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ColtivaItalia, oltre un miliardo per rilanciare l’agricoltura. La partita delle filiere si gioca anche in Europa

Con il via libera definitivo del Senato del 4 novembre, con 76 voti favorevoli, nessun contrario e 64 astensioni, ColtivaItalia diventa legge

ColtivaItalia, oltre un miliardo per rilanciare l’agricoltura. La partita delle filiere si gioca anche in Europa
Francesco Lollobrigida

Oltre 1,18 miliardi per sostenere l’agricoltura italiana, rafforzare le filiere e favorire l’ingresso di giovani e donne. Con il via libera definitivo del Senato del 4 novembre, con 76 voti favorevoli, nessun contrario e 64 astensioni, ColtivaItalia diventa legge. È un provvedimento sul quale il ministro Francesco Lollobrigida ha puntato molto e che arriva in un momento particolarmente delicato per il settore, alle prese con l’aumento dei costi di produzione, le conseguenze dei cambiamenti climatici e le incognite della nuova Politica agricola comune europea. Come spiegano i tecnici del ministero, la priorità è la capacità dell’Italia di produrre una quota maggiore delle materie prime che consuma, ridurre la dipendenza dall’estero e rendere più competitive le imprese. In un quadro internazionale instabile, il rafforzamento delle produzioni nazionali si intreccia con il negoziato europeo sui sostegni agli agricoltori. In gioco ci sono redditi delle imprese, sicurezza degli approvvigionamenti e tenuta di interi territori. Il capitolo più consistente riguarda le filiere. Sono previsti 300 milioni per le produzioni agricole strategiche, altrettanti per l’allevamento bovino nazionale e 300 milioni per il Piano olivicolo 2026-2030.

Si aggiungono 70 milioni per il Fondo sovranità alimentare, destinati a comparti come grano tenero, orzo, mais e proteine vegetali. L’obiettivo è aumentare la capacità produttiva nazionale, soprattutto nei settori maggiormente esposti alle importazioni e alle oscillazioni dei prezzi. Confagricoltura ha accolto positivamente il provvedimento, ricordando come le aziende siano da tempo strette tra rincari energetici, costi dell’acqua e dei prodotti necessari alle coltivazioni, eventi climatici estremi e una concorrenza internazionale sempre più difficile. Per la Confederazione, le nuove risorse rappresentano un sostegno importante per le produzioni strategiche e per la competitività dell’intero sistema agroalimentare. Centrale anche il ricambio generazionale. ColtivaItalia destina 150 milioni all’imprenditoria agricola giovanile e femminile attraverso la misura Più Impresa. A questo si aggiunge la possibilità di assegnare ai giovani tra i 18 e i 41 anni oltre 8.400 ettari di terreni ISMEA in comodato gratuito per dieci anni, con un’opzione di acquisto finale a condizioni agevolate. Il presidente di ISMEA, Livio Proietti, e il direttore generale Sergio Marchi hanno sottolineato proprio l’importanza di mettere insieme accesso alla terra e investimenti, due strumenti decisivi per avviare un’attività agricola.

Secondo i vertici dell’istituto, il rifinanziamento di Più Impresa potrà sostenere non soltanto la nascita di nuove aziende, ma anche il consolidamento di quelle esistenti e il loro ammodernamento. ColtivaItalia punta anche sulla ricerca. Il provvedimento prevede 50 nuove assunzioni al CREA e 10 milioni di euro per ammodernare laboratori e aziende sperimentali. Il presidente dell’ente, Andrea Rocchi, ha spiegato che l’ingresso di giovani ricercatori e nuove competenze, insieme al potenziamento delle strutture, è indispensabile per avvicinare la ricerca alle esigenze delle imprese agricole e trasformare l’innovazione in risultati concreti. Il provvedimento ha anche un risvolto territoriale. Recuperare terreni abbandonati, sostenere nuove aziende e favorire l’occupazione significa anche contrastare lo spopolamento delle aree interne.

