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E’ morto Enzo Jannacci. Pisapia: “Sarà sepolto al Famedio”

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E’ morto all’eta’ di 77 anni Enzo Jannacci. Il decesso nella Clinica Columbus di Milano, dove il cantautore, malato di cancro, era ricoverato da alcuni giorni. Jannacci si e’ spento intorno alle 20,30 di venerdì. Accanto a lui tutta la famiglia, che era a conoscenza delle sue condizioni molto gravi.

E’ stata aperta dal sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e dal figlio di Enzo Jannacci, Paolo, la camera ardente allestita nel teatro Dal Verme per il cantautore. La camera ardente rimarrà aperta fino a martedì dalle 10 alle 19, mentre i funerali di Enzo Jannacci si terranno nel pomeriggio di martedì nella basilica di Sant’Ambrogio.

Ai piedi della bara è stato posto un paio di ‘scarp del tennis’, di cui Jannacci cantò in una sua celebre canzone. Enzo Jannacci sarà sepolto nel Famedio, il posto in cui riposano tutti coloro che hanno reso grande Milano. Lo ha spiegato il sindaco del capoluogo lombardo, Giuliano Pisapia, alla camera ardente del cantautore scomparso. “Ho parlato ieri con suo figlio Paolo – ha spiegato Pisapia – e in accordo con la famiglia si è deciso che sarà sepolto al Famedio”. “Milano – ha spiegato il sindaco – troverà il modo, non solo esteriormente, di continuare il percorso che Enzo Jannacci aveva cominciato con le proprie canzoni e con le proprie idee”. Jannacci cantava soprattutto le periferie, è stato fatto notare a Pisapia, “Milano è molto cambiata – ha risposto – ed era giusto che cambiasse, ma le periferie rimangono un punto di riferimento per questa amministrazione’

Enzo Jannacci e’ stato uno dei piu’ grandi interpreti della canzone italiana. E’ stato un grande protagonista della musica italiana del dopoguerra. Dalle canzoni di grande successo come “Vengo anch’io, no tu no” e “Ci vuole orecchio”, dalla laurea in medicina al cabaret, dalla scrittura impegnata al teatro. Enzo Jannacci, mattatore milanese che adorava la sua citta’ e scriveva gran parte dei suoi brani in dialetto, e’ stato un artista poliedrico e senza schemi fissi. Grande amico di Giorgio Gaber, conosciuto al liceo, ha pubblicato quasi 30 album in cinquant’anni di carriera.

Di lui si ricordano capolavori come “La Fotografia”, brano-denuncia della sua seconda partecipazione a Sanremo, la celebre “El portava i scarp da tennis” e “L’importante e’ esagerare”. Nato il 3 giugno 1935 da madre pugliese e padre lombardo, tra i primi appassionati di rock’n’roll, diplomato al Conservatorio, e’ conosciuto dal grande pubblico nel 1968 con “Vengo anch’io. No tu no”, il cantautore ha cantato gli ultimi, gli emarginati, i poveri, anche negli anni del boom economico, oltre alla sua amata Milano. Numerose le collaborazioni con Dario Fo.

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