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Cronache
Confcommercio, voci di molestie: liti e veleni tra Sangalli e 3 vicepresidenti
SCHIAFFO 4 - Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. Fermarsi un attimo per ristabilire la verità dopo le accuse di molestie? L'associazione che rappresenta merita un capo sereno e a tempo pieno.

Volano gli stracci in Confcommercio dove nel mirino è finito addirittura il potentissimo presidente Carlo Sangalli, saldamente alla guida dell'associazione di categoria dal 2006. Secondo quanto rivela il Corriere della Sera, tutto è iniziato il 7 giugno scorso quando, al termine dell'assemblea generale Sangalli si è visto recapitare una lettera firmata da Maria Luisa Coppa, Renato Borghi e Paolo Uggé (tre dei sette vicepresidenti) che lo accusano di non poter più restare in carica, facendo riferimento a "ragioni-etico-morali" che lo renderebbero "totalmente incompatibile" con la poltrona e lo invitano a rassegnare subito le dimissioni.

"Quanto accaduto e il numero di persone che ne sono a conoscenza - prosegue la lettera riportata dal Corriere della Sera - costituiscono un grave, incombente e temibile pericolo per la reputazione della Confederazione (basta scorrere la rassegna stampa quotidiana che mette in risalto in tutto il mondo analoghe circostanze)". Il riferimento è alla campagna Metoo e alle continue denunce di molestie nei confronti di uomini potenti che in quei giorni occupano le pagine dei giornali.

Sangalli non reagisce vsubito ma dopo 12 giorni risponde di non avere neppure una pallida idea di cosa si stia parlando, chiede di avere spiegazioni e accusa lo scritto di essere "quasi minatorio", spiega di non aver alcun motivo o ragione per dimettersi e accusa i vice di fare una "campagna denigratoria".

Il CorSEra spiega anche che il presidente ora dichiara di aver affrontato subito due dei vicepresidenti di persona e che, dopo la lettera, aveva incaricato un avvocato penalista e a gennaio si era rivolto anche a un investigatore privato. Per lui, solo parlare di un caso di molestie è già una "condanna definitiva e senza possibilità di appello o difesa". E aggiunge: "Escludo categoricamente di aver mai molestato chicchessia, né nel 2011 né mai! Non ho mai mancato di rispetto a nessuno dei miei collaboratori, anzi tutt’altro".

La questione a cui si fa rifermento è quella che riguarda la sua ex segretaria. "A primavera 2018 i tre vicepresidenti - scrive il Corriere della Sera - erano anche venuti a sapere dell’esistenza di un atto firmato a gennaio 2018, davanti a un notaio di Roma, con il quale Sangalli aveva donato alla signora, che aveva lasciato il suo ufficio anni prima, 216 mila euro (200 mila più l’8% di tasse che la donataria deve versare al Fisco). I contraenti non specificano la motivazione e la signora, contattata dal Corriere, ha preferito non parlare. Davanti al notaio è seduto come testimone anche Francesco Rivolta, allora direttore generale di Confcommercio, che assiste all’operazione. Potrebbe trattarsi di un risarcimento? Sangalli spiega che ha «pagato perché costretto da una vera e propria violenza psicologica», fatta di pressioni e di richieste di dimissioni, di messaggi e lettere anonime. Insomma: sostiene di aver voluto salvaguardare «la Confederazione e la serenità della mia famiglia». Ma scelse di non denunciare".

"L’ultimo atto arriva il 5 ottobre scorso, quattro mesi dopo la famosa lettera dei vicepresidenti, quando Sangalli firma il licenziamento in tronco di Francesco Rivolta, giustificandolo nell’ambito di una ristrutturazione organizzativa. La raccomandata viene recapitata a Rivolta il 25 ottobre e lui risponde per iscritto il 29, accusando Sangalli di non avere il potere per mandarlo via, di aver violato lo statuto e annunciando che ricorrerà alle vie legali. In una lettera al Consiglio federale Rivolta esprime tutta la sua «preoccupazione per le conseguenze» dei comportamenti del presidente «fuori e contro gli organismi preposti». E aggiunge: «Non mi si può chiedere di gestire, per il tempo necessario e con la massima cautela, problematiche personali che chiamano direttamente in causa il presidente e poi sottrarsi a quanto concordato e sottoscritto, mettendo così a rischio la tenuta delle intese, l’immagine e il ruolo pubblico del vertice della nostra Confederazione». Un mese fa Sangalli ha presentato querela «per diffamazione aggravata ed estorsione». Lo ha fatto «all’inizio di ottobre contro Rivolta e tutti coloro che la magistratura riterrà responsabili». La stessa ex segretaria nel 2012 è andata a lavorare nell’ufficio di Francesco Rivolta"., conclude il Corriere.

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