Bibbiano è uno spartiacque anche se non lo si vuole ammettere. Il caso, diventato un’inchiesta fra le tante, è l’ indice di qualcosa di più profondo che non torna nel Belpaese. All’esplodere delle indagini chi era al governo si scapicollò in grandi annunci di riforme del settore affidi. Ma una volta spenti i riflettori sugli “orrori” nelle note dell’indagine, nessuno ha più mosso un muscolo. Orrori risuonati non tanto per la gravità in sé ma per le centinaia di realtà finite altrove in ingranaggi simili: bambini e famiglie con danni irreparabili e anni di esistenza bruciata da torture psicologiche e traumi fatali. Dopo l’apertura delle indagini tutti i bambini di Bibbiano sono tornati alle famiglie di origine. E qualsiasi possa essere l’esito del procedimento giudiziario il danno ormai è fatto.
Ieri si è chiusa l’indagine con la richiesta di 24 rinvii a giudizio. I reati contestati sono, a vario titolo, peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
48 le parti offese: tra queste l’Ausl di Reggio, la Fondazione vittime reati emiliano-romagnoli, i Comuni di Gattatico e Montecchio, l’Unione Val d’Enza, con riferimento anche alle assistenti sociali ritenute vittime di violenza privata sul lavoro e di pressioni, la Regione e il ministero della Giustizia per gli inganni in cui sarebbe incappato il tribunale dei minori a causa delle relazioni falsate dei servizi sociali.Il 30 ottobre la prima udienza.
Tra gli accusati, per abuso d’ufficio e falso ideologico in concorso con altri, anche il sindaco Pd Andrea Carletti. Richiesta di rinvio a giudizio anche per Claudio Foti, il nome più famoso dell’inchiesta, il “guru” indagato che non ha nemmeno la laurea in Psicologia e/o Psichiatrica. Tutti si dicono innocenti e in grado di dimostrarlo a processo.
Tra le parti lese 10 bambini e le loro famiglie a cui sono stati sottratti. Come la ragazzina violentata da un fidanzatino. Ma era falso. Il bimbo di 8 anni allontanato dal nucleo familiare per una violenza che non c’è mai stata ma la subisce da un diciassettenne una volta dato in affido, con gli assistenti sociali che minimizzano. E poi bambini dati a una donna ma solo sulla carta. La famiglia africana che non conosce l’italiano e per questo le tolgono la figlia. I disegni contraffatti per simulare violenze, le consulenze gonfiate, falsi racconti, le manipolazioni, i giri di denaro, la responsabile dei servizi comunali che promette affidi senza termine alle persone amiche e li affida anche a chi ha problemi mentali. E la responsabile dei servizi comunali che durante le indagini si rivolgeva ad una veggente per conoscerne l’esito.
Va ricordato che l’impianto dell’inchiesta Bibbiano, denominata “Angeli e Demoni” si fonda su un principio: le relazioni tecniche dei terapeuti avrebbero ingannato Procura e tribunale dei minori per favorire affidi illeciti in un sistema rodato e consolidato. Ma quanto è diffuso in Italia un meccanismo simile? Perché all’esplosione dell’inchiesta sono spuntati da ogni dove miriadi di casi simili, dove, come a Bibbiano, le relazioni tecniche dei terapeuti avrebbero ingannato Procura e tribunale.
Negli anni numerose inchieste giornalistiche hanno posto l’accento sui “giudici onorari” che decidono vita e morte dei minori sottratti alle famiglie di origine, giudici che non sono magistrati professionisti, ma educatori, psicologi, sociologi e avvocati, adattati al ruolo. In tanti casi hanno anche conflitti di interesse perché lavorano nelle stesse strutture a cui affidano i bambini sottratti, in contesti in cui la poca trasparenza e le anomalie sono generalmente diffusi.Gli affidi muovono in Italia un giro d’affari tra 1 e 2 miliardi di euro l’anno. Nel nostro Paese ci sono 1800 strutture che si occupano di affidi, un numero anomalo rispetto ad altri Paesi come Germania o Francia. Il ministero delle politiche Sociali scrive in uno studio (l’unico esistente e datato 2010) che in Italia il numero di minori in affido oscilla tra i 26.000 e gli oltre 30.000 soggetti in 10 anni. Quando in Germania e in Francia, non raggiungono mai i 10.000 bambini e sono Paesi molti più popolosi del nostro. Ma il numero italiano potrebbe anche essere superiore, non essendo in grado di conoscere la cifra precisa.
Nonostante questo un processo di riforma non sembra neanche immaginato. Il potere di vita e di morte del sistema affidi resta intatto, nonostante il faro di Bibbiano.


