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Cronache
Chi sono i 4 super latitanti ricercati dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro

Dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro, ecco chi sono i 4 super latitanti che rimangono iscritti nella lista del Viminale

Alle prime ore di oggi (16 gennaio), Matteo Messina Denaro, dopo 30 anni di latitanza, è stato arrestato. Per l'Italia, la giustizia e le vittime per mano della mafia è un grande giorno, tanto che la Premier Meloni ha detto: "Il 16 gennaio diventi giorno per celebrare la lotta alla mafia".

Ora l'elenco dei latitanti di massima pericolosità stilato dal Ministero dell'Interno è sceso a quattro nomi e coinvolge tutte le organizzazioni criminali attive in Italia, da Cosa Nostra alla Camorra, passando per la 'ndrangheta e sono: Attilio Cubeddu, Giovanni Motisi, Renato Cinquegranella e Pasquale Bonavota. Soprattutto, dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro, restano quattro i super latitanti 'di massima pericolosità' inseriti nella lista dei 'most wanted' stilata dal Viminale.

Chi sono gli ultimi 4 super latitanti ricercati in Italia: Attilio Cubeddu

Partiamo da Attilio Cubeddu, nome storico dell’Anonima sequestri sarda, nasce ad Arzana, in provincia di Nuoro, nel 1947 e dopo diversi reati commessi da giovanissimo si scopre una vocazione per i rapimenti: partecipa tra gli altri a quelli Rangoni Machiavelli, Bauer e Peruzzi, fino all’arresto del 1984 a Riccione.

La condanna a 30 anni sembra l’inizio della fine, ma Attilio Cubeddu è furbo e determinato si comporta da detenuto modello e riesce ad ottenere diversi permessi premio: da uno di questi, concessogli nel gennaio del 1997 a Badu 'e Carros per vedere moglie e figlie, 'dimentica' di rientrare. È da quel momento che diventa praticamente un fantasma. Un fantasma che si materializza nei giorni del sequestro Soffiantini, di cui è implacabile carceriere. L'imprenditore bresciano lo ha definito: "Il più cattivo di tutti". 

La polizia e i carabinieri cercano inutilmente ovunque Attilio Cubeddu: in Corsica, Spagna, Germania, Sud America e, naturalmente, in Sardegna, dove secondo alcuni avrebbe trascorso gran parte della sua latitanza, protetto da un network di fiancheggiatori. Negli anni si è fatta strada l’ipotesi che in realtà sia morto, ucciso da un complice per una storia di soldi: nel dubbio, la caccia resta aperta. 

Chi sono gli ultimi 4 super latitanti ricercati in Italia: Giovanni Motisi

Nell'elenco del Viminale c'è Giovanni Motisi, 'u pacchiuni', 'il grasso', 63 anni, palermitano doc, è ricercato dal ‘98 per omicidio, dal 2001 per associazione di tipo mafioso e dal 2002 per strage. Ha l’ergastolo da scontare, il killer di fiducia di Toto’ Riina, secondo un collaboratore di giustizia presente anche quando si parlò per la prima volta di ammazzare il generale Dalla Chiesa. Nel ’99, durante la perquisizione della sua villa di Palermo, spunta una fitta corrispondenza tra lui e la moglie Caterina, bigliettini recapitati da ‘postini’ fidati assieme a vestiti e regali.

Ed è dello stesso anno l’ultima 'apparizione' certa in Sicilia di Giovanni Motisi 'u pacchiuni', alla festa di compleanno della figlia: nelle foto ritrovate diversi anni dopo risaltano le pareti coperte con lenzuola bianche per non far riconoscere il posto. Da allora, più niente o quasi tanto da alimentare il sospetto – ricorrente nelle grandi latitanze - che Motisi possa essere morto.

Un’altra ipotesi è che Giovanni Motisi abbia cercato, e trovato, riparo in Francia: l’esattore del racket Angelo Casano ha raccontato che nel 2002 Motisi  'perse' la reggenza di Pagliarelli a vantaggio di Nino Rotolo e che per un paio d’anni si nascose nell’Agrigentino, ‘terra’ di Giuseppe Falsone. Boss arrestato nel 2010 dalla Gendarmeria francese a Marsiglia.

Chi sono gli ultimi 4 super latitanti ricercati in Italia: Renato Cinquegranella

Boss della camorra, classe 1949, anche di Renato Cinquegranella si sono praticamente perse le tracce dal 2002.  Ricercato per associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione ed altro, originariamente legato alla Nuova Famiglia, storici rivali della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, di lui resta negli archivi una vecchia foto sgranata in bianco e nero, calvizie avanzata, occhiali, baffi neri e sguardo fisso nell’obiettivo. 


Renato Cinquegranella è un volto come tanti, eppure il suo nome compare nelle cronache giudiziarie di due dei delitti che più hanno scosso Napoli: l’omicidio di Giacomo Frattini, alius 'Bambulella', soldato della Nco, torturato, ucciso e fatto a pezzi nel gennaio dell’82, e il massacro del capo della Mobile Antonio Ammaturo e del suo autista, Pasquale Paola, ‘firmato' nel luglio dello stesso anno dalle Brigate Rosse. L’episodio confermò l’esistenza di un 'patto scellerato' tra le Br e i capi-zona della camorra del centro di Napoli. Dal dicembre 2018 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, finora senza esito.     

Chi sono gli ultimi 4 super latitanti ricercati in Italia: Pasquale Bonavota

Pasquale Bonavota è l’ultimo entrato nel gruppo dei latitanti 'di massima pericolosità' inseriti nel 'Programma speciale di ricerca' dal Giirl, il Gruppo integrato interforze per la ricerca dei latitanti istituito presso la Direzione centrale della polizia criminale. L’omonima cosca di 'ndrangheta è una delle più potenti e temute, seconda solo ai Mancuso nel 'feudo' di Vibo Valentia: se il fratello Domenico – figlio del defunto boss dell’omonimo clan di Sant’Onofrio - è ritenuto il capo dell’ala “militare”, Pasquale, 48 anni, è la "mente".


Pasquale Bonavota è ricercato dalla fine di novembre del 2018 per associazione di tipo mafioso e omicidio aggravato in concorso, fa perdere le sue tracce dopo una condanna in primo grado all’ergastolo (poi cancellata in appello) rimediata nel processo 'Conquista'. In uno degli ultimi rapporti 'Mafie nel Lazio', si legge: "Negli anni è stato in grado di imprimere importanti cambiamenti nella sua cosca, estendendone gli affari a Roma". Secondo il rapporto sarebbe del boss dagli inizi del nuovo millennio, sarebbe la prima ‘locale’ autonoma della criminalità calabrese nella capitale. Ma i Bonavota hanno interessi ben avviati anche in Liguria, Piemonte e all'estero.

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