L’Unione delle Camere penali italiane contesta duramente l’operato della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Al centro delle critiche la diffusione dei nomi di due cittadini indicati come presunti coinvolti nella vicenda, la divulgazione di informazioni riservate e il rispetto delle garanzie costituzionali. I penalisti chiedono ora l’intervento dei presidenti delle Camere.
L’Unione delle Camere penali contesta la divulgazione dei nomi nella seduta del 19 ottobre
L’Unione delle Camere penali italiane (UCPI) chiede ai presidenti delle Camere di intervenire sui lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. La giunta dell’associazione denuncia uno “straripamento dei poteri di inchiesta” dopo quanto accaduto nella seduta del 19 ottobre, quando sono stati resi pubblici i nomi di due cittadini indicati dalla Commissione come presunti coinvolti nella vicenda.
“Il 19 ottobre, il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi ha letto pochi secondi di comunicato, prima che la Commissione si ritirasse in seduta segreta. Sono bastati quei pochi secondi per consegnare all’opinione pubblica i nomi e i cognomi di due cittadini che la Costituzione impone di considerare innocenti”, afferma la giunta dell’UCPI.
Le contestazioni riguardano anche la diffusione dei verbali alla stampa e le anticipazioni televisive della sera precedente, che secondo i penalisti avrebbero riguardato informazioni riservate. L’associazione chiede di chiarire come quelle notizie siano diventate pubbliche e se siano stati rispettati gli obblighi di segreto. Nel mirino dell’UCPI finisce anche la successiva partecipazione del presidente della Commissione, Gianluca Vinci, alla trasmissione televisiva che aveva anticipato le informazioni. Secondo i penalisti, il presidente avrebbe continuato a parlare pubblicamente di “accertamenti” e “certezze”, attribuendo alle conclusioni dell’inchiesta parlamentare un valore che, a loro giudizio, non può equivalere a un accertamento di responsabilità penale.
Caso David Rossi, i penalisti richiamano la presunzione d’innocenza
L’Unione delle Camere penali contesta soprattutto le modalità con cui sono state chiamate in causa le due persone. Secondo quanto sostenuto dalla giunta, nessuna Procura le avrebbe iscritte nel registro degli indagati, né sarebbero state ascoltate prima delle comunicazioni pubbliche della Commissione.
“Nessuna Procura della Repubblica ha mai iscritto quei due cittadini nel registro degli indagati. Non risulta che siano stati ascoltati né che sia stata loro formalmente contestata alcuna accusa. Il contraddittorio è stato prospettato soltanto in un momento successivo, quasi fosse una concessione, quando la condanna mediatica era già stata pronunciata”, sostengono i penalisti.
L’UCPI richiama quindi l’articolo 82 della Costituzione, che consente alle Camere di istituire commissioni d’inchiesta su materie di pubblico interesse, attribuendo loro gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Per l’associazione, tali poteri devono essere esercitati nel rispetto delle garanzie delle persone coinvolte e degli obblighi di riservatezza. Le commissioni parlamentari, ricordano i penalisti, hanno il compito di acquisire informazioni utili all’attività del Parlamento, ma non possono accertare responsabilità penali né emettere sentenze. Gli eventuali elementi rilevanti per la giustizia devono essere rimessi all’autorità giudiziaria competente.
L’appello ai presidenti delle Camere: chiarire la fuga di notizie
Nella nota la giunta dell’UCPI chiede che la Commissione torni a operare entro i limiti previsti dalla Costituzione e che venga fatta luce sulla circolazione delle informazioni riservate. L’Unione delle Camere penali “chiede ai presidenti delle Camere di intervenire affinché la Commissione” parlamentare di inchiesta su David Rossi “riconduca la propria attività entro i limiti dei poteri che la Costituzione le attribuisce. Chiede che sia fatta piena luce sulla fuga di notizie, sulla diffusione di atti in possibile violazione degli obblighi di segreto e sulle modalità di conduzione dei lavori. Chiede, infine, che il Parlamento avvii una seria riflessione sulle garanzie dovute a chiunque venga chiamato in causa nell’ambito di un’inchiesta parlamentare”.
La richiesta riguarda dunque tre aspetti specifici: il rispetto dei limiti costituzionali, gli accertamenti sulla diffusione delle informazioni e la tutela dei cittadini coinvolti nelle inchieste parlamentari. Le eventuali violazioni denunciate dall’UCPI non risultano accertate sulla base delle informazioni contenute nella nota.
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