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Cronache
tarcisio bertone

di Antonino D'Anna

Finisce l'era rappresentata dal cardinale Tarcisio Bertone, il salesiano voluto da Benedetto XVI alla guida della Segreteria di Stato vaticana. Raramente, nelle cronache di Oltretevere, un Segretario ha sollevato così tante discussioni e – diciamolo – anche un vero e proprio movimento di protesta (perché tali si vollero vedere e definire i “corvi” di Vatileaks). Raramente un Segretario di Stato ha occupato così tanto rilievo nella comunicazione. Certo è che attorno a lui è fiorita corrente (i bertoniani) i cui membri sono stati capaci di ottenere rilevanza anche fuori dai Sacri Palazzi. Insomma, sono stati anni in cui il cardinale scelto da Joseph Ratzinger per dare una svolta più pastorale al governo della Santa Sede non si è fatto mancare nulla. Ha assunto su di sé il bastone del comando, molti bertoniani si sono insediati nei posti che contavano in Vaticano, tanti hanno ottenuto la promozione al cardinalato.

LE REDINI DELLA CURIA- Questo è un dato di fatto. Certamente il periodo vissuto da Bertone al timone del governo vaticano ha evidenziato che questo sistema necessita di contrappesi: un Papa non può reggere tutto da solo, né tantomeno può delegare al suo “numero due” (lo diciamo in senso lato, essendo il Papa un “numero uno” assoluto, sul quale ricade per intero la responsabilità del governo della Chiesa) così tanto potere. Certamente Ratzinger ha permesso a Bertone una libertà di movimento maggiore di quella che, ad esempio, uno come Giovanni Paolo II avrebbe concesso ad Agostino Casaroli, personaggio certamente di grande valore. Una delle regole predicate da Casaroli, ad esempio, era quella che le notizie non vanno mai smentite, altrimenti è una doppia conferma. E questa fu la risposta che, ad esempio, l'allora presidente IOR Angelo Caloia diede proprio a Bertone quando il cardinale gli chiese di rilasciare un'intervista su una determinata faccenda che gli stava a cuore. E l'economista lombardo fece il gran rifiuto.

PIU' MEDIATICO- Con Bertone c'è stata maggiore presenza del Segretario e della Curia sui media. Non solo per quanto riguarda le notizie, i rumors, le indiscrezioni, quelle che secondo qualcuno con la puzzetta sotto il naso sarebbero “gossip”: era gossip la lettera con cui Dionigi Tettamanzi si rifiutò di abbandonare la presidenza del Toniolo, la cassaforte dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, allorquando Bertone gli intimò le dimissioni? Era gossip la lettera inviata a Bertone con cui monsignor Carlo Maria Viganò, oggi Nunzio negli USA e indicato come futuro cardinale, denunciava presunte malversazioni (poi smentite) nel Governatorato vaticano? Non ci pare così. Accanto a questo, dicevamo, c'è stata una maggiore presenza del Segretario, che non ha mancato di far sentire la sua voce sui giornali e in Tv.

POLITICA E QUIRINALE- Sui rapporti con la politica italiana, Bertone lascia un quadro fatto di luci ed ombre. Cordiale il rapporto con Centrodestra di Silvio Berlusconi, poi lacerato dal caso Boffo e in qualche modo rappezzato con l'intervento di Gianni Letta, il “cardinale” di Berlusconi. Poco verso sinistra (era anche il tempo dei “cattolici adulti” stile Romano Prodi). Ma è con Napolitano che l'asse tra Santa Sede e Quirinale ha goduto di una certa stabilità, questo va detto. Se la Chiesa e il Quirinale dialogano e collaborano è anche merito del cardinale, che ha gestito adeguatamente i rapporti. Bene i rapporti col governo di Mario Monti: e in qualche modo, malgrado il disorientamento avvenuto con le ultime elezioni e il tentativo di Sant'Egidio con la Lista Monti (più il fallimento del tentativo cattolico politico di Todi 2, ma non è colpa sua), Bertone ha fatto in tempo ad accogliere nelle sue stanze Enrico Letta e trovare un cordiale rapporto con lui. All'estero resta sul tavolo il dossier Cina, argomento sul quale i falchi vicini a Ratzinger hanno chiesto un forte irrigidimento (ma con il nuovo Segretario, Pietro Parolin, le cose potrebbero cambiare), e più in generale l'ondata di persecuzione e discriminazione dei cattolici nel mondo (si pensi allo stato indiano dell'Orissa).

LO IOR- Poi certo, si potrebbe parlare della Clericus Cup (il torneo per seminaristi e religiosi) inventata dal cardinale, noto tifoso della Juventus: ma dove Bertone non ha perso e non ha lasciato è nella vicenda Ior. Il cardinale è stato mentore di Ettore Gotti Tedeschi alla presidenza della Banca Vaticana, è sopravvissuto alla sua defenestrazione nel maggio 2012, ottenuto il rinnovo della presidenza della Commissione Cardinalizia di Vigilanza sullo IOR pochi giorni prima delle dimissioni di Ratzinger, e – malgrado campagne stampa più o meno velate in difesa di Gotti – è rimasto e continuerà a restare almeno fino a dicembre alla guida della Commissione di Vigilanza. Ed è sotto Bertone, ricordiamolo incidentalmente, che la Chiesa inizia la marcia verso la trasparenza finanziaria con le ispezioni di Moneyval, l'ente europeo antiriciclaggio. Così come sotto Tarcisio lo IOR ha appena pubblicato i suoi bilanci ed è stato scelto il presidente attuale, Ernst von Freyberg. Che cosa resta dopo il cardinale? Resta lui, almeno fino a dicembre. E poi restano i bertoniani, certo. Ma resta anche un'eredità che, malgrado qualche scivolone, probabilmente avrà un giudizio più sereno da parte della storia. Buona (quasi) pensione, Eminenza.

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