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Bologna, guerriglia urbana dopo la morte di Fakir: incendiata anche un’auto del Comune

Feriti in 11 tra manifestanti e polizia

Bologna, guerriglia urbana dopo la morte di Fakir: incendiata anche un’auto del Comune

Bombe carta, auto incendiate, cassonetti rovesciati. La protesta per chiedere “verità e giustizia” sulla morte di Abderrahim Fakir, deceduto domenica durante un intervento di polizia, è esplosa in ore di caos davanti alla Prefettura e alla Questura di Bologna, dopo una partenza pacifica. Il bilancio è di 11 feriti lievi: il 118 ha assistito cinque agenti e quattro civili, mentre un poliziotto e un manifestante sono stati portati in ospedale con traumi non gravi. Durante la notte di scontri e di guerriglia urbana è stata incendiata anche un’auto del Comune.

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La famiglia di Fakir ha preso le distanze dalle violenze. Il legale Fabio Anselmo ha parlato di “attacco alla famiglia”, denunciando la strumentalizzazione della piazza e il rischio che gli scontri distolgano l’attenzione dalla richiesta centrale: accertare come sia morto il 42enne. Anselmo ha espresso anche solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nel contenimento dei disordini. Nelle fasi più tese, alcuni partecipanti hanno contestato gli attivisti dei centri sociali, accusandoli di aver trasformato una manifestazione nata come pacifica in una notte di devastazioni.

“Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande” ha detto prima degli scontri da Piazza del Nettuno la nipote Yosra Fakir. La giovane, tra le lacrime, ha ricordato lo zio chiedendo che la sua vicenda non venga dimenticata, sollecitando l’accertamento di eventuali responsabilità e chiarezza su chi avrebbe dovuto garantire assistenza al 42enne. La famiglia ha voluto specificare che non chiede vendetta ma “verità, giustizia, rispetto e umanità ”. Accanto ai familiari era presente anche il presidente della Comunità islamica di Bologna, Yassine Lafram, che ha invitato la città a stringersi attorno alla famiglia. Durante il suo intervento, tuttavia, una parte della piazza ha contestato le sue parole con cori contro la polizia, tra cui “Assassini” e “Abderrahim non lo abbiamo perduto, lo hanno ammazzato”.