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Cronache
Brusca, almeno 4 i progetti di morte su Falcone

Tra il 1983 e il 1991, dunque prima di Capaci, Cosa Nostra coltivo' almeno 4 progetti finalizzati a uccidere Giovanni Falcone. Lo ha rivelato il pentito Giovanni Brusca nel secondo processo sulla strage del 23 giugno del '92 davanti alla corte di assise di Caltassinetta, in trasferta a Roma. "All'indomani dell'omicidio del giudice Rocco Chinnici nell'83 - ha raccontato l'ex boss di San Giuseppe Jato - su incarico di Riina, che per me era come un secondo padre, mi attivai personalmente per pedinare Falcone e studiare le sue abitudini e i suoi orari. Pensammo di far esplodere un 'vespino' imbottito di tritolo. Poi non se ne fece piu' niente".

Nel 1987, ha riferito ancora Brusca, "Cosa Nostra seppe che Falcone frequentava a Palermo una piscina. Baldassare Di Maggio mi disse che era stato preparato un bazooka e che erano state fatte delle prove in montagna". Nel giugno dell'89, poi, ci fu il fallito attentato all'Addaura e nell'estate del '91 si fece largo l'ipotesi di uccidere Falcone a Roma: "Sapevamo che frequentava il ristorante 'Sora Lella' e che girava normalmente. Era il periodo in cui il maxi processo era approdato in Cassazione anche se sapevamo che l'esito sarebbe stato per noi negativo perche' il fascicolo non sarebbe piu' stato assegnato al presidente di sezione Corrado Carnevale, come invece aveva sperato Riina". Dopo l'omicidio di Salvo Lima (marzo 1992) "entrai a pieno titolo - ha detto ancora il pentito - nei preparativi per l'omicidio Falcone. Riina mi disse che nel progetto era coinvolta una squadra a Roma pronta a usare armi convenzionali per l'attentato e un'altra, attiva a Palermo, che avrebbe lavorato sull'utilizzo di un esplosivo da azionare distanza. Riina - ha ribadito Brusca - era frenetico. Voleva portare a termine questo attentato a tutti i costi. Spingeva perche' venisse fatto a Palermo mentre Bernardo Provenzano avrebbe preferito che l'attentato a Falcone venisse fatto a Roma per non esporre troppo Cosa Nostra".

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