Cronache
Coronavirus, Papa Francesco: “Ho chiesto a Dio di fermare l’epidemia”

Coronavirus, Papa Francesco: “Ho chiesto a Dio di fermare l’epidemia”
“Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: Signore, fermala con la tua mano. Ho pregato per questo”. Lo ha detto Papa Francesco, in una intervista a "La Repubblica", rispondendo ad una domanda su cosa abbia chiesto domenica scorsa nel corso del pellegrinaggio alla immagine della Madonna Salus populi Romani ed al crocifisso di San Marcello al Corso.
Coronaviru, Papa: vicino a chi lotta e alle vittime
“Ringrazio chi si spende per gli altri. Sono un esempio di questa concretezza" di vicinanza agli altri. Lo dice Papa Francesco in una intervista a "La Repubblica", riferendosi agli operatori sanitari e a quanti sono in prima linea nella lotta al coronavirus. "Chiedo che tutti siano vicini a coloro che hanno perso i propri cari, cercando di accompagnarli in tutti i modi possibili. La consolazione adesso deve essere impegno di tutti", aggiunge. Un concetto ripreso dal Pontefice all'inizio della celebrazione della messa a Santa Marta. "Preghiamo oggi per i defunti, coloro che a causa del virus hanno perso la vita. In modo speciale vorrei che pregassimo per gli operatori sanitari morti in questi giorni: hanno donato la vita nel servizio agli ammalati", ha detto.
Coronavirus, Papa: Dio chiede prossimità gli uni agli altri
"In questo momento di pandemia, Dio chiede a noi di non allontanarci, di essere vicini l'uno all'altro, di manifestare di più la nostra vicinanza, di farla vedere di più". Lo ha detto Papa Francesco nell'omelia pronunciata durante la messa celebrata stamane e Santa Marta. Dio per primo, ha sottolineato, "ha voluto accompagnarci nella vita. E' il Dio della prossimità, e l'eredità che abbiamo ricevuto è la prossimità".
Coronavirus: Papa, ha ragione Fabio Fazio, delitto evadere tasse
"Mi ha molto colpito l’articolo scritto su Repubblica da Fabio Fazio sulle cose che sta imparando da questi giorni". Lo rivela Papa Francesco in una intervista al quotidiano romano. In particolare la riflessione sul fatto che "i nostri comportamenti influiscono sempre sulla vita degli altri. Ha ragione ad esempio quando dice: 'È diventato evidente che chi non paga le tasse non commette solo un reato ma un delitto: se mancano posti letto e respiratori è anche colpa sua'. Questa cosa mi ha molto colpito».
Coronavirus: Papa, vicino a chi lotta e alle vittime
"Ringrazio chi si spende per gli altri. Sono un esempio di questa concretezza" di vicinanza agli altri. Lo dice Papa Francesco in una intervista a "La Repubblica", riferendosi agli operatori sanitari e a quanti sono in prima linea nella lotta al coronavirus. "Chiedo che tutti siano vicini a coloro che hanno perso i propri cari, cercando di accompagnarli in tutti i modi possibili. La consolazione adesso deve essere impegno di tutti", aggiunge. Un concetto ripreso dal Pontefice all'inizio della celebrazione della messa a Santa Marta. "Preghiamo oggi per i defunti, coloro che a causa del virus hanno perso la vita. In modo speciale vorrei che pregassimo per gli operatori sanitari morti in questi giorni: hanno donato la vita nel servizio agli ammalati", ha detto.
Papa, giorni difficili: riscopriamo chi ci è vicino
"In questi giorni difficili" segnati dall'epidemia di coronavirus "possiamo ritrovare i piccoli gesti concreti di vicinanza e concretezza verso le persone che sono a noi più vicine, una carezza ai nostri nonni, un bacio ai nostri bambini, alle persone che amiamo. Sono gesti importanti, decisivi. Se viviamo questi giorni così, non saranno sprecati». Lo dice Papa Francesco in una intervista a "La Repubblica" . "Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: Signore, fermala con la tua mano. Ho pregato per questo", racconta Bergoglio. Di fronte a quanto accade "dobbiamo ritrovare la concretezza delle piccole cose, delle piccole attenzioni da avere verso chi ci sta vicino, famigliari, amici. Capire che nelle piccole cose c’è il nostro tesoro. Ci sono gesti minimi, che a volte si perdono nell’anonimato della quotidianità, gesti di tenerezza, di affetto, di compassione, che tuttavia sono decisivi, importanti. Ad esempio, un piatto caldo, una carezza, un abbraccio, una telefonata... Sono gesti familiari di attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia senso e che vi sia comunione e comunicazione fra noi".
Infatti "A volte viviamo una comunicazione fra noi soltanto virtuale. Invece dovremmo scoprire una nuova vicinanza. Un rapporto concreto fatto di attenzioni e pazienza. Spesso le famiglie a casa mangiano insieme in un grande silenzio che però non è dato da un ascolto reciproco, bensì dal fatto che i genitori guardano la televisione mentre mangiano e i figli stanno sul telefonino. Sembrano tanti monaci isolati l’uno dall’altro".
In questo modo di vivere, sottolinea il pontefice, "non c’è comunicazione; invece ascoltarsi è importante perché si comprendono i bisogni dell’altro, le sue necessità, fatiche, desideri. C’è un linguaggio fatto di gesti concreti che va salvaguardato. A mio avviso il dolore di questi giorni è a questa concretezza che deve aprire". "Tutti sono figli di Dio e sono guardati da Lui. Anche chi non ha ancora incontrato Dio, chi non ha il dono della fede, può trovare lì la strada, nelle cose buone in cui crede: può trovare la forza nell’amore per i propri figli, per la famiglia, per i fratelli. Uno può dire: 'Non posso pregare perché non credo'”, conclude Bergoglio, "Ma nello stesso tempo, tuttavia, può credere nell’amore delle persone che ha intorno e lì trovare speranza".
