Niente carcere per Francesco Schettino. L’ex comandante è colpevole per tutti i capi d’accusa ed è stato condannato a 16 anni e un mese per il naufragio della Costa Concordia. Interdetto per 5 anni e 4 mesi dal comando. Corte più clemente dell’accusa che aveva chiesto 26 anni e 3 mesi. Non riconosciuta l’aggravante della colpa coscienziosa sull’omicidio plurimo colposo. Niente aggravanti per l’abbandono della nave. Costa condannata insieme a Schettino a pagare centinaia di risarcimenti alle parti civili. Tra di loro anche la moldava Domnica. Il comandante assente dall’aula per la lettura della sentenza “per un’influenza”. Aveva detto: “Quella notte sono morto anche io”. Respinta la richiesta di arresto immediato: Schettino resta libero.
Difesa Schettino, condanna grave ma meno di richiesta – “E’ una condanna grave e, ovviamente, non ci soddisfa”. Cosi’ Domenico Pepe, uno dei difensori di Schettino ha commentato il provvedimento del tribunale di Grosseto. “C’e’ anche da dire – ha aggiunto – che le richieste dell’accusa escono fortemente ridimensionate. Ovviamente faremo appello, ma sara’ importante leggere le motivazioni”.
Pm Navarro, sentenza che ci soddisfa – “E’ una sentenza che ci soddisfa”: cosi’ il pubblico ministero Maria Navarro ha commentato, a caldo, la decisione dei giudici di Grosseto che hanno condannato Francesco Schettino a 16 anni.
Legale parti civili, individuare altri responsabili – L’avvocato Alessandra Guarini, difensore della parte civile ‘Giustizia per la Concordia’, giudica positivamente “il segnale delle provvisionali riconosciute per i danni”. “Noi – ha dichiarato – avevamo sollecitato ad andare oltre Schettino, che non poteva pagare per tutti. La Procura vada ora a individuare gli altri responsabili”.
Legale Costa, rigettate speculazioni parti civili – “La sentenza ha rigettato duramente tutte le richieste speculative che erano state fatte dalle parti civili”. Cosi’ Marco De Luca, legale di Costa Crociere. La compagnia e’ stata condannata a risarcire, in solido con Schettino, i soggetti costituiti come danneggiati. “Le richieste – ha aggiunto De Luca – erano 20, 30 volte superiori a quelle che il tribunale ha riconosciuto. Quindi, dire che questa sentenza abbia in qualche modo riconosciuto le parti civili, mi pare francamente fuori luogo. Dalle provvisionali concesse – ha concluso il legale – risulta anche equo quanto Costa aveva offerto fin dall’inizio. Per noi questo e’ motivo di soddisfazione”.
Tribunale, no ad arresto per Schettino – Il collegio giudicante composto da Giovanni Puliatti (presidente) e dai giudici a latere Sergio Compagnucci e Marco Mezzaluna ha respinto la richiesta di arresto cautelare per Francesco Schettino avanzata dall’accusa. Secondo i giudici, infatti, la condotta dell’ex comandante della Concordia, sempre presente alle udienze, e’ tale da non richiedere la misura cautelare, anche in presenza di una pena considerevole comminata in primo grado.
