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Castellanza, baby gang alla Piramide: quattro minori denunciati

I ragazzi avrebbero aggredito e rapinato quattro coetanei in venti minuti. Un quinto minore non è imputabile

Castellanza, baby gang alla Piramide: quattro minori denunciati
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Quattro minorenni sono stati denunciati dopo le aggressioni e una rapina avvenute il 23 maggio nel parchetto della Piramide di Castellanza, in provincia di Varese. Le accuse contestate a vario titolo comprendono lesioni, percosse e rapina.

Un quinto ragazzo identificato dai carabinieri non ha ancora compiuto 14 anni e non è quindi penalmente imputabile. Le indagini sono durate circa due mesi e si sono basate sulle testimonianze delle vittime, sui referti medici e sull’analisi di contenuti pubblicati su Instagram e TikTok. I fatti seguono l’operazione nazionale contro la criminalità giovanile che ha portato a 539 arresti.

Baby gang: cosa è successo al parchetto della Piramide

Gli episodi sarebbero avvenuti intorno alle 22.30. Nel parco erano presenti sia il gruppo indicato come responsabile sia le quattro vittime, tutti ragazzi minorenni.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, gli aggressori avrebbero affrontato i coetanei separatamente, sfruttando la superiorità numerica. Le provocazioni sarebbero iniziate per vecchi dissapori o motivi considerati futili, per poi trasformarsi in schiaffi, calci e pugni.

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Le quattro aggressioni si sarebbero concentrate in circa venti minuti. Le vittime sono state successivamente accompagnate dai familiari al pronto soccorso, dove sono stati documentati i traumi riportati.

In uno degli episodi un giovane sarebbe stato picchiato e obbligato a consegnare un borsello contenente 150 euro. Alcuni ragazzi sarebbero stati inoltre seguiti fino alle proprie abitazioni, prolungando la situazione di intimidazione anche dopo l’uscita dal parco.

Baby gang: come sono stati identificati i minorenni

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della stazione di Castellanza. I militari hanno raccolto le dichiarazioni delle vittime e dei genitori, confrontandole con i referti ospedalieri e con le altre informazioni disponibili.

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Un ruolo rilevante è stato svolto dall’analisi dei social network. Gli investigatori hanno esaminato in particolare Instagram e TikTok per cercare filmati della serata, immagini degli indumenti utilizzati e contenuti pubblicati dai ragazzi coinvolti.

L’incrocio tra testimonianze, immagini e informazioni raccolte sul territorio ha permesso di ricostruire i diversi ruoli. Secondo quanto emerso, il gruppo che frequentava la zona potrebbe essere più numeroso rispetto ai cinque minorenni identificati, ma soltanto per quattro sarebbero stati raccolti elementi sufficienti per procedere con una denuncia.

Baby gang: perché il tredicenne non è imputabile

Il quinto componente del gruppo non aveva ancora compiuto 14 anni al momento dei fatti. La legge italiana stabilisce che un minore di questa età non può essere considerato penalmente responsabile.

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Questo non significa che la condotta venga ignorata. Il tribunale per i minorenni e i servizi sociali possono valutare interventi educativi o di protezione, tenendo conto della situazione familiare e personale.

Per i quattro ragazzi denunciati, che avrebbero invece più di 14 anni, dovrà essere accertata anche la capacità di intendere e di volere. Nel processo minorile questa valutazione non è automatica, ma viene effettuata considerando la maturità dell’adolescente e il contesto in cui è avvenuto il reato.

Baby gang: cosa rischiano i quattro ragazzi denunciati

La denuncia non equivale a una condanna. Gli atti sono stati trasmessi all’autorità giudiziaria minorile di Milano, che dovrà valutare le prove raccolte e le singole responsabilità.

Le conseguenze dipenderanno dai reati riconosciuti, dal ruolo di ciascun ragazzo e dalla gravità delle lesioni. La rapina è un reato più grave rispetto alle percosse e può comportare l’applicazione di misure cautelari quando sussistono specifiche esigenze.

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Il sistema minorile può comunque prevedere percorsi alternativi, tra cui la messa alla prova. Il programma può comprendere attività educative, scolastiche, formative, di volontariato e di riparazione nei confronti delle vittime. In caso di esito positivo, il giudice può dichiarare estinto il reato.

L’obiettivo del procedimento resta accertare i fatti senza perdere la funzione educativa e di reinserimento prevista dalla giustizia minorile.

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