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L'ergastolo è incostituzionale. Rivoluzione in campo di diritto penale dopo la sentenza n. 210 della Consulta. Illegittimo il decreto legge 341 del 2001: si torna alla precedente norma. La pena massima stabilita è di nuovo quella dei 30 anni di reclusione. Decisivo il riferimento alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Conseguenze? C'è chi sostiene che possano uscire dal carcere anche boss e detenuti per reati di mafia. L'avvocato Roberto Afeltra spiega ad Affaritaliani.it: "Il provvedimento potrebbe riguardare anche i killer della criminalità organizzata. E' semplice: quando uno ha scontato 30 anni di carcere deve tornare in libertà".

LA SENTENZA - La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma che, introdotta con il decreto legge 341 del 2001, con effetto retroattivo, ha determinato la condanna all'ergastolo di imputati, giudicati con rito abbreviato, per i quali era applicabile la precedente norma, piu' favorevole, secondo cui la pena massima stabilita era quella dei 30 anni di reclusione. Con la sentenza n.210 depositata e scritta da Giorgio Lattanzi, la Consulta ha ritenuto parzialmente fondate le questioni sollevate dalle sezioni unite penali della Cassazione, nell'ambito di un procedimento riguardante un uomo condannato all'ergastolo per due omicidi e violazioni della legge sulle armi.

RETROATTIVITA' - Decisivo il riferimento alla Corte europea dei diritti dell'uomo, che, con la sentenza Scoppola del 17 settembre 2009, ha ritenuto, mutando il proprio precedente orientamento, che "l'articolo 7, paragrafo 1, della Convenzione non sancisce solo il principio della irretroattività delle leggi penali più severe, ma anche, e implicitamente, il principio della retroattività della legge penale meno severa", che si traduce "nella norma secondo cui, se la legge penale in vigore al momento della commissione del reato e le leggi penali posteriori adottate prima della pronuncia di una sentenza definitiva sono diverse, il giudice deve applicare quella le cui disposizioni sono più favorevoli all'imputato".

CONSEGUENZE - La conseguenza è che c'è chi dice che potrebbero uscire dal carcere anche detenuti condannati per reati di mafia. Compreso Leoluca Bagarella, condannato nel 1997 all'ergastolo per l'omicidio di Boris Giuliano e per la strage di Capaci.

L'INTERVISTA - L'avvocato Roberto Afeltra spiega le conseguenze pratiche in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Fare nomi al momento è impossibile. E' chiaro che l'ergastolo lo si prende di solito per gli omicidi volontari aggravati normalmente erogati ai killer della criminalità organizzata. Ma che cosa accade? Dichiarato incostituzionale il decreto 341 del 2001, che fissava la condanna dell'ergastolo senza isolamento diurno e non 30 anni, decade. Se ci sono soggetti che hanno un solo ergastolo o due ergastoli riuniti in uno solo e rientrano in quel periodo tra il 1999 e il 2001 è probabile che facendo la revisione la loro pena venga ridotta a 30 anni. In Italia esiste il principio del criterio moderatore dell'art. 78 del codice penale per cui non si può fare più di 30 anni come pena temporanea. Quindi quando uno ha trascorso 30 anni in carcere poi deve uscire". Ma quante persone può coinvolgere questo provvedimento? "Solo tra i miei clienti sono 17. Bisogna poi valutare tutta la situazione perché adesso si apre un altro problema: tutti quelli mandati a giudizio in primo grado dopo il 2001 potrebbero sostenere che non hanno chiesto il rito abbreviato a causa del decreto ora dichiarato illegittimo". D'altra parte, conclude l'avvocato Afeltra, "a livello europeo è stato detto che l'ergastolo è contrario ai diritti umani. Anche il Vaticano lo ha eliminato. Secondo me si potrebbe arrivare all'ergastolo speciale a 35 anni".

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