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COVID 19 – ALLARMISMO: PAURA INGIUSTIFICATA

Nasce da qui la necessità di avere un piano internazionale per facilitare i lavoratori di tutti i settori.

Il diritto alla salute è tutelato dalla Costituzione Italiana che nasce con la Repubblica nel 1946: ora ci troviamo di fronte a una gigantesca emergenza sanitaria, la più grande emergenza dalla nascita della stessa Repubblica.
La prova più difficile per il servizio sanitario nazionale è che non è direttamente appoggiato dallo stato.
L’unione europea dovrebbe capire che la sanità deve essere curata a livello europeo e non dai singoli stati.
Abbiamo diritto invece di chiedere di creare un’emergenza sanitaria comune agli altri paesi europei e nello stesso modo l’Italia deve essere aiutata, in quanto ci troviamo di fronte a uno stato di emergenza dove la situazione economica potrebbe diventare un problema di recessione comune a tutti gli altri stati europei.
L’Italia che ha vissuto da sempre di turismo ha e avrà purtroppo, un calo significativo dello stesso e non solo: la vendita dei prodotti italiani sarà messa a dura prova.
Si dovrebbe creare un piano di emergenza reale per piccole e medie imprese, ma tutto ciò dovrebbe essere organizzato in tempi molto rapidi: le forze politiche e le varie regioni dovrebbero collaborare per il bene nazionale.
Purtroppo, c’è stato un allarmismo esagerato che ha creato l’emergenza della crisi: come si è visto, la borsa di Milano ha raggiunto dei livelli bassissimi, ma ciò ha portato ripercussione anche agli altri stati dell’Unione.
Il timore annunciato così rapidamente e il clima del corona virus hanno creato quindi due grossi problemi: non solo il problema causato dal virus che è stato considerato come un demone che può travolgere tutta la popolazione, ma anche l’economia italiana non è stata salvaguardata e corriamo un rischio di crisi economica come mai avuta.
In questo momento storico non abbiamo tempo da perdere e lo stato stesso dovrebbe occuparsi dei nostri interessi: Conte dovrebbe chiedere un vero aiuto con la massima urgenza all’Unione Europea.
C’è bisogno di un’azione energica di comunicazione dell’Italia come richiesta di aiuto nei confronti dell’Unione Europea, invece vengono prese decisioni non producenti come il blocco dei voli che ha esposto il nostro Paese a rischi di contagio di cui oggi noi ne paghiamo le spese.
I toni allarmistici non aiutano a ottenere la collaborazione della popolazione.
Il punto vero è che in tale situazione ci vuole responsabilità sia da parte del Governo che dei cittadini: è giusto per la popolazione ricevere corrette indicazioni dal Governo che deve agire in modo trasparente.
Purtroppo il corona virus ha indotto l’Italia in un bagno di sangue chiudendo le scuole, inducendo forti limitazioni nell’ambito lavorativo di tutte le categorie.
Lo stare fermi per due settimane, che sicuramente non saranno data definitiva, potrebbe davvero metterci in ginocchio.
L’epidemia purtroppo non ha tempi così brevi anche se in questa Italia si pensa di più a litigare per il calcio che a seguire il vero nemico che è il virus.
Gli scienziati temono che le scuole chiuse possano essere una scelta assolutamente sbagliata: è vero che è necessaria la massima prudenza ma proprio per questo, ci deve essere un coordinamento nazionale che segua un’unica linea di comando fatta da programma, assistenza e finanziamento.
Il virus procede lentamente e si trasmette molto facilmente per via respiratoria: questo fenomeno non si può arrestare in tempi brevi.
Nasce da qui la necessità di avere un piano internazionale per facilitare i lavoratori di tutti i settori.
Ci auguriamo quindi che il nostro Governo richieda ad alta voce l’aiuto all’Unione Europea affinché non ci limiti nel nostro lavoro e nella vendita dei servizi.
L’Italia è stata considerata come l’untore dell’intera Europa e abbandonata al proprio destino: solo ora alcuni stati cominciano a capire come sia difficile poter procedere nella vita comune di tutti i giorni senza un aiuto da parte dell’ Unione Europea.

