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Cronache
Appalti e corruzione, tutta la verità in "Good Morning Alife"
DANIELE CIRIOLI è giornalista di ItaliaOggi, esperto di problematiche del lavoro e della previdenza, e collabora con Avvenire e Le Leggi Illustrate. Ha insegnato all’Università degli studi di Cassino e collaborato con le Università La Sapienza di Roma e Alma Mater Studiorum di Bologna. Sposato con tre figli risiede ad Alife (provincia di Caserta), Comune dove svolge l’incarico di Consigliere Comunale dall’anno 2009. Ha pubblicato numerosi Manuali professionali ed è autore di Al cuore della vita. Lettera a un figlio nell’era dell’email e degli sms (Tau Editrice, 2009), L’Italia non è un Paese per giovani (Fondazione Magna Carta, 2012) ed è co-autore di Senza Pensioni (Chiarelettere, 2011).

GOOD MORNING ALIFE è un libro che narra cinque anni di (mala)amministrazione comunale, frutto dell’esperienza vissuta dall’Autore in qualità di amministratore ad Alife, un Comune di 8mila anime circa in provincia di Caserta. L’Autore è stato eletto due volte – nel 2009 e nel 2011 – Consigliere di Minoranza. Durante i mandati ha portato alla luce diverse violazioni amministrative e contabili, producendo esposti ai Servizi Ispettivi di Finanza pubblica della Ragioneria dello Stato, alla Corte dei Conti e al Prefetto.

I fatti narrati, tutti denunciati alle competenti Istituzioni, sono suffragati da atti ufficiali riportati in Appendice al testo e si riferiscono a violazioni di una certa gravità. Ad esempio appalti ‘truccati’: la Ditta che ha in carico il servizio di riscossione del tributo per le lampade votive del Cimitero per 12 anni ha intascato il tributo ma non lo ha mai riversato al Comune!; oppure acquisti di derrate alimentari giustificati come “per aggiornamento normativo” (350 Kg di banane e 270 bottiglie di olio nell’anno 2008); oppure Revisore dei conti ‘disattento’ che gonfia le Fatture dei suoi compensi.

Unico risultato, finora, l’arresto avvenuto a marzo scorso (ora ai domiciliari in terra del Molise) del Ragioniere del Comune, per aver sottratto circa 300mila euro alle casse del Comune secondo il capo di accusa ipotizzato dal Procuratore di Santa Maria Capua Vetere. Emblematico, infine, è il caso dello scioglimento del Consiglio comunale. Richiesto dalla Minoranza, veniva concesso dal Prefetto il 4 giugno 2013 con l’avvio dell’iter presso il Ministero dell’Interno. Seguivano i ricorsi della Maggioranza al Tar che impugnavano la decisione del Prefetto. A distanza di un anno, dello scioglimento non si è più saputo nulla. Unico caso in Italia, né il Prefetto né il Ministero dell’Interno hanno fornito giustificazione di tanto ritardo lasciando ingiustificatamente inconcluso un procedimento amministrativo. Su questo il Gruppo di Opposizione ha deciso di produrre esposto alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

L’Autore accusa lo Stato e le Istituzioni di indifferenza riguardo alle azioni di trasparenza e legalità. Spiega che MAI ha ricevuto un riscontro ai suoi esposti e che, quando ha chiesto dei chiarimenti, ha ricevuto soltanto silenzi! Questa latitanza omertosa delle Istituzioni – conclude l’Autore – conduce a quell’atavica diffidenza dei Cittadini verso lo Stato, convincendoli “che non si può cambiare”, “che la giustizia non esiste” e “che loro (i più furbi e disonesti), tanto, la fanno sempre franca!”. A maggio 2014 l’Autore ha rassegnato le dimissioni da Consigliere comunale in segno di protesta contro lo Stato e le Istituzioni: un tentativo per dare rilievo a una vicenda che, molto probabilmente, si verificano in tanti dei circa 8mila Comuni d’Italia.

L'ESTRATTO DAL LIBRO "GOOD MORNING, ALIFE" (per gentile concessione di Edizioni Anordest)

In questo Diario di bordo narro la mia esperienza di amministratore comunale della Città di Alife, che mi ha dato i natali, in provincia di Caserta. Precisamente dell’incarico di Consigliere di Minoranza, o di Opposizione, affidatomi dagli Alifani (così si chiamano gli abitanti di Alife) in due turni elettorali: il primo nel 2009, il secondo nel 2011 e ancora in corso. Cinque anni di amministrazione – questa la mia esperienza – sono stati più che sufficienti a farmi capire che il cancro del malaffare, del Sistema fatto di corruzione e di tangenti morali e materiali, ha proprio qui le sue radici: nei Comuni. Nelle realtà territoriali, piccoli o grandi che siano, dove si fa più diretto il legame tra cittadini ed eletti. Germoglia, sboccia e fiorisce fino a colonizzare Province, quindi Regioni e infine il Parlamento in un cerchio magico di favoritismi e di personalismi.

Le ultime pagine di questa mia assurda storia – assurda perché storie del genere dovrebbero essere inconcepibili per una democrazia che vuole dirsi moderna – le scrivo quando ho da poco rassegnato le mie dimissioni da Consigliere comunale. L’ho fatto per protesta, per rivendicare il sacrosanto diritto di essere ascoltato dallo Stato attraverso le Istituzioni che lo rappresentano sul territorio. Il mio mandato elettorale sarebbe giunto alla naturale scadenza nella primavera del 2016, ma ho deciso di uscire prima di scena per contestare l’operato di un Prefetto che non mi ha mai voluto ricevere quale Capogruppo di Minoranza del Comune di Alife e contro l’inerzia dei Servizi Ispettivi della Ragioneria dello Stato interpellati più volte in questi cinque anni, ma mai visti né sentiti. Eppure le violazioni che ho continuamente denunciato agli Organi superiori – Prefetto, Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica della Ragioneria dello Stato, Corte dei conti – sono tutte di una certa gravità. Nel Libro ho raccolto le principali in un ordine cronologico e il Lettore potrà farsene la personale opinione. Esse danno l’idea di una macchina amministrativa inefficiente e inefficace per i Cittadini.

A che serve denunciare lo stralcio di 80milioni di euro, di soldi cioè che erano registrati come credito dei Cittadini, se poi la Corte dei conti non arriva a dire se ciò sia o meno avvenuto nel rispetto della Legge? A che serve denunciare l’approvazione di un Bilancio comunale che riporta dati contabili diversi da quelli comunicati al Ministero dell’Interno, se poi i Servizi Ispettivi non intervengono per verificare se ciò sia regolare o meno? A che serve denunciare che il Revisore dei conti sta gonfiando le fatture dei suoi compensi – compromettendo la fiducia in un corretto rapporto professionale di controllo contabile – se poi nessun Organo superiore sente il dovere di andare a verificare?

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