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Cronache
Campania, i costruttori edili: "Ripartiamo con i cantieri, ma serve liquidità"

A maggio in Campania potrebbero riaprire i cantieri. Non certo tutti, ma quelli già programmati ed in corso e poi sospesi per realizzare opere di pubblica utilità. Fino a maggio gli organismi dei costruttori continueranno comunque ad avere una serie di confronti con la Regione per valutare come riattivarli nella massima sicurezza. E quali. Il presidente dell’Ance Campania, Gennaro Vitale, ha tuttavia avvertito: “Bene la riapertura, era la proposta che ci aspettavamo dopo un mese di misure restrittive che hanno provocato il fermo su tutto il territorio campano e la sottoscrizione dei protocolli sulla sicurezza a livello nazionale. Se si fermano le costruzioni si ferma anche l’indotto.  Non solo in Campania ma in tutta Italia. Ecco perché bisogna rimettere in moto la macchina di tutta la filiera che con l’indotto rappresenta una buona fetta del Pil regionale. Per questo non possiamo tenerla ancora ferma. Ma su un aspetto i costruttori sono fermamente decisi: “Se un operaio si ammala di coronavirus non può essere paragonato ad infortunio sul lavoro, come dichiara il Cura Italia. Siamo certi che le imprese che riprenderanno il lavoro osserveranno tutte le prescrizioni necessarie affinchè il cantiere non diventi fonte di contagio”. Secondo la norma è infatti considerato infortunio sul lavoro il contagio avvenuto in occasione di lavoro, ossia non solo sul luogo di lavoro (ufficio, azienda, cantiere) ma anche in altre situazioni riconducibili all’espletamento del rapporto di lavoro, intendendo il tragitto casa-lavoro, o in trasferta. In caso di contagio, il dipendente ha diritto alle tutele Inail anche per il periodo di quarantena con l’astensione pertanto della prestazione lavorativa. Oltre a sostegni finanziari per la lunga inattività, i costruttori sollecitano anche una corsia di accelerazione per i pagamenti dei crediti vantati dalle imprese nei confronti degli enti pubblici territoriali: solo per il 2018 i crediti vantati nei confronti della Regione ammontano  a 585 milioni di euro, mentre quelli del 2017 sono più di 518 milioni. L’Ance chiede inoltre la definizione di una sorta di Piano Marshall per rilanciare il comparto. La strada, indicata anche da Svimez, è quella della messa in sicurezza del territorio e della rigenerazione urbana che non significa solo realizzare infrastrutture ma rimettere a posto la qualità del’abitare. La maggior parte degli immobili in Campania versa in condizioni fatiscenti, non solo nei centri storici, e necessitano di manutenzione. Soprattutto l’edilizia economica e popolare richiederebbe interventi di riqualificazione e adeguamento alle norme previste dalle leggi. Da qui, sottolinea Vitale, la possibilità di definire un Piano Marshall con l’intervento pubblico e privato. “Ci sono risorse che derivano da fondi comunitari non spesi, anche se programmati. Riprogrammiamo dunque quanto è rimasto nei cassetti, utilizzando incentivi fiscali e la loro proroga nel tempo in modo tale da favorire l’intervento privato”.  

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