Codacons, Tribunale sconfessa Procura – Il Tribunale di Grosseto sconfessa in modo definitivo l’operato della Procura e condanna il Comandante Francesco Schettino a 16 anni e un mese di reclusione, ben lontani dai 26 anni e 3 mesi che erano stati richiesti dalla Procura. Lo afferma il Codacons commentando la sentenza sul naufragio della Costa Concordia. Molti degli argomenti portati in giudizio dal Codacons al fine di evidenziare i devastanti malfunzionamenti della nave e l’evidente nesso causale tra questi ultimi e la perdita di vite umane, nonche’ le altrettanto evidenti responsabilita’ della compagnia armatrice e degli organismi di certificazione e controllo, sono stati evidentemente tenuti dal Tribunale in ampia considerazione nel determinare l’entita’ della condanna – spiega l’associazione – Tra 90 giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza e potranno farsi piu’ precise valutazioni. Quel che e’ certo e’ che la decisione del Tribunale e’ lontanissima dalle richieste durissime della Procura che non sono state accolte dai giudici. (
L’ULTIMA DIFESA DI SCHETTINO – Durante l’ultima udienza del processo Concordia, Francesco Schettino aveva pianto in aula con le sue dichiarazioni spontanee: “Il 13 gennaio 2012 sono morto anche io”. Poi rinuncia a terminare l’intervento. “Tre giorni dopo l’incidente – ha sottolineato Schettino – la mia testa e’ stata offerta, con la convinzione errata di salvaguardare interessi economici, dalle prime ore dopo il naufragio, con la divulgazione di atti processuali, prima che fossero analizzati e compresi nelle sedi opportune, fino alle ultime fasi di questo processo, in cui sono state utilizzate frasi lesive alla dignita’ umana, lesive anche per coloro che le hanno utilizzate e pronunciate in quest’aula. Questo, nel tentativo di avvalorare a tutti i costi l’immagine di un uomo meritevole di una condanna che sia in linea con il progetto iniziale, che soddisfi le logiche utilitaristiche che a tutti sono ormai chiare. Ho vissuto tre anni – ha detto Schettino – in un innegabile tritacarne mediatico, la cui violenza, se non subita, e’ difficile da comprendere. Questo, unito al dolore per quanto e’ accaduto, rende difficile definire vita quella che attualmente sto vivendo. Le strategie finalizzate al mio isolamento processuale e personale, fatte veicolare dai media che sono caduti in questa trappola, hanno distorto la realta’ dei fatti alterandoli nella sostanza e nella forma, offrendo un’immagine al pubblico della mia persona, non corrispondente alla realta’”.
Schettino cita l’episodio di ieri, quando ha abbandonato l’aula per assumere dei medicinali. “Invece – ha aggiunto il comandante – si e’ scritto di un gesto di stizza nei confronti delle repliche della Procura. E’ difficile vivere cosi’, mi e’ dispiaciuto tantissimo. Tutto puo’ essere frainteso”. Schettino ha, poi, sottolineato la decisione di Costa Crociere di trasferire parte del settore in Germania: “Si fa questo per scaricare definitivamente le responsabilita’ determinate dalle carenze di alcuni settori che la compongono. Non a caso, la gestione della sicurezza in un’organizzazione e’ delegata ad una struttura, considerata da estirpare secondo l’amministratore delegato. Quindi, a poche ore dalla sentenza, e’ inevitabile l’intenzione di concludere un disegno iniziato tre anni fa, che vede ricadere ogni responsabilita’ di questo incidente sulla mia persona, senza alcun rispetto per la verita’, la comprensione dell’accaduto e soprattutto la memoria delle vittime”. Il comandante della Concordia ha anche ricordato che, dopo il naufragio del Giglio sono cambiate le norme sulla costruzione delle navi e sulle dotazioni tecnologiche, come i sistemi Napa. E’ stato detto – ha continuato Schettino – che non mi sono assunto le mie responsabilita’, circostanza non vera, come risulta dagli atti. La pubblica accusa mi ha attribuito una mancanza di sensibilita’ nei confronti delle vittime, per non aver chiesto pubblicamente scusa, altra circostanza non vera. Cospargersi il capo di cenere, altra espressione della Procura, e’ un modo per esibire pubblicamente i propri sentimenti, scelta che io non ho fatto, ritenendo che il dolore non va esibito. Diversamente sarebbe servito a strumentalizzarlo. Alla fine mi vedo costretto a raccontare momenti intimi e dolorosi che ho condiviso con alcuni naufraghi, a casa mia”. A questo punto Schettino si commuove, riesce solo a pronunciare “non si dovevano permettere, questo non lo volevo fare…”, poi accentua il pianto e conclude: “Va bene cosi’”.
| “VADA A BORDO, CAZZO!”. DENTRO IL PROCESSO: LE CARTE SEGRETE DEL NAUFRAGIO CONCORDIA
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