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Cronache
"Disagio psicologico come quello fisico": l'allarme di Telefono Amico

“Ci troviamo - spiega Pompili - a vivere un momento estremamente complesso per la società a causa della solitudine, del distanziamento sociale scaturito dalla pandemia, della guerra che incombe e della crisi economica, e tutto questo colpisce in particolar modo i giovani. Quindi è facile che le richieste di aiuto stiano aumentando”. Secondo il professore, infatti, non si può prescindere dai grandi temi, dal contesto storico e culturale della nostra epoca quando si parla di disagio psicologico. “Non è solo la collettività ad essere interessata, ma anche gli individui. Soprattutto, si creano condizioni psicopatologiche importanti laddove si riscontrano sintomi depressivi, e questo non necessariamente è avvertito dalla famiglia. Allora spesso il soggetto cerca di fronteggiare la situazione da solo, pensando di farcela, magari facendo uso di alcool o droga, o con l’illusione di altre dipendenze”. Come se non bastasse, "l’uso di queste sostanze si è un po’ normalizzato, e quindi è più silenzioso. Ma c’è, e non bisogna mai abbassare la guardia, anzi occorre fare propaganda sui danni che si possono invece verificare”.

Un altro comportamento che emerge come spia di un malessere notevolissimo nei soggetti più vulnerabili è l’autolesionismo, che “in questo periodo sta dilagando. Tuttavia, non è sempre facile da riconoscere se non c’è familiarità con la persona coinvolta". “In generale - prosegue Pompili - tutte le modificazioni del comportamento devono destare allarme, ovvero quando il soggetto inizia a mostrarsi in maniera diversa da come lo si conosce. Tra queste ci sono le abitudini del sonno, che possono rendere la persona irritabile, e i cambiamenti di umore repentino, in cui si passa da un atteggiamento depresso a uno risollevato in un brevissimo tempo. Inoltre, laddove ci sia il rischio di suicidio, un segnale da non sottovalutare è quello di regalare degli oggetti cari, o quello di cimentarsi in sport o pratiche rischiose perché non si bada più alla propria incolumità. Molto spesso, poi, i suicidi possono anche manifestare a parole la volontà stessa di morire, con frasi del tipo: 'Non ce la faccio più', 'mollo tutto', 'a che serve vivere?'. Occorre quindi prestare molta attenzione alla comunicazione, oltre che all’osservazione di eventuali cambi di abitudini".

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