Il caos è generalizzato. Per tornare in Italia occorre rispettare il metro di distanza anche sui voli. Chi non lo fa di solito non riesce a rientrare. “Non capisco il senso di questa scelta”, dice Angelo, un amico che aspetta un gruppo bloccato a Santo Domingo, tra loro anche un anziano colpito da ictus: “la Lamorgese fa sbarcare e rifocillare centinaia di clandestini e viene negato il permesso di sbarco a Fiumicino a quasi 200 italiani per il metro di distanza? Secondo voi i clandestini rispettavano il metro?”
Dall’inizio dell’emergenza esiste un’Unità di Crisi, coordinata con le Ambasciate e i nostri Consolati nel mondo al fine di individuare, in costante raccordo con le Autorità dei Paesi esteri, mezzi e itinerari per il rimpatrio di tutti gli italiani che vogliono tornare in patria.
Sarebbero più di “30.000 i connazionali rientrati da oltre 30 diversi Paesi e le operazioni di rimpatrio proseguono, con voli dall’Asia, dall’America Latina e dagli Stati Uniti”, spiegano al ministero degli Esteri.
Ma il rientro resta un’impresa non semplice.
E’ da marzo che un gruppo di italiani cerca di tornare da Santo Domingo. Sono arrivati nella capitale caraibica prima dell’esplosione del Coranovirus, da dicembre a inizio febbraio. Bloccati in 167, tra cui un 71enne colpito da ictus durante il soggiorno, si ritrovano i voli pagati ma cancellati all’ultimo momento. Mentre scriviamo la situazione è in evoluzione.
Fausto Terzoni da Santo Domingo ad Affaritaliani: “Io ci sto provando dal 25 marzo. Il giorno che avevo il volo di ritorno che è poi stato cancellato. Ho scritto subito alla Farnesina ma mai nessuno ha risposto. Finché un giorno guardando in internet ho scritto all’ambasciata di Santo Domingo. Mi hanno risposto che era già in essere un secondo volo ma era già completo. Mi avrebbero avvisato se ci fossero novità. Mai state. Poi è uscita la notizia che una agenzia di Santo Domingo stava preparando un volo di ritorno. Ho sentito l’ambasciata per sapere l’affidabilità di questa agenzia e avendo avuto rassicurazione in merito ci siamo messi in lista. Dopo qualche giorno mi hanno inviato una mail dicendo che Blu Panorama (l’agenzia, ndr) aveva tutti i permessi e si poteva procedere al pagamento di 1000 euro. La mattina del giorno della partenza mi avvisano che il volo è stato cancellato. Blu Panorama dà la colpa all’Italia. La Farnesina dice che non hanno rispettato il metro di distanza e hanno negato il volo”.
I protocolli di sicurezza italiani prevedono un metro di distanza tra i passeggeri. Se il metro non è rispettato non si parte. Ma è difficile comprendere del tutto la ratio del provvedimento tanto più in un quadro di incertezza in cui le notizie sulle modalità di contagio sono in evoluzione.
Lo spazio passeggeri è arieggiato con aria condizionata ed è un luogo chiuso per molte ore. Se vi fosse tra i viaggiatori qualcuno colpito da Coronavirus e questi anche solo starnutisse si potrebbe comunque correre il pericolo di un contagio degli altri passeggeri, anche per mancanza di aerazione forzata dall’esterno. Il pericolo, metro o non metro, si corre sempre. Le persone dovrebbero, una volta atterrate, comunque stare in quarantena per un periodo lungo.
“La nostra compagnia”, scrive Blu Panorama, “ha tentato fino ad oggi, invano di ottenere l’autorizzazione informando anche le autorità competenti che il volo di rimpatrio era stato programmato in continuità con i precedenti esclusivamente per consentire ai cittadini italiani di rientrare e nostro malgrado le autorità italiane non hanno ritenuto che il volo BV 8537 rientri nei casi eccezionali di protezione dei cittadini all’estero (art. 4.10 del DPCM 194 de 10 aprile 2020)”.
La compagnia chiedeva una deroga per il metro di distanza, vista la situazione eccezionale ma non c’è stato modo.
“Abbiamo protestato, scrivendo all’Ambasciata e alla Farnesina, ed è successo di tutto”, scrive Terzoni, pochi minuti fa, “l’ambasciata mi ha chiamato spiegandomi che stasera parte un altro volo. Io e il mio amico che ha avuto l’ictus ci siamo messi in lista e dovremmo atterrare domani, a Milano. Incrociamo le dita e speriamo bene.”