Il diritto alla salute è tutelato dalla Costituzione Italiana che nasce con la Repubblica nel 1946: ora ci troviamo di fronte a una gigantesca emergenza sanitaria, la più grande emergenza dalla nascita della stessa Repubblica.
La prova più difficile per il servizio sanitario nazionale è che non è direttamente appoggiato dallo stato.
L’unione europea dovrebbe capire che la sanità deve essere curata a livello europeo e non dai singoli stati.
Abbiamo diritto invece di chiedere di creare un’emergenza sanitaria comune agli altri paesi europei e nello stesso modo l’Italia deve essere aiutata, in quanto ci troviamo di fronte a uno stato di emergenza dove la situazione economica potrebbe diventare un problema di recessione comune a tutti gli altri stati europei.
L’Italia che ha vissuto da sempre di turismo ha e avrà purtroppo, un calo significativo dello stesso e non solo: la vendita dei prodotti italiani sarà messa a dura prova.
Si dovrebbe creare un piano di emergenza reale per piccole e medie imprese, ma tutto ciò dovrebbe essere organizzato in tempi molto rapidi: le forze politiche e le varie regioni dovrebbero collaborare per il bene nazionale.
Purtroppo, c’è stato un allarmismo esagerato che ha creato l’emergenza della crisi: come si è visto, la borsa di Milano ha raggiunto dei livelli bassissimi, ma ciò ha portato ripercussione anche agli altri stati dell’Unione.
Il timore annunciato così rapidamente e il clima del corona virus hanno creato quindi due grossi problemi: non solo il problema causato dal virus che è stato considerato come un demone che può travolgere tutta la popolazione, ma anche l’economia italiana non è stata salvaguardata e corriamo un rischio di crisi economica come mai avuta.
In questo momento storico non abbiamo tempo da perdere e lo stato stesso dovrebbe occuparsi dei nostri interessi: Conte dovrebbe chiedere un vero aiuto con la massima urgenza all’Unione Europea.
C’è bisogno di un’azione energica di comunicazione dell’Italia come richiesta di aiuto nei confronti dell’Unione Europea, invece vengono prese decisioni non producenti come il blocco dei voli che ha esposto il nostro Paese a rischi di contagio di cui oggi noi ne paghiamo le spese.
I toni allarmistici non aiutano a ottenere la collaborazione della popolazione.
Il punto vero è che in tale situazione ci vuole responsabilità sia da parte del Governo che dei cittadini: è giusto per la popolazione ricevere corrette indicazioni dal Governo che deve agire in modo trasparente.
Purtroppo il corona virus ha indotto l’Italia in un bagno di sangue chiudendo le scuole, inducendo forti limitazioni nell’ambito lavorativo di tutte le categorie.
Lo stare fermi per due settimane, che sicuramente non saranno data definitiva, potrebbe davvero metterci in ginocchio.
L’epidemia purtroppo non ha tempi così brevi anche se in questa Italia si pensa di più a litigare per il calcio che a seguire il vero nemico che è il virus.
Gli scienziati temono che le scuole chiuse possano essere una scelta assolutamente sbagliata: è vero che è necessaria la massima prudenza ma proprio per questo, ci deve essere un coordinamento nazionale che segua un’unica linea di comando fatta da programma, assistenza e finanziamento.
Il virus procede lentamente e si trasmette molto facilmente per via respiratoria: questo fenomeno non si può arrestare in tempi brevi.
Nasce da qui la necessità di avere un piano internazionale per facilitare i lavoratori di tutti i settori.
Ci auguriamo quindi che il nostro Governo richieda ad alta voce l’aiuto all’Unione Europea affinché non ci limiti nel nostro lavoro e nella vendita dei servizi.
L’Italia è stata considerata come l’untore dell’intera Europa e abbandonata al proprio destino: solo ora alcuni stati cominciano a capire come sia difficile poter procedere nella vita comune di tutti i giorni senza un aiuto da parte dell’ Unione Europea.