

Paolo Borsellino: le iniziative a Palermo per ricordarlo


- Dalle 9 alle 13, davanti all'Albero della Pace, "Mattinata dedicata al mondo della scuola", a cura del Centro studi Paolo e Rita Borsellino. 
- Alle 10.30 presidio Scorta per la Memoria. Alle 14.45 "I Sopravvissuti: scorta è memoria", interventi dal palco di membri delle scorte sopravvissuti alle stragi degli anni '90 e non solo. 
- Alle 16 interventi dei familiari delle vittime della strage di Via D'Amelio e dei familiari di vittime di mafia. 
- Alle ore 16.58 minuto di silenzio altri interventi dei familiari delle vittime della strage di Via D'Amelio e dei familiari di vittime di mafia. 
- Alle 17.45 "Sistemi criminali e depistaggi", Incontro con i magistrati Sebastiano Ardita, Roberto Scarpinato, Giovanni Spinosa e l'avvocato Fabio Repici. Modera il giornalista Paolo Borrometi, vice direttore dell'Agi. 
- Alle 21 inaugurazione luci tricolore sull'Albero della Pace alla presenza del sindaco Leoluca Orlando. 
- Alle 21.20 "Our Voice": rappresentazione artistica di con due monologhi coreografati. 
- Alle 21.40 Aut Aut in "Brucia la terra" racconti di mafia: dal golpe di Corleone ai giorni nostri. Un'utopia di verita'". 
- Alle 22.45 proiezione del documentario d'inchiesta "Uno bianca - Mirare allo Stato", a cura di Roberto Guglielmi ed Enza Negroni con gli studenti del Corso Doc del Liceo Laura Bassi di Bologna.

 

Via D'Amelio, 29 anni fa: 19 luglio 1992

Il 19 luglio 1992, 57 giorni dopo la strage di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone, ma violenza della mafia colpì anche l’altro magistrato più attivo nella lotta alla criminalità organizzata: Paolo Borsellino, 51 anni, dei quali 28 dedicati alla magistratura. Quel 19 luglio 1992 Borsellino pranzò a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, poi si recò con la sua scorta in via D'Amelio, dove vivevano la madre e la sorella. Qui c’era una Fiat 126 parcheggiata, imbottita di cento chili di tritolo a bordo, che esplose al passaggio del giudice, uccidendo anche i cinque agenti. L’orologio segnava le 16.58 e la forte esplosione venne avvertita in gran parte della città. 

Le altre vittime dell'attentato a Borsellino

Con il giudice Borsellino morirono Emanuela Loi, 24 anni, la prima donna poliziotto in una squadra di agenti addetta alle scorte, Agostino Catalano, 42 anni, Vincenzo Li Muli, 22 anni, Walter Eddie Cosina, 31 anni, e Claudio Traina, 27 anni. Ci fu un solo superstite: Antonino Vullo. 

Il Presidente Mattarella: "via D'Amelio, una strage che segna la storia"

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato così Paolo Borsellino: "L'attentato di via D'Amelio, ventinove anni or sono, venne concepito e messo in atto con brutale disumanità. Paolo Borsellino pagò con la vita la propria rettitudine e la coerenza di uomo delle Istituzioni. Con lui morirono gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. La memoria di quella strage, che ha segnato così profondamente la storia repubblicana, suscita tuttora una immutata commozione, e insieme rinnova la consapevolezza della necessità dell'impegno comune per sradicare le mafie, per contrastare l'illegalità, per spezzare connivenze e complicità che favoriscono la presenza criminale". 

"Paolo Borsellino, e come lui Giovanni Falcone, sapevano bene che la lotta alla mafia richiede una forte collaborazione tra Istituzioni e società. Per questo si sono spesi con ogni energia".

"Da magistrati hanno espresso altissime qualità professionali. Hanno intrapreso strade nuove, più efficaci, nelle indagini e nei processi. Hanno testimoniato, da uomini dello Stato, come le mafie possono essere sconfitte, hanno dimostrato che la loro organizzazione, i loro piani possono essere svelati e che i loro capi e i loro sicari possono essere assicurati alla giustizia. Per questo sono stati uccisi". 

"Non si sono mai rassegnati e si sono battuti per la dignità della nostra vita civile. Sono stati e saranno sempre un esempio per i cittadini e per i giovani. Tanti importanti risultati nella lotta alle mafie si sono ottenuti negli anni grazie al lavoro di Borsellino e Falcone"

"La Repubblica è vicina ai familiari di Borsellino e ai familiari dei servitori dello Stato, la cui vita è stata crudelmente spezzata per colpire le libertà di tutti. Onorare quei sacrifici, promuovendo la legalità e la civiltà, è un dovere morale che avvertiamo nelle nostre coscienze".



 

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