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Caso Regeni, lunedì la sentenza di primo grado: dopo quasi 11 anni la verità sulla morte di Giulio

I genitori di Giulio – Paola Deffendi e Claudio Regeni – sono assistiti dall’avvocata Alessandra Ballerini

Caso Regeni, lunedì la sentenza di primo grado: dopo quasi 11 anni la verità sulla morte di Giulio

Caso Regeni, attesa per la sentenza: lunedì la prima verità processuale

Dopo quasi undici anni, il caso di Giulio Regeni potrebbe arrivare lunedì a una prima verità processuale. È attesa per domani la sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Roma, presieduta da Paola Roja, chiamata a stabilire le responsabilità per il sequestro, la tortura e l’uccisione del ricercatore italiano trovato morto al Cairo nel febbraio del 2016. Per i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, assistiti dall’avvocata Alessandra Ballerini, quello giudiziario è un percorso iniziato il 25 gennaio 2016, giorno della scomparsa del figlio, allora 26enne.

Nel corso dell’ultima udienza, il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco ha ricostruito davanti ai giudici gli ultimi giorni di vita del ricercatore e ha formulato le richieste di condanna per i quattro imputati, tutti uomini ritenuti legati ai servizi di sicurezza egiziani. Per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, indicato dalla Procura come l’uomo che avrebbe materialmente ucciso Regeni, i magistrati hanno chiesto l’ergastolo. Per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr sono state invece chieste condanne a 17 anni e mezzo di carcere.

Secondo la Procura di Roma, gli imputati sarebbero “pubblici ufficiali di altissimo grado, soggetti pienamente consapevoli dei propri doveri istituzionali”. Il movente individuato dagli inquirenti sarebbe legato a una “errata percezione di attività di intelligence ostile” attribuita a Regeni. “Quel giorno il ricercatore italiano entra, inconsapevole, in una zona d’ombra in cui il diritto cessa di esistere“, ha detto Colaiocco durante l’ultima udienza. Da quel momento, secondo il procuratore, Giulio sarebbe stato “privato della sua stessa condizione di essere umano titolare di diritti” e sottoposto a una violenza senza “legge, controllo, difesa, limite”.

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