Gli anticorpi prodotti dal vaccino degradano dopo 9 mese o quando?
La domanda sorge spontanea dopo aver letto per mesi che serviva una terza dose, di rinforzo, proprio perché gli anticorpi procurati dai vaccini anti Covid degradano dopo 9 mesi. Stessi tempi, 9 mesi per coloro che sono guariti dal Covid ed hanno sviluppato una reazione anticorpale classica. In Italia invece il governo sta valutando di estendere la validità del Green Pass (che si ottiene automaticamente se vaccinati) da 9 a 12 mesi. Se ne discuterà venerdì prossimo al Comitato Tecnico Scientifico (CTS), esaminando la richiesta del ministero della Salute. Ma l’opzione segue il principio di precauzione?
Secondo uno studio inglese che ha usato l’App Zoe Covid la doppia dose di Pfizer/BioNTech e di Astrazeneca inizia il suo declino entro 6 mesi. Dietro l’App il ricercatore Tim Spector e il lavoro senza scopo di lucro del King’s College di Londra, finanziati dal dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale britannico. I dati dicono che dopo 5 o 6 mesi la protezione è scesa al 74%. Si sarebbe quindi verificato un calo di 14 punti percentuali in 4 mesi. Con il vaccino Astrazeneca, la protezione contro l’infezione era del 77% un mese dopo la seconda dose. Dopo 4 o 5 mesi è scesa al 67%, con un calo di 10 punti percentuali in 3 mesi. Per gli studi del ricercatore americano Eric Topol degraderebbe ancora prima.
Dello stesso avvisto la ricerca dal titolo “Six Month Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA COVID-19 Vaccine”, pubblicata sulla rivista Medrxiv nel luglio scorso (il senso dello studio è evidente nel titolo).
Gli interrogativi sorgono spontanei anche leggendo cosa diceva la stessa Pfizer poco tempo fa: “Abbiamo i dati che dimostrano la copertura immunitaria a 6 mesi, dobbiamo osservare i successivi 6 mesi e potrebbe essere possibile una terza dose ‘booster’”.
Gli Stati Uniti, fra i primi Paesi a inoculare il vaccino anti Covid, la prima dose assoluta è arrivata il 15 dicembre, a New York per la precisione, hanno di recente comunicato che estenderanno ad ampio raggio le terze dosi dal 20 settembre prossimo: appunto dopo 8/9 mesi dalle inoculazioni. Queste le dichiarazioni delle autorità sanitarie Usa: “I dati disponibili mostrano chiaramente che la protezione contro l’infezione da Coronavirus diminuisce con il tempo e, in coincidenza con la variante Delta, si inizia a vedere una protezione ridotta contro la malattia in forma moderata e lieve. Abbiamo concluso che un richiamo sia necessario”. “L’iniezione”, hanno spiegato fonti governative, “con Pfizer o Moderna, avverrà 8-9 mesi dopo la seconda dose”.
Segue lo stesso criterio il ministero della Sanità israeliano che ha annunciato dal 24 agosto somministrazioni delle terze dosi, di richiamo, del vaccino Pfizer, agli oltre 30 anni che abbiano ricevuto le prime due dosi almeno 5 mesi fa.
Per non parlare dello studio pubblicato dal ricercatore Peter Doshi su The British Medical Journal che parla apertamente de “L’elefante chiamato ‘immunità calante’”, riferendosi ai vaccini. “’L’immunità calante’ è un problema noto per i vaccini antinfluenzali, con alcuni studi che mostrano un’efficacia vicina allo zero dopo soli tre mesi, il che significa che un vaccino preso in anticipo potrebbe alla fine non fornire alcuna protezione quando arriva la ‘stagione influenzale’ alcuni mesi dopo. Se l’efficacia del vaccino diminuisce nel tempo, la domanda cruciale diventa quale livello di efficacia fornirà il vaccino quando una persona è effettivamente esposta al virus?”. Poi fa un elenco dei Paesi che più hanno intrapreso la strada della vaccinazione anti Covid. Riassumendo la questione: gli anticorpi prodotti dai vaccini degradano dopo 8 mesi.
La Germania offrirà agli anziani e alle persone a rischio una terza dose del vaccino a partire da settembre prossimo. Siamo sempre nell’ordine dei 9 mesi. Lo ha annunciato il ministero della Salute, citando preoccupazioni su “una ridotta o rapidamente indebolita risposta immunitaria”. L’ulteriore richiamo, con Pfizer o Moderna, sarà offerto anche a chi ha già ricevuto due dosi di Astrazeneca o la singola di Johnson&Johnson.
Dello stesso avviso il Servizio sanitario britannico (Nhs) che renderà disponibili le terze dosi a partire da settembre. Ne avranno diritto tutti gli over 50 residenti nel Regno Unito e le persone più giovani cui sia già stata prescritta in passato la vaccinazione antinfluenzale. La Francia, ha dichiarato l’11 agosto il portavoce del governo Gabriel Attal, si concentrerà con le terze dosi invece sulla “popolazione a rischio” a partire dalla metà di settembre. Con questi Paesi tanti altri nel mondo si stanno muovendo nella medesima direzione.
Ma l’Italia rischia, prorogando d’emblée il Green Pass dai 9 ai 12 mesi, di mandare in giro persone che credono di avere gli anticorpi sufficiente quando in realtà non li hanno, con il pericolo di contagiarsi e contagiare. Una decisione irrazionale che sembra fondata solo sul principio di autorità: io sono il governo e decido cosa è giusto per te.
In questo modo il Green Pass, più che strumento per evitare il contagio, diventa ancora di più simbolo distorto di quel “regime dispotico” di cui con grande lungimiranza hanno scritto di recente i filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben


