È morta in ospedale la detenuta italiana di 20 anni che aveva tentato il suicidio nel carcere di Brescia venerdì scorso. La giovane aveva cercato di impiccarsi con una corda ed era stata soccorsa da una poliziotta penitenziaria che aveva provato a rianimarla e poi trasportata all’ospedale civile di Brescia in gravissime condizioni. Il suo è il 63esimo suicidio dietro le sbarre dall’inizio dell’anno.
Lo scorso 29 settembre l’Osservatorio penitenziario del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà (Gnpl) ha reso noto il report curato dal membro del collegio del Gnpl Irma Conti e da Giovanni Suriano, relativo all’andamento della mortalità e degli eventi critici negli istituti di pena italiani dal 1 gennaio al 31 agosto 2026.
Il quadro delineato dall’indagine documenta in modo analitico la rilevanza e la complessità dei fenomeni di mortalità e disagio negli istituti di pena, evidenziando il diretto legame tra l’incremento della popolazione detenuta e l’andamento degli eventi critici.
La presenza media nelle carceri italiane è infatti passata dalle 53.515 unità del 2021 alle 64.489 registrate nell’agosto del 2026, segnando un aumento netto del 20% nel quinquennio. In questo contesto di crescente compressione degli spazi, nei primi otto mesi del 2026 si sono verificati 184 decessi complessivi in 87 dei 189 istituti penitenziari della penisola. Il dato rappresenta il valore più elevato registrato nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 31 agosto dell’intero arco temporale dal 2021 a oggi.
In termini di classificazione delle cause di morte, la quota maggioritaria è rappresentata da 88 decessi per cause naturali (pari al 48% del totale), seguiti da 49 suicidi accertati (27 %), 37 decessi per cause da accertare (20%), otto decessi accidentali e due omicidi.
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