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Cronache
Aldrovandi: "Omicidio stradale plurimo e niente carcere: è giustizia?"

L'analisi di Elisabetta Aldrovandi, avvocato e presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime

Nel primo caso, avvenuto nel 2019, l’autista era ubriaco e dopo aver investito l’auto su cui viaggiavano i quattro giovani, è scappato. Processato con l’abbreviato, grazie allo sconto di pena di un terzo garantito dalla scelta del rito, è stato condannato a otto anni di carcere.

Ma avendo già scontato tre anni e tre mesi agli arresti domiciliari, e potendo fruire di altri benefici di legge, la pena residua ammonta a quattro anni. E così, potrà accedere a una misura alternativa al carcere, come l’affidamento in prova ai servizi sociali. In pratica, ciò significa che in Italia un condannato per omicidio stradale plurimo aggravato se la cava con qualche giorno di carcere, alcuni anni di arresti domiciliari e per il resto può godere di libertà assoluta.

Francesco, invece, è stato falciato pochi giorni fa mentre camminava per strada. La conducente della macchina che l’ha investito ha ventitré anni, guidava con un tasso alcolemico dell’1,5% (il limite di legge consentito è 0,5%), ed era positiva anche al test antidroga. Due anni fa le avevano già sospeso la patente per guida in stato di ebbrezza. Che cosa aveva compreso questa ragazza dal percorso che ha dovuto intraprendere in seguito alla sospensione? Evidentemente, poco o nulla.

Intanto, si moltiplicano le vite spezzate, le famiglie distrutte, e un senso di impotenza di fronte a richieste di giustizia rimaste inascoltate.

Fino a che sarà possibile uccidere qualcuno perché si guida ubriachi o drogati ed evitare il carcere, così come riottenere la patente sospesa senza che si abbia compreso che mettersi alla guida sotto l’effetto di alcol o droga mette in pericolo non solo la propria vita ma anche quella altrui, non servirà a nulla inasprire le pene e invocare condanne esemplari. Un sistema processuale che permette stratificazioni di benefici tali, che per un omicidio stradale plurimo aggravato si è condannati a otto anni di carcere, dei quali neanche uno trascorso in carcere, sarà anche un sistema che rispetta la legge. Ma rispetta, la giustizia?

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