Israele, Eisenkot in vantaggio nelle consultazioni: 56 parlamentari lo sostengono contro i 46 di Netanyahu
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha avviato la seconda giornata di consultazioni con i partiti eletti nella nuova Knesset per individuare il parlamentare a cui affidare l’incarico di formare il prossimo governo. Al centro degli incontri, che si svolgono nella residenza presidenziale di Gerusalemme e vengono trasmessi in diretta streaming, c’è la scelta tra il premier uscente Benjamin Netanyahu e il leader dell’opposizione Gadi Eisenkot. Le consultazioni, iniziate nella serata di ieri con le formazioni minori, sono entrate oggi nella fase decisiva con il confronto con i principali schieramenti politici.
La giornata è cominciata con Ebraismo Unito della Torah (United Torah Judaism, Utj), per proseguire con Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir. Sono previsti poi gli incontri con i Democratici, il partito arabo Ra’am, la Lista Unita e B’Yachad. Nel pomeriggio Herzog ascolterà anche il movimento Yashar di Gadi Eisenkot e il Likud di Netanyahu. Al termine delle consultazioni, il presidente dovrà decidere a chi affidare il primo mandato per tentare di costruire una maggioranza parlamentare.
La rottura con gli ortodossi
La novità più significativa arriva da United Torah Judaism, alleanza che riunisce due formazioni ultraortodosse ashkenazite, Degel HaTorah e Agudat Yisrael. Il partito, che dispone di sette seggi sui 120 della Knesset, ha deciso di non raccomandare alcun candidato alla guida del governo, evitando di schierarsi sia con Netanyahu sia con Eisenkot. “Abbiamo deciso di non raccomandare alcun membro della Knesset per formare un governo”, ha comunicato l’ufficio del presidente Herzog dopo l’incontro. Una posizione accompagnata dalla dichiarazione di Yitzhak Goldknopf, leader della componente Agudat Yisrael: “Non siamo vincolati ad alcun blocco”.
La scelta segna una frattura con una delle alleanze storiche più importanti per Netanyahu. United Torah Judaism ha fatto parte del suo governo fino al luglio 2025, per poi continuare a sostenerne la coalizione dall’esterno. La decisione di non indicarlo per il nuovo incarico era tuttavia attesa da giorni, dopo le indiscrezioni secondo cui il partito stava valutando anche la possibilità di consentire la nascita di un governo di minoranza guidato da Eisenkot, senza entrarvi formalmente.
Alla base dello strappo c’è soprattutto il mancato varo di una legge che sancisca l’esenzione dal servizio militare per gli studenti delle yeshivah, le scuole religiose ebraiche. Una questione che da tempo alimenta tensioni tra i partiti ultraortodossi e il resto del sistema politico israeliano. Netanyahu ha sostenuto le richieste delle formazioni haredi, ma non è riuscito a trasformare l’esenzione in una norma di legge, nonostante le pressioni degli alleati. Il tema è particolarmente delicato in un Paese impegnato nelle guerre a Gaza, in Libano e in Iran, dove il peso del servizio militare e dei ripetuti richiami dei riservisti ha alimentato il risentimento di una parte consistente della popolazione nei confronti delle esenzioni concesse agli studenti religiosi.
“In qualsiasi governo verrà formato, il nostro punto immediato sarà la risoluzione dello status degli studenti della Torah”, ha dichiarato il parlamentare di Utj Isaac Pindrus, confermando che la questione rimane una priorità assoluta per il partito. La posizione di Eisenkot, ex capo di Stato maggiore e oggi alla guida di un progetto politico che punta a riunire centro e centrodestra, è però molto distante dalle richieste degli ultraortodossi. Il leader dell’opposizione ha infatti sostenuto con fermezza la necessità di porre fine alle esenzioni generalizzate dalla leva militare. Una posizione condivisa da alcuni dei suoi alleati, che negli ultimi anni hanno accusato i partiti haredi di sottrarsi a un obbligo che grava sul resto della società israeliana.
Secondo alcuni osservatori, il partito potrebbe voler dimostrare che il suo sostegno non è scontato e ottenere maggiori garanzie sulla questione della leva prima di decidere se appoggiare nuovamente il leader del Likud.