Per molti territori rurali, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle zone montane, l’agricoltura rimane una delle poche attività capaci di generare economia e garantire un presidio continuativo del territorio. Naturalmente gli incentivi non bastano senza infrastrutture e servizi, ma possono contribuire a creare le condizioni perché giovani e famiglie abbiano una possibilità concreta di restare. E non a caso è proprio il commissario alla ricostruzione del sisma 2016, Guido Castelli, uno dei primi a commentare positivamente la legge, collegandola al contrasto dello spopolamento: «Un giovane che avvia un’impresa agricola o zootecnica in un piccolo comune non crea soltanto reddito: contribuisce a mantenere viva una comunità e a presidiare il territorio. È questa la logica del diritto a restare che stiamo portando avanti nell’Appennino centrale». La vera incognita arriva dall’Europa.

Come osserva una fonte del ministero guidato da Lollobrigida: «La proposta di riforma della PAC per il periodo 2028-2034 modifica profondamente l’attuale sistema di sostegno agricolo, inserendolo in una programmazione finanziaria più ampia. Una prospettiva che preoccupa noi e le organizzazioni di categoria, soprattutto per il rischio di riduzione dei finanziamenti e di una progressiva frammentazione delle politiche agricole tra gli Stati membri». A richiamare l’attenzione su questi problemi è stato anche Angelo Frascarelli, economista agrario e studioso della PAC, in un contributo presentato al Parlamento italiano. Secondo la sua analisi, la proposta iniziale della Commissione comporterebbe una riduzione delle risorse agricole stimabile intorno al 20%, oltre a una maggiore responsabilità degli Stati membri nella programmazione degli interventi. Una prospettiva che solleva interrogativi sulla continuità dei sostegni e sulla capacità di garantire condizioni omogenee alle imprese europee.

Si tratta, naturalmente, di valutazioni riferite alla proposta iniziale, ancora oggetto di negoziato. Sulla stessa linea le preoccupazioni espresse dal presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha chiesto di salvaguardare risorse adeguate e regole comuni, evitando che l’agricoltura venga penalizzata dalla concorrenza con altre priorità di spesa. Per Fini, il settore ha bisogno soprattutto di stabilità, semplificazione e certezza giuridica, condizioni indispensabili per programmare investimenti che spesso richiedono anni prima di produrre risultati. Anche Coldiretti, commentando positivamente l’approvazione di ColtivaItalia, ha indicato proprio nella futura PAC la prossima grande sfida, chiedendo che l’Europa garantisca finanziamenti adeguati a un settore sempre più strategico per la sicurezza alimentare. Il confronto europeo, peraltro, è tutt’altro che concluso. Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato il 26 ottobre una posizione negoziale parziale sulla futura PAC, mentre rimane ancora da definire la dotazione finanziaria complessiva.

La Commissione ha proposto circa 300 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli agricoltori e per gli interventi di crisi, ai quali dovrebbero aggiungersi ulteriori risorse attraverso i piani nazionali e regionali. La ripartizione definitiva dipenderà dall’accordo sul bilancio europeo 2028-2034. «È proprio in questo scenario che ColtivaItalia assume un significato che va oltre i singoli finanziamenti. L’Italia cerca di rafforzare le proprie filiere mentre si discute il futuro degli strumenti comunitari che, da decenni, sostengono il reddito degli agricoltori e lo sviluppo rurale. Le risorse nazionali possono accompagnare questa trasformazione, ma non sostituire una PAC adeguatamente finanziata», aggiunge la fonte del ministero dell’Agricoltura. Il settore continua a competere sui mercati internazionali. Lollobrigida ha richiamato il valore di 74,5 miliardi di euro raggiunto dall’export agroalimentare italiano, un risultato che conferma la forza commerciale del Made in Italy. Ma proprio questa capacità di esportazione convive con la necessità di importare quantità rilevanti di materie prime agricole. Rafforzare la produzione nazionale significa anche rendere meno vulnerabili le filiere di fronte alle crisi internazionali. Il governo può rivendicare di aver portato a conclusione un provvedimento che affronta contemporaneamente produzione, ricerca, accesso alla terra e ricambio generazionale. Il merito politico di Lollobrigida è aver riunito queste priorità in una legge. La prova sarà trasformare le risorse in investimenti, mentre si decide il futuro della PAC.

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