Dopo la morte di Fakir esplode la tensione a Bologna: scorta per il sindaco Lepore
«Giustizia, Giustizia». Le grida per Abdherraim Fakir rimbombano tra le strade del Pilastro. In migliaia si piegano sulle ginocchia, alzano il pugno e ripetono il gesto simbolo del movimento Black Lives Matter, nato in memoria di George Floyd. Da via Svevo, poco distante dai box dove Fakir ha perso la vita una settimana fa durante un controllo di polizia, la marcia si snoda lungo i viali dedicati ai grandi nomi della letteratura italiana, mentre dall’altoparlante si addebita la sua scomparsa alle forze dell’ordine.
Una mobilitazione tranquilla, senza momenti di scontro, molto diversa dai disordini di lunedì scorso nel cuore di Bologna, segnati da duri contatti tra manifestanti e agenti. Un episodio seguito da una pioggia di intimidazioni online indirizzate al primo cittadino Matteo Lepore, a cui oggi il comitato per l’ordine pubblico ha stabilito di garantire la tutela personale continua, durante gli impegni ufficiali e nel privato. A sette giorni esatti dal decesso di Fakir, il suo quartiere scende dunque in piazza per esigere «verità e giustizia».
Al corteo, promosso da centri sociali e attivisti, non hanno preso parte i parenti del 42enne: ieri la famiglia lo aveva ricordato con una cena comunitaria, rinnovando la fiducia nelle istituzioni e chiedendo di «evitare la violenza». «Ho urlato vendetta — ha raccontato la sorella —, ma è una parola che non mi appartiene. In quel momento non ero me stessa, mi era crollato il mondo addosso». Durante la marcia è arrivata anche la testimonianza della moglie di Fakir, in linea da Casablanca, che ha espresso gratitudine a chi era in strada e sollecitato piena luce sull’accaduto.
Oggi quella stessa comunità ha dato voce al proprio dolore. La disperazione di chi sostiene di aver visto «un fratello morire assassinato». «Omicidio di Stato» si legge sui cartelli dei partecipanti. «Contro il razzismo di Stato», recita uno striscione, mentre i ragazzi più giovani aprono la sfilata mostrando il cartello «Siamo tutti Fakir». Un lungo corteo in cui sventolano i colori di Marocco, Italia e Palestina, con cittadini italiani e stranieri che camminano fianco a fianco «contro il razzismo di Stato». Nonostante lo stato di allerta, la presenza della pubblica sicurezza si è mantenuta defilata, con gli agenti a fare da cornice da lontano, proprio per scongiurare nuovi disordini.
«La violenza di pochi non può macchiare intenzioni solidali», ha dichiarato l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi. Commentando il controllo di polizia terminato con la morte dell’uomo, il cardinale ha espresso vicinanza alle forze dell’ordine, precisando però che «chi deve fronteggiare il complesso tema della sicurezza si trova spesso a farlo in condizioni difficili, imprevedibili, di grande tensione, che richiedono le indispensabili capacità dell’uso della forza ma anche e soprattutto il controllo di questa». Il pensiero va alle immagini — definite dallo stesso prelato «impressionanti» — degli ultimi istanti di vita di Fakir.
Scorta al primo cittadino Lepore dopo gli attacchi sul web
I vertici della sicurezza di Bologna hanno assegnato la scorta al sindaco Matteo Lepore, finito nel mirino di pesanti minacce comparse in rete dopo il decesso di Fakir. La notizia, anticipata dalle cronache locali di Corriere della Sera e Repubblica, conferma che il servizio di vigilanza è già diventato operativo nelle ultime ore.
«La decisione di assegnare la scorta al sindaco Matteo Lepore è una notizia che dovrebbe preoccupare tutti, al di là delle appartenenze politiche. Quando un sindaco è costretto a vivere sotto protezione per le minacce ricevute, è sotto attacco il libero esercizio delle istituzioni democratiche e il principio stesso dello Stato di diritto». Lo afferma il segretario provinciale del Pd di Bologna, Enrico Di Stasi.
«In queste settimane — aggiunge —, abbiamo assistito a un’escalation di insulti, campagne d’odio e delegittimazione che hanno progressivamente superato il confine del confronto politico. Le critiche, anche le più dure, fanno parte della democrazia. Le intimidazioni, le minacce di morte e l’istigazione all’odio no. Sono un attacco alla convivenza civile e non possono essere in alcun modo normalizzate. Esprimiamo a Matteo Lepore la piena solidarietà del Partito Democratico e la nostra vicinanza personale e umana. Allo stesso tempo, rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche e a tutte le istituzioni perché si abbassino i toni, che non significa rinunciare al confronto, significa impedire che il clima di odio alimenti i comportamenti di chi pensa di poter sostituire la violenza al dibattito democratico».
La vigilanza assegnata al primo cittadino di Bologna è scattata formalmente oggi. Da quanto si apprende, la Prefettura ha affiancato a Lepore un agente di scorta che lo seguirà nell’arco di tutta la giornata, tra appuntamenti istituzionali e vita privata.
Le parole di Lepore
“Ci tengo a chiarire che io non ho chiesto la scorta, ho sporto denuncia per delle minacce che sono arrivate, ho grande rispetto per il loro lavoro, farei volentieri però a meno della limitazione della mia libertà, ma è un obbligo che mi è stato presentato da parte del Prefetto e quindi lo seguirò”. Lo ha detto il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, parlando con i giornalisti a margine della presentazione delle iniziative e cerimonie per la commemorazione della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 nel 46/mo anniversario. E poi, a chi gli ha chiesto se qualche membro del Governo lo avesse chiamato per solidarietà Lepore ha risposto: “Ho letto le dichiarazioni del ministro Piantedosi, ringrazio il Viminale, ringrazio gli agenti che mi seguiranno e tutto il personale di polizia. Io penso di poter dire che in questo momento sono nelle mani dello Stato, mi fido dello Stato, credo che chi fa il mio lavoro sia sempre esposto a rischi, i sindaci lo sanno molto bene. Nella nostra città io sono abituato a girare liberamente a ogni ora del giorno e della notte e continuerò a farlo – ha aggiunto – con alcune accortezze credo che sia importante, insomma, che il sindaco mantenga un rapporto con la comunità”.