Eisenkot rafforzato
Intanto, nelle consultazioni con Herzog, Gadi Eisenkot ha raccolto il sostegno di diverse forze politiche. I Democratici di Yair Golan, che dispongono di otto seggi, hanno indicato il suo nome per l’incarico di premier. “Vogliamo cambiare la politica attuale del Paese e invochiamo la formazione di un governo di emergenza nazionale”, ha dichiarato la deputata Naama Lazimi. Nel confronto con Herzog, Lazimi ha spiegato che una prima fase potrebbe prevedere anche la formazione di un governo di minoranza, con l’obiettivo di procedere al cambiamento del presidente della Knesset. Il capo dello Stato ha espresso dubbi sulla stabilità di una simile soluzione, chiedendo se la contrapposizione tra Netanyahu e i suoi avversari non rischi di diventare l’unico elemento attorno al quale ruota il dibattito politico.
“Capisco la diatriba su Netanyahu, io ci discuto sempre, ma mi chiedo: è possibile che tutto verta su ‘Netanyahu sì, Netanyahu no’? Un quarto degli israeliani lo ha votato. Non è il caso di considerare un governo di unità?”, ha osservato Herzog. A rispondere è stato il deputato Gilad Kariv, secondo cui la questione non è personale, ma politica: “Netanyahu ha ricevuto diverse possibilità di guidare un’unità nazionale, ma ha sempre violato le promesse”.
Anche il partito arabo Ra’am, che conta otto parlamentari, ha indicato Eisenkot per la guida del prossimo esecutivo. Il leader Mansour Abbas ha rivendicato il ruolo della propria formazione, definendola il maggiore partito arabo di Israele, e ha sottolineato la crescita della partecipazione elettorale della comunità araba. “L’affluenza araba durante le elezioni è il dato più rilevante che arriva come risposta dopo quattro anni di marginalizzazione, incitamento, razzismo e perdita della sicurezza personale”, ha dichiarato Abbas, precisando che la Lista Unita, con i suoi undici seggi, è invece un’alleanza composta da tre partiti arabi.
Il ruolo degli altri partiti
Secondo il quadro emerso finora, Eisenkot può contare sul sostegno di 56 parlamentari, contro i 46 che si sono schierati con Netanyahu. Il vantaggio del leader dell’opposizione è legato anche alle indicazioni arrivate da Yashar, dai Democratici, da B’Yachad e da Ra’am. Otzma Yehudit e Likud hanno invece confermato il sostegno al premier uscente.
Resta ancora da chiarire la posizione della Lista Unita, che non ha comunicato se intenda indicare Eisenkot oppure astenersi. Anche all’interno di United Torah Judaism la decisione non è stata del tutto uniforme: i quattro rappresentanti della componente Degel HaTorah hanno annunciato che non sosterranno nessuno dei due candidati, mentre i tre esponenti di Agudat Yisrael non avevano ancora reso nota la propria scelta prima della dichiarazione congiunta del partito.
La decisione di Utj di non raccomandare alcun nome potrebbe quindi rivelarsi determinante per gli equilibri parlamentari, soprattutto nell’ipotesi di un governo di minoranza. Eisenkot sembra avere maggiori possibilità di ricevere il mandato presidenziale, ma la strada verso una maggioranza stabile resta complessa, anche alla luce delle divergenze sulla leva militare e del possibile atteggiamento dei partiti arabi e ultraortodossi.
Il voto per il presidente della Knesset
Parallelamente alle consultazioni per la formazione del governo, si definisce anche il calendario dei prossimi passaggi istituzionali. Il presidente uscente della Knesset, Amir Ohana, ha annunciato che il voto per eleggere il nuovo presidente del Parlamento si terrà il prossimo 10 novembre, giorno del giuramento dei nuovi deputati. La decisione è arrivata dopo le richieste di Yisrael Beiteinu e dei Democratici, che avevano sollecitato un’accelerazione della procedura. La votazione potrà svolgersi nella data stabilita se verrà presentata una richiesta sottoscritta dalla maggioranza dei componenti della Knesset, almeno 61 parlamentari.
“Rispetteremo i membri della Knesset e, se la maggioranza di loro richiederà tale votazione, la fisserò in una data imminente, entro e non oltre una settimana. Non ci sarà alcun attaccamento alla sedia”, ha scritto Ohana su X, invitando inoltre i leader dei partiti a fermare la diffusione di quelle che ha definito teorie del complotto sui media.
La partita per la guida del Parlamento si intreccia così con quella per la formazione del nuovo esecutivo. Se, come appare al momento, Herzog dovesse affidare a Eisenkot il mandato, il leader dell’opposizione avrebbe 28 giorni per tentare di costruire una coalizione, con la possibilità di ottenere un’estensione di ulteriori 14 giorni. Un percorso che si annuncia tutt’altro che semplice, tra l’indebolimento dell’alleanza di Netanyahu con gli ultraortodossi e le distanze politiche ancora profonde tra le forze che potrebbero sostenere un’alternativa al Likud.
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