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Cronache

di Antonino D'Anna

vescovi

Una realtà che non è solo fatta di “sante carriere”, ma anche di situazioni difficili e persecuzioni. All'alba del III millennio la Chiesa cattolica continua ad essere perseguitata nel mondo. Ma anche ad aiutare chi si trova in difficoltà. E non mancano le realtà che raccontano tutto questo ad un Occidente nel quale i cattolici stessi spesso dimenticano la globalità della religione che professano.

AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE- Una di queste realtà è “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, Fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per volontà di padre Werenfried van Straaten, il “padre lardo” che diede da mangiare ai profughi tedeschi nell'immediato dopoguerra. ACS è da tempo impegnata in progetti per sostenere la pastorale della Chiesa dove è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Un dato: nel 2011 ha raccolto oltre 82 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 4.600 progetti in 145 nazioni. E ACS racconta le prove che arrivano alla Chiesa da tutto il mondo. Come nel caso del Madagascar, dove l'80% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Racconta ad ACS monsignor Rosario Vella, vesovo di Ambanja: “In alcune regioni i malgasci vivono in condizioni miserabili, nonostante il petrolio, l’oro, i diamanti”. Siciliano, monsignor Vella vive sull'isola africana dal 1981. Qui la politica è in stallo e le elezioni, promesse per quest'anno, sono state nuovamente rinviate. Continua monsignor Vella: “Mentre le multinazionali stanno depredando l’isola delle sue ricchezze, i tantissimi, troppi, partiti politici guardano unicamente al proprio tornaconto e le persone vengono comprate a basso prezzo”. Niente scuola né sanità pubblica: si può curare (e parliamo di cure mediche di base) il 15% della popolazione totale, mentre nei villaggi i bambini muoiono per malattie curabili.

LE SCUOLE- Per ovviare alla situazione, i cattolici hanno costruito scuole e dispensari per tutti, indipendentemente dal credo. Molto spesso le scuole cattoliche sono la risposta al bisogno di educazione e crescita che i ragazzi del Madagascar cercano, tanto che nella diocesi di Ambanja sono stati creati “villaggi” in cui gli studenti possono studiare, ospiti di una famiglia o di istituzioni cattoliche. È questa la risposta a due sbocchi altrimenti possibili per chi abbandona la scuola: criminalità e prostituzione, che nel caso delle ragazze spesso avviene su suggerimento dei genitori, spinti dalla fame.

VATICANO-CINA, SI PROVA IL DIALOGO- Ma la Chiesa è anche perseguitata. È il caso della Cina, dove il governo comunista di Pechino dal 1951 ha ufficialmente rotto i rapporti col Vaticano e considera i sacerdoti cattolici clandestini rimasti fedeli al Papa come dei nemici (Pechino, infatti, vede nel Papa il capo politico di una potenza straniera e non un capo spirituale). Dal 1957 esiste una “chiesa” di Stato, l'Associazione Patriottica, che è una chiesa acefala. È senza un capo e non riconosce l'autorità papale. Nel corso degli anni Roma ha cercato in vari modi (anche grazie alla “diplomazia parallela” rappresentata dalla Comunità di Sant'Egidio, che ha lodevolmente gestito il “dossier Cina” fino a qualche anno fa) la riconciliazione o almeno un modus vivendi con Pechino. Il punto è che i cinesi hanno sempre adottato un comportamento altalenante: si passa dalla nomina congiunta della Gerarchia dell'Associazione patriottica (e quindi, ad esempio, un vescovo viene scelto dal Papa sulla base di una terna indicata dal governo cinese), alla reclusione immediata e immotivata di vescovi clandestini ritenuti sgraditi al governo.

LA LETTERA PER JIN- Ora il Vaticano sta tendendo di nuovo la mano alla Cina. È accaduto in questi giorni con la morte di monsignor Aloysius Jin Luxian, ritenuto dai cinesi Vescovo di Shanghai e dalla Chiesa cattolica “ausiliare” della Diocesi. Gesuita, figura vulcanica che amava descriversi come capace di essere serpente e colomba, monsignor Luxian è morto qualche giorno fa a 97 anni. Dalla Curia è partita una lettera di monsignor Savio Hon, segretario della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Come sottolinea Asianews, che ha pubblicato la traduzione della lettera, “La provenienza dello scritto, da parte di una personalità vaticana, e l'apprezzamento per la figura del vescovo defunto, rappresenta un sottile suggerimento alla riconciliazione e all'unità della Chiesa di Shanghai, che presenta ancora frizioni fra ufficiali e sotterranei, con critiche e controcritiche verso mons. Jin”.

SERPENTE E COLOMBA- Jin è stato infatti una figura controversa: a Roma lo consideravano troppo “patriottico”, a Pechino un nemico perché troppo fedele al Vaticano. Eppure, osserva il Catholic World Report, era riuscito a ottenere fondi da tutto il mondo per restaurare le chiese di Shanghai, costruire un nuovo seminare, ordinare la costruzione di altre strutture cattoliche inclusa una casa di riposo per il clero cattolico cinese. Nel 2012 Jin ha ricevuto un successore, monsignor Taddeo Ma Daqin che Roma riconosce come nuovo vescovo di Shanghai. Che però – osserva Asianews – è uscito dall'Associazione patriottica, per cui è stato messo in isolamento nel seminario di Sheshan. Secondo voci non confermate, riporta ancora Asianews, nei giorni scorsi mons. “Ma è stato trasferito lontano dalla diocesi, forse per rendergli impossibile la partecipazione al funerale di mons. Jin”. L'altalena cinese continua. Papa Francesco riuscirà a fermarla una volta per tutte?

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