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Cronache
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"Finalmente è finito un incubo durato sei anni! Adesso posso e devo ricominciare a vivere. Mi faccio solo una domanda: chi mi ridarà la mia dignità, quella che mi sono conquistata giorno per giorno col duro lavoro in giro per il mondo e che mi è stata distrutta quella mattina del 22 ottobre 2007 con l’arresto e con tutta la stampa che mi dipingeva come mafioso?" 

Sono le prime parole di Mariano Turrisi, 59 anni, per tutti Mario, pronunciate alla fine della lettura della sentenza emessa pochi giorni fa dalla 3° Sezione penale della Corte di Appello di Roma: sentenza che lo ha definitivamente riconosciuto innocente da tutte le accuse, dopo che la Suprema Corte, ritenendo le prove a suo carico “insussistenti”, aveva imposto la revisione del primo processo che lo aveva visto condannato a sette anni di carcere.

Mariano Turrisi, presidente di Made in Italy Inc. da lui fondata nel 2000 negli Stati Uniti per promuovere i prodotti italiani di qualità negli USA, era anche proprietario ed editore di Made in Italy Magazine SpA, una pubblicazione di fascia alta, nata a Roma nel 2005 per aiutare la promozione non della griffe ma dell’artigianato italiano di qualità, quello autentico. Il sogno di Turrisi era quello di offrire agli artigiani, alle piccole e medie imprese italiane, uno sbocco nel mercato americano per mantenere alto il brand della nostra produzione di qualità, contro il “copiato” che già allora arrivava abbondantemente dall’est.

Ma il sogno di Mariano Turrisi si è infranto quel lunedì mattina del 22 ottobre 2007, quando i giudici italiani lo fecero arrestare con 32 capi di imputazione (che andavano dall’associazione mafiosa alla truffa, passando per il riciclaggio), sequestrandogli tutte le sue proprietà. Accuse che, dopo quasi quattro anni di carcere passati a protestare la propria innocenza e a cercare di far emergere la verità, già nel dicembre 2010 la Suprema Corte aveva riconosciuto insussistenti e che ora la Corte d’Appello riconosce definitivamente che quei fatti a lui imputati non sono mai stati commessi.

"E dire che a 23 anni me ne sono andato da casa abbandonando la mia famiglia e il mio lavoro proprio per non adeguarmi a certi comportamenti che nella mia terra era la norma…" dice con un po’ di amarezza Mariano Turrisi. Ma senza piangersi addosso: si è già messo al lavoro.

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