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Cronache
Coronavirus, gli orafi di Ponte Vecchio a Firenze restano chiusi per protesta

La crisi derivante dal Coronavirus, che a Firenze sta provocando ingenti danni economici non risparmia neppure le storiche e blasonate botteghe degli orafi di Ponte Vecchio. Dopo il grido di allarme dei commercianti del centro storico di Firenze che ieri, sotto la sigla di Confcommercio hanno chiesto di riaprire, dopo una animata conferenza stampa al caffè Gilli in piazza della Repubblica alla quale ha partecipato il sindaco Dario Nardella, che ha promesso ai locali quali bar e ristoranti l'esenzione dell'imposta di occupazione di suolo pubblico, da oggi sul Ponte Vecchio va in scena la protesta - silenziosa ma non meno polemica - dei titolari delle storiche botteghe orafe che hanno affisso sulle loro vetrine degli adesivi gialli con scritto: "Ponte Vecchio e le sue botteghe, da sempre simbolo del patrimonio artistico fiorentino, in Italia e nel mondo, resterà chiuso per assenza di risposte concrete alle esigenze del settore culturale, artistico, turistico. Le nostre botteghe sono nella storia. Noi imprenditori ripartiremo solo con progetti condivisi e sostenibili". In sostanza i titolari delle storiche gioiellerie, che si salvarono sia dalle bombe dei nazisti in fuga durante la Seconda Guerra Mondiale, che dall'alluvione del 1966 seppur con gravi danni, denunciano la sostanziale assenza di risposte adeguate dal mondo della politica, sia locale che nazionale, riguardante i loro esercizi commerciali. La totale mancanza di turisti da un parte, e l'assenza di risposte sulle misure sanitarie da effettuare per la riapertura dall'altra, non fa altro che aggravare la situazione che giorno dopo giorno si fa sempre più pesante. La presidente dell'Associazione Ponte Vecchio Giuditta Biscioni, che discende da una famiglia presente sul ponte forse più famoso del mondo da oltre 150 anni, denuncia la grave situazione di commesse e commessi che ormai da due mesi non hanno più lo stipendio perchè non hanno ricevuto ancora i soldi della cassa integrazione in deroga come promesso dalle istituzioni, e allo stesso tempo denuncia la mancanza di disposizioni chiare sulla sanificazione degli ambienti di lavoro. E' quasi impensabile, infatti, che una persona acquisti un gioiello senza poterlo indossare. Ed il distanziamento sociale, sia tra clienti che tra lavoratori, diventa davvero difficile in botteghe di dimensioni ridotte, spesso non più grandi di 15 metri quadri. A tutte queste questioni nessuno ha ancora dato una risposta chiara, a oltre due mesi dall'emergenza Coronavirus, che nel capoluogo toscano sta provocando danni enormi anche alla casse comunali. Il Sindaco Dario Nardella ha infatti dichiarato che, per le casse del Comune, il deficit è vicino ai 200 milioni di euro per mancati incassi dalla tassa di soggiorno e altre imposte locali come i ticket dei bus turistici. 

 

 

 

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