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Cronache
Avvocati: i più grandi studi legali sostengono le richieste dei praticanti
Il tribunale di Milano

Alcuni dei più importanti studi legali (l'elenco completo qui) scendono in campo accanto ai loro collaboratori più giovani, i praticanti, per tutelarne i diritti.

Nello specifico, la richiesta consiste in tempi ragionevoli e certi per la procedura di abilitazione, per la quale hano sostenuto l'esame scritto lo scorso dicembre e i cui risultati saranno disponibili, nella migliore delle ipotesi, solo a settembre. Da quel momento cominceranno gli orali, arrivando fino a dicembre 2020: un anno intero, in totale, sospesi in attesa di potersi considerare abilitati.

"L’emergenza sanitaria da Covid-19 sta colpendo duramente il mondo delle libere professioni, minacciando l’attività professionale di molti avvocati. In questa tempesta non siamo soli: condividiamo, infatti, questa sorte con i nostri collaboratori più giovani, i praticanti avvocati. I praticanti svolgono un ruolo centrale nelle attività di studio: ci affiancano nel delicato compito della tutela dei diritti, consentendoci di dedicare la giusta attenzione alle più complesse sfaccettature dei problemi giuridici, e contribuiscono a integrare il know-how di studio, maturando progressivamente le capacità necessarie per l'esercizio della professione con dedizione e impegno costante. L’emergenza sanitaria ha, tuttavia, incrinato il normale iter del praticantato. Il lockdown ha consistentemente dilatato la durata dell’esame di abilitazione alla professione forense e ha prorogato la conclusione del percorso formativo che i praticanti hanno svolto presso i nostri studi legali", si spiega nell'appello.

"Vogliamo essere chiari: il tempestivo e regolare svolgimento dell’esame di abilitazione alla professione forense non interessa unicamente gli aspiranti avvocati, ma è imprescindibile per gli stessi studi legali con cui collaborano. L’investimento formativo sostenuto dagli studi deve trovare bilanciamento con la possibilità di assegnare ai giovani professionisti mansioni utili allo studio, che spesso richiedono l’ottenimento dell’abilitazione. L’irragionevole durata della procedura d’esame, e quindi, dei tempi di abilitazione, mette a rischio questa esigenza".

"C’è poi un ulteriore problema. È prassi comune per gli studi legali concedere al praticante un periodo di assenza dallo Studio per consentire la preparazione dell’esame di abilitazione. L’incertezza sulle tempistiche impedisce di prevedere la concessione di tali permessi e, conseguentemente, di pianificare correttamente il numero dei collaboratori necessari all’attività di studio. I costi di questa criticità aumentano esponenzialmente quando i praticanti sono costretti a sostenere più volte (e perlopiù inutilmente) le prove scritte d’esame, non avendo nemmeno conosciuto gli esiti delle sessioni precedenti".

"Il conseguimento dell’abilitazione alla professione di avvocato non avviene mediante un concorso, che, per sua natura, permette di anticipare o ritardare l’accesso alla professione in funzione delle contingenze - più o meno favorevoli - del mercato legale. L’esame di abilitazione è un esame di idoneità dei candidati e, per questo motivo, non può e non deve tramutarsi in barriera corporativa di accesso alla professione, tantopiù se operante su base generazionale".

"L’accesso dei giovani colleghi idonei non è una minaccia, ma un’opportunità di costante rinnovamento della professione, che stimola la nascita e lo sviluppo di nuovi settori del mercato legale, destinati a generare nuovi sbocchi occupazionali, con beneficio anche per i colleghi che oggi scontano il prezzo più alto della crisi sanitaria. Chiediamo, quindi, che le istituzioni politiche e forensi assumano prontamente ogni necessaria misura per assicurare la ragionevole durata della procedura di abilitazione forense, ponendo rimedio all’inedito ritardo finora accumulato e garantendo la conclusione della correzione delle prove scritte entro e non oltre il 31 luglio 2020".

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