Speranzon: “A 16 anni si è pienamente capaci di intendere e volere. Il carcere? Non è un istituto riabilitativo, ma di pena”
Mentre le opposizioni parlano di “criminalizzazione di un’intera generazione”, da Fratelli d’Italia arriva una difesa convinta del ddl che introduce la presunzione di imputabilità per i minori tra i 14 e i 18 anni. Raffaele Speranzon, senatore in quota Fdi attivo sui dossier giustizia e sicurezza, parlando ad Affaritaliani inquadra il provvedimento innanzitutto come uno strumento di tutela per chi rispetta le regole: “Qualsiasi provvedimento a nostro nome mette in condizione le persone perbene di poter rischiare di meno la propria incolumità e pone un ostacolo a chi ha intenzione di offendere e di attentare all’integrità degli individui. Proteggere chi subisce, prima ancora che punire chi delinque, è il principio di ogni nostra misura”, dice il senatore.
“Purtroppo le cronache quotidiane ci raccontano una situazione, dal punto di vista della criminalità minorile, che se non trova un argine normativo rischia di garantire l’impunità dei delinquenti. Chi delinque non può restare impunito. A 16 anni si è pienamente capaci di intendere e di volere. È un decreto giusto, anzi più che giusto, la cui strada era già stata tracciata dal decreto Caivano”, dice Speranzon, di cui il ddl anti-maranza rappresenterebbe lo sviluppo naturale.
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Il discorso si allarga poi al tema delle carceri: “Noi dobbiamo aumentare gli spazi nelle carceri, investire nell’edilizia penitenziaria. È ciò che stiamo facendo, con l’obiettivo di creare più posti ed evitare che ci siano delinquenti per strada”. Ma è sulla funzione della pena che il parlamentare FdI prende una posizione distante da chi insiste sulla sola finalità rieducativa: “Il carcere ha finalità attribuite dalla Costituzione, quindi reintegrare attraverso un percorso di rieducazione il carcerato. Ma ha anche una funzione afflittiva, per il danno che il reo ha arrecato a persone innocenti che hanno visto perdere i propri averi, i propri parenti, e che non vedono un risarcimento se non anche attraverso la funzione afflittiva della detenzione”. E chiarisce: “Sono istituti di pena, non sono solo riabilitativi. Chi ha commesso un reato deve pagare un conto con la società. Bisogna ricordarsi di entrambi gli aspetti”.
È lo stesso principio che Speranzon applica al caso che negli ultimi mesi ha diviso il dibattito pubblico e la stessa maggioranza, quello di Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori dopo una rapina subita. Per il senatore di FdI, Roggero “è una figura emblema di un cittadino esasperato, che è stato più volte rapinato, picchiato, che ha visto i propri beni continuamente minacciati, e che a un certo punto ha ecceduto nella legittima difesa. È certamente clamoroso che sia costretto a pagare un risarcimento a quelli che sono i suoi carnefici”, dice. Il ragionamento si chiude con un’affermazione tranchant sulla responsabilità dei fatti: “Se quei rapinatori quel giorno, invece di andare a rubare, stavano a casa, o facevano qualcosa di utile per la società, sarebbero in vita e Roggero non sarebbe in galera. La colpa è dei malavitosi che hanno attentato alla sua incolumità fisica e patrimoniale. Roggero è una vittima”.

