“Non sono lucidissimo, anche se sto bene. Spero di avere gli arresti domiciliari, comunque ho chiesto se posso lavorare, qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l’impotente attesa”. Lo scrive Valter Lavitola – che si trova in custodia cautelare nel carcere di Rebibbia, con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – in una lettera indirizzata alla compagna italo argentina e di cui il Tg1 delle 20 ha mostrato alcuni passaggi. Lavitola ammette di aver fatto degli errori: “Ti ho già scritto che ti dovevo ascoltare. Ma ormai è tardi… Ho provato delle sofferenze e frustrazioni che mi sembrava mi sbranassero”, ha concluso.
Anche il suo avvocato, Arturo Cola, in un’intervista rilasciata al quotidiano Libero ha rivelato, dopo il colloquio con il suo assistito nel carcere romano, che “Il dottor Lavitola vive una condizione psicologica non facile perché, per una sua scelta autonoma, ha provocato dei guai a due persone che per lui sono come un figlio, Gomez, e un fratello, il dottor Ranucci. È molto affranto“. Per poi aggiungere: “Si sente in colpa per aver messo nei guai persone a cui tiene in ragione di una scelta esclusivamente sua. Per quanto riguarda Gomez, per averlo coinvolto in un’azione delittuosa della quale era a conoscenza; per Ranucci, per averlo messo alla mercé delle note ipotesi di questa vicenda. Quanto alle decisioni di Gomez, saranno sue scelte personali su cui Lavitola non influirà”.
L’ex editore di ‘Avanti!’ si trova in prigione dallo scorso 10 agosto, dopo che il gip del Tribunale di Roma, Iole Moricca, ha respinto la richiesta di andare agli arresti domiciliari, avanzata dal suo legale Arturo Cola. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il giudice ha rilevato come Valter Lavitola, “pur ammettendo di essere il mandante dell’azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione dell’azione criminosa – negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15/9/2025 -, e ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell’interesse della persona offesa e non anche per fini personali”.

