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Cronache
Artem Uss, gli Usa irritati con l'Italia. Tra atti ambigui e il giallo lettera

Meloni: "Anomalia grave su caso Uss, ne parlerò con Nordio’'

La vicenda della fuga a Mosca del russo Artem Uss, detenuto in Italia e fuggito dai domiciliari lo scorso 22 marzo, "è un fatto abbastanza grave. Mi riservo, quando torno in Italia, di parlarne anche con il ministro Nordio per capire bene come sono andate le cose. Ma sicuramente ci sono delle anomalie, e l'anomalia principale credo sia la decisione della Corte d'Appello di offrire gli arresti domiciliari con motivazioni discutibili e di mantenere quella decisione anche quando c'era una iniziativa sull'estradizione, perché ovviamente in quel caso il rischio di una fuga diventa più evidente". Così la premier Giorgia Meloni, a margine della visita della scuola italiana 'Galileo Galilei' ad Addis Abeba.

Per Meloni il guardasigilli "ha fatto bene ad avviare un'azione disciplinare. Segnalo - ha proseguito Meloni - che non eravamo stati informati a livello di intelligence dalle altre intelligence sulla natura della figura (di Uss, ndr). Sapevamo che c'era una richiesta del Dipartimento di Stato americano per questioni di frode fiscale".

Caso Uss, Usa irritati ma dati ambigui negli atti da Washington

La vicenda rischia di creare qualche problema nei rapporti con gli Stati Uniti. Secondo quanto scrive Repubblica, "Washington è sorpresa, oltre che irritata, perché nel pieno dell’invasione ucraina abbiamo lasciato scappare il figlio di un politico russo, incriminato per l’aggiramento delle sanzioni internazionali. Quindi a sua volta si rivolgerà presto alle autorità italiane, per avere chiarimenti sulla fuga".

Repubblica scrive che "i fronti su cui gli americani vorranno spiegazioni sono presumibilmente due: quello giudiziario, per capire come sia stato possibile che Uss non fosse sottoposto ad una vigilanza più attenta in attesa dell’estradizione; e quello del comparto intelligence, per verificare se ha avuto l’aiuto dei servizi segreti di Mosca allo scopo di organizzare e mettere in pratica il piano per scappare".

Ma secondo quanto scrive il Corriere della Sera, "gli atti mostrano che a dare il proprio contributo sono stati paradossalmente anche gli americani: proprio all’inizio di tutto". Luigi Ferrarella scrive che "quando il 18 ottobre la Corte d’Appello (in attesa che dagli Stati Uniti tramite Ministero arrivino solo l’11 novembre la richiesta di estradizione e gli atti allegati) convalida l’arresto provvisorio di Uss emesso «il 26 settembre dal Dipartimento di giustizia americano per associazione per delinquere, truffa e riciclaggio», lo fa per il (prospettato dagli americani) «concreto pericolo di fuga evidente nel fatto che Uss era in partenza per Istanbul insieme alla propria compagna», «per l’assenza di una fissa dimora in Italia», «per gli appoggi internazionali che gli hanno consentito di allontanarsi dal luogo di commissione del reato» indicato in New York. Tre circostanze però non esatte o quantomeno non documentate dagli americani", scrive il Corriere.

A incidere sui domiciliari furono dunque "l’indicazione «senza fissa dimora in Italia» e la scarsa chiarezza sui reati contestati".

Caso Uss, i giudici di Milano: "Nordio non inviò la lettera"

Al centro dello scontro fra Nordio e i magistrati, scrive ancora Repubblica, c'è la lettera "che il dipartimento di Giustizia americano ha scritto il 29 novembre scorso, quattro giorni dopo la decisione della Corte di concedere al russo 40enne i domiciliari, per segnalare l’inopportunità di tenerlo nell’abitazione di Basiglio. Il motivo, per Washington era sin troppo evidente: per risorse e caratura criminale sarebbe potuto scappare. Esattamente come avevano fatto negli ultimi tre anni altri sei ricercati dagli Stati Uniti, arrestati dall’Italia, messi ai domiciliari e fattisi uccel di bosco prima dell’estradizione. Ed eccoci al punto. Per il ministero della Giustizia, la lettera fu trasmessa tempestivamente a Milano. Per la Corte d’appello, la lettera non è mai arrivata. Delle due, l’una", conclude Repubblica.

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