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Bari, minacce a ragazzi e forze dell’ordine con metodo mafioso: scattano 7 arresti

I crimini sono riconducibili ad un clan mafioso di Bari, nel mirino degli inquirenti sono finiti tre episodi

Bari, minacce a ragazzi e forze dell’ordine con metodo mafioso: scattano 7 arresti

Bari, dilaga la delinquenza giovanile

Sette uomini sono stati arrestati ieri dalla Squadra Mobile di Bari in esecuzione di una misura cautelare, emessa dal giudice lo scorso 30 ottobre per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo pugliese, su richiesta del pubblico ministero della Procura della Repubblica. Le accuse sono diverse: minacce a mano armata in una stazione di servizio; comportamenti violenti nei confronti delle forze dell’ordine in servizio di ordine pubblico a un concerto, al quale avrebbero preteso di accedere gratuitamente; ferimento grave di una persona, causato dall’esplosione accidentale di una raffica di cinque colpi di un’arma da guerra.

Clan malavitoso di Bari, sequestrato anche un motoveicolo

Le indagini hanno accertato tre episodi delittuosi per i quali sono stati identificati i presunti autori. I crimini sono riconducibili ad un clan mafioso di Bari, inserendosi nel più ampio fenomeno della delinquenza giovanile già emersa da altre inchieste.

Il primo episodio risale al 9 settembre 2024 quando due indagati, alle prime ore del mattino, sono entrati nel piazzale di una stazione di servizio di Bari antistante un esercizio commerciale aperto durante le ore notturne e spesso frequentato da giovani. I soggetti erano a bordo di un motociclo di grossa cilindrata, quando il passeggero è sceso dal mezzo, ha estratto la pistola e l’ha puntata contro un gruppo di ragazzi, fuggendo solo all’arrivo di una volante. Il motoveicolo è stato sequestrato in concomitanza all’arresto dei criminali.

Il secondo risale al 24 novembre 2024 quando, durante un concerto al Palaflorio di Bari, alcuni degli indagati hanno minacciato di morte e colpito – sputandogli anche addosso – gli agenti delle forze dell’ordine, con la pretesa di accedere senza biglietto. Di fronte al rifiuto delle forze dell’ordine di assecondare le loro richieste illegittime, gli stessi hanno sfidato platealmente polizia e carabinieri a prendere le armi, dichiarando di averne in numero maggiore e di “essere pronti a fare la guerra”. Per questi due episodi è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso, in quanto i comportamenti tenuti sono tipici delle organizzazioni malavitose e sarebbero state finalizzate a ostentare il potere d’intimidazione del clan di appartenenza.

L’ultimo caso risale al 1° gennaio 2025 quando, dopo l’arrivo al pronto soccorso di un uomo ferito da colpi di arma da fuoco e portato da un accompagnatore in macchina, è emerso che il ferimento era stato causato dall’esplosione accidentale di una raffica di cinque colpi di un’arma da guerra. Due indagati avevano portato l’arma all’interno dell’abitazione dell’accompagnatore, dove si erano radunati alcune delle persone sottoposte a misura per le altre ipotesi di reato: erano tutti appartenenti allo stesso gruppo.

Dei sette indagati solo cinque sono stati portati in carcere, poichè uno è già recluso e l’altro è agli arresti domiciliari.

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