L’abitazione del ragazzo è stata perquisita dalla Digos di Roma
C’è un fermo per i colpi di pistola ad aria compressa sparati contro un uomo e una donna al termine del corteo per il 25 aprile nei pressi di Parco Schuster a Roma. Si tratta di un ventenne della Comunità ebraica perquisito ieri sera intorno alle 20 e ora in stato di fermo. La Digos, che aveva immediatamente acquisito le immagini delle telecamere della zona e sentito i testimoni, ha individuato dopo le indagini coordinate dalla procura di Roma il presunto autore del gesto, che a bordo di uno scooter, con giacca mimetica e casco integrale, ha sparato almeno tre colpi contro i due manifestanti, che avevano attorno al collo il fazzoletto rosso dell’Anpi. L’uomo è stato ferito vicino al collo e alla guancia mentre la donna alla spalla. Entrambi hanno riportato lievi escoriazioni e sono stati medicati dal 118 sul posto.
La Comunità ebraica di Roma: “Sgomento e indignazione per il fermo del 21enne”
“Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano”. Lo dichiara Victor Fadlun presidente della comunità ebraica di Roma. “Esprimiamo fiducia nel lavoro della Procura e delle forze dell’ordine affinché sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti e su ogni responsabilità. In una fase così tesa, rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l’odio e generare nuova violenza”, precisa.
Brigata ebraica: “Oltraggio usare il nostro nome per giustificare la violenza”
“Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza”. Così in una nota Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, sul fermo di Eitan Bondì per gli spari del 25 arile a Roma. “La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera“.
La Brigata Ebraica riferendosi al fermo di Eithan Bondì per gli spari del 25 aprile a Roma “ribadisce con forza di non conoscerlo, non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome. Sottolinea anche di non aver alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma”. A chiarirlo in una nota Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, “Ci riserviamo inoltre di adire a vie legali contro tutti quelli che usano e useranno il nome della Brigata Ebraica per accostarlo a questo atto vergognoso – conclude -. La violenza non ha mai fatto parte dei nostri valori e non li rappresenterà mai”.
21enne confessa ma non spiega il movente: sequestrati coltelli
Ha confessato Eithan Bondi, il 21enne fermato dalla polizia per aver sparato con una pistola softair a due iscritti all’Anpi, che il 25 aprile, al termine del corteo per la Liberazione, rientravano a casa transitando in via delle Sette Chiese, nei pressi del parco Schuster, a Roma. Il giovane ha dichiarato di essersi disfatto dell’arma ma non ha spiegato i motivi del gesto. Nel corso della perquisizione a casa del fermato gli agenti della Digos hanno rinvenuto e sequestrato diversi coltelli.

