Gianni Infantino è un avvocato e dirigente sportivo svizzero di origini italiane, presidente della Fifa dal 2016. Donald Trump vorrebbe sostenerlo nella corsa alla guida delle Nazioni Unite dopo la conclusione del mandato di António Guterres.
Infantino, le origini italiane e gli studi in Svizzera
Giovanni Vincenzo Infantino è nato il 23 marzo 1970 a Briga, nel Canton Vallese. I genitori erano lavoratori italiani emigrati in Svizzera. Il padre proveniva da Reggio Calabria, mentre la madre aveva origini lombarde.
È cresciuto in una famiglia vicina al mondo del lavoro e dell’immigrazione italiana. Ha studiato Giurisprudenza all’Università di Friburgo e parla diverse lingue, tra cui italiano, francese, tedesco, inglese, spagnolo e portoghese.
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Prima di entrare nelle grandi istituzioni calcistiche lavorò come consulente legale e segretario generale del Centro internazionale per gli studi sullo sport di Neuchâtel. L’organizzazione si occupa di ricerca, formazione e diritto applicato allo sport.
Infantino è sposato con la libanese Leena Al Ashqar, conosciuta durante gli anni universitari, e ha quattro figlie. Oltre alla cittadinanza svizzera possiede quella italiana.
Infantino: la carriera nell’Uefa e i sorteggi televisivi
Infantino entrò nell’Uefa nell’agosto 2000, occupandosi inizialmente di questioni giuridiche, commerciali e legate al calcio professionistico. La sua crescita interna fu rapida.
Nel 2007 divenne vicesegretario generale. Due anni dopo assunse l’incarico di segretario generale, lavorando al fianco dell’allora presidente Michel Platini. Per il pubblico televisivo diventò riconoscibile soprattutto attraverso i sorteggi di Champions League ed Europa League.
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Durante il periodo all’Uefa seguì l’introduzione del fair play finanziario, la riorganizzazione delle competizioni europee e i rapporti con club, federazioni e istituzioni politiche.
La candidatura alla presidenza della Fifa arrivò nel 2015, dopo la sospensione di Platini. Il dirigente francese avrebbe dovuto partecipare alle elezioni per sostituire Sepp Blatter, ma venne escluso in seguito a un procedimento disciplinare.
Infantino: l’elezione alla Fifa dopo lo scandalo Blatter
Infantino venne eletto presidente della Fifa il 26 febbraio 2016, al secondo scrutinio. Prese il controllo di una federazione segnata dalle indagini internazionali sulla corruzione e dalle dimissioni di Blatter.
Si presentò come il candidato della riforma, promettendo maggiore trasparenza e una distribuzione più ampia delle risorse alle federazioni nazionali. È stato riconfermato senza avversari nel 2019 e nel 2023.
Sotto la sua presidenza, il Mondiale maschile è passato da 32 a 48 squadre. È stato ampliato anche il Mondiale per club, trasformato in una competizione quadriennale con 32 partecipanti. Le entrate della Fifa sono cresciute e una quota maggiore dei ricavi è stata destinata ai programmi di sviluppo delle federazioni.
La sua gestione ha ricevuto critiche per i rapporti con governi autoritari, per l’assegnazione delle competizioni e per la limitata concorrenza nelle elezioni interne. Infantino ha difeso le proprie scelte sostenendo che il calcio debba mantenere un dialogo con tutti i Paesi.
Infantino, il rapporto con Trump nato con i Mondiali 2026
I rapporti con Donald Trump si sono intensificati durante la preparazione dei Mondiali 2026 organizzati da Stati Uniti, Canada e Messico. Infantino ha partecipato a incontri alla Casa Bianca e a numerosi appuntamenti pubblici con il presidente americano.
Al termine della competizione, i due hanno celebrato insieme i risultati del torneo, che per la prima volta ha coinvolto 48 nazionali. Infantino ha presentato il calcio come uno strumento capace di avvicinare governi e popolazioni, una posizione che Trump avrebbe apprezzato.
Secondo il New York Post, il presidente statunitense considera Infantino “rispettato da tutti nel mondo” e dotato di una capacità particolare di unire le persone. Non risulta però una candidatura ufficiale presentata dal governo americano né una dichiarazione di disponibilità del presidente della Fifa.
Infantino, perché Trump non può nominarlo da solo
La scelta del segretario generale Onu non dipende direttamente dal presidente degli Stati Uniti. La nomina viene effettuata dall’Assemblea generale su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza, nel quale Washington dispone del diritto di veto insieme a Cina, Russia, Francia e Regno Unito.
Infantino dovrebbe quindi ottenere l’appoggio di una maggioranza del Consiglio e non subire il veto di nessuno dei cinque membri permanenti. Dovrebbe anche confrontarsi con candidati già entrati nella procedura ufficiale, tra cui Michelle Bachelet, Rafael Grossi, Rebeca Grynspan e María Fernanda Espinosa.
Il secondo mandato di Guterres termina il 31 dicembre 2026. Infantino, nel frattempo, resta alla guida della Fifa e non ha annunciato l’intenzione di lasciare il calcio per entrare alle Nazioni Unite.

