Le cosiddette baby gang colpiscono soprattutto nelle zone della movida, vicino alle stazioni, nei parchi, nei centri commerciali e nei luoghi frequentati dagli adolescenti. Rapine, aggressioni, spaccio, furti e porto di armi sono tra i reati emersi dalla recente operazione della Polizia di Stato condotta in 44 province italiane.
Il bilancio nazionale comprende 539 persone arrestate o sottoposte a fermo, tra cui 47 minorenni, e altre 954 denunciate. L’attività, coordinata dal Servizio centrale operativo, ha coinvolto oltre mille agenti e ha interessato giovani che avrebbero agito sia in gruppo sia individualmente.
Baby gang: dove agiscono
L’espressione “baby gang” non indica una categoria giuridica precisa. Viene utilizzata per descrivere gruppi composti in prevalenza da adolescenti o giovani adulti che commettono reati insieme, spesso in modo occasionale e senza una struttura criminale stabile.
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Le aree maggiormente controllate dalla Polizia sono state quelle dello spaccio e della movida. Nell’ambito dell’operazione sono state verificate quasi 188 mila persone e circa 1.200 immobili, mentre oltre 19 mila dei soggetti controllati erano minorenni.
I reati contestati riguardano soprattutto:
- aggressioni, risse e lesioni;
- rapine di collane, telefoni e denaro;
- furti e ricettazione;
- spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti;
- possesso di coltelli e armi da fuoco;
- minacce e comportamenti discriminatori.
Le vittime sono spesso coetanei avvicinati nei luoghi di aggregazione. Alcune azioni iniziano con la richiesta di una sigaretta, di denaro o di un telefono e degenerano poi in intimidazioni o violenze commesse sfruttando la superiorità numerica.
Baby gang: cosa ha sequestrato la Polizia
Nel corso degli accertamenti sono stati sequestrati circa 700 chilogrammi di sostanze stupefacenti, quasi 300 mila euro in contanti, 49 armi da fuoco e 87 armi da taglio. La Polizia ha inoltre individuato 973 profili social con contenuti che inneggiavano alla violenza, all’odio o all’utilizzo di armi.
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I social network hanno quindi avuto un ruolo sia nella rappresentazione delle condotte sia nelle indagini. Fotografie e video pubblicati dagli stessi ragazzi possono consentire di riconoscere abiti, luoghi, oggetti rubati e rapporti tra i componenti dei gruppi.
La presenza di un profilo o di un contenuto violento non dimostra però, da sola, la commissione di un reato. Gli investigatori devono confrontare il materiale digitale con testimonianze, filmati di videosorveglianza e altri elementi raccolti durante le indagini.
Baby gang: cosa rischiano i minori di 14 anni
In Italia chi non ha ancora compiuto 14 anni non è penalmente imputabile. Questo significa che non può essere condannato per un reato, anche quando la condotta contestata risulta materialmente accertata.
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L’assenza di responsabilità penale non comporta però necessariamente la mancanza di interventi. Il tribunale per i minorenni può valutare misure di protezione, educative o di sicurezza, soprattutto quando ritiene che il ragazzo si trovi in una condizione di pericolosità o di grave disagio.
Possono inoltre emergere responsabilità civili per i danni provocati. La posizione dei genitori viene valutata in base alle circostanze, al dovere di vigilanza e alla capacità del minore di comprendere le conseguenze dei propri comportamenti.
Baby gang: cosa rischiano i ragazzi tra 14 e 18 anni
I minori che hanno compiuto 14 anni possono essere imputabili, ma il giudice deve accertare caso per caso che avessero la capacità di intendere e di volere nel momento in cui hanno commesso il fatto. Per gli adulti questa capacità è normalmente presunta, mentre per gli adolescenti deve essere verificata considerando maturità, personalità e contesto.
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Il procedimento minorile non ha soltanto una funzione punitiva. La legge privilegia percorsi che favoriscano il recupero e il reinserimento sociale, tra cui la messa alla prova. In questo caso il processo viene sospeso e il ragazzo segue un programma predisposto con i servizi della giustizia minorile. Se il percorso si conclude positivamente, il reato può essere dichiarato estinto.
Per i reati più gravi possono essere applicate misure cautelari, compreso il collocamento in comunità o la custodia in un istituto penale minorile. La decisione dipende dalla gravità dei fatti, dal rischio di reiterazione e dalla situazione personale del ragazzo.

