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Cronache
Ebola sta arrivando, gli indumenti di protezione non funzionano. Il vademecum

LO SPECIALE DI AFFARI

INTERVISTA 1/ Lorenzin batte cassa. Il Ministero della Salute: "Screening sui voli"

INTERVISTA 2/ Il virologo del Cnr Giovanni Maga: "Aumentare le misure di sicurezza"

INTERVISTA 3/ "Ebola sta arrivando a Milano, occorre un presidio in Stazione Centrale"

INTERVISTA 4/ Maria Rita Gismondo (Ospedale Sacco): "Armi spuntate, conseguenze fino al 2017"

EUROPA - E' "inevitabile" che si registrino altri casi di ebola in Europa ma i Paesi occidentali del Vecchio Continente sono i "piu' preparati" al mondo per far fronte a questa minaccia: lo ha affermato il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) per l'Europa, Zsuzsanna Jakab, mentre sale l'allarme dopo il caso dell'infermiera contagiata in Spagna. "Casi importati come questo e altri simili come quelli avvenuti in Spagna ci saranno anche in futuro, molto probabilmente", ha commentato al telefono dall'ufficio a Copenaghen, "e' abbastanza inevitabile" a causa dei tanti viaggi tra i Paesi colpiti in Africa occidentale e l'Europa. "Succedera' - ha concluso Jakab - ma la cosa piu' importante e' che l'Europa e' ancora a basso rischio e che la regione occidentale del continente in particolare e' quella meglio preparata al mondo a rispondere alle febbre emorragiche, compresa l'ebola".

MISURE RESTRITTIVE - Il Codacons chiede alle istituzioni sanitarie del nostro paese misure piu' restrittive sul fronte dell'Ebola. "Con l'arrivo del virus in Europa occorre portare la vigilanza sulla malattia ai livelli piu' alti - afferma il Presidente Carlo Rienzi - In particolare anche attraverso l'Enac e le autorita' portuali si rende indispensabile monitorare tutti quei soggetti che, provenendo dai paesi a rischio, effettuano scali intermedi in Europa o in alte nazioni, per poi entrare in Italia. Stessa attenzione deve essere dedicata a chi giunge in Europa via mare attraverso navi o traghetti. Questo per evitare che il virus si diffonda anche nel nostro paese, e limitare il piu' possibile la diffusione della malattia in tutta Europa". "Il Ministero della salute deve poi attrezzare centri specializzati in tutte le regioni d'Italia, capaci di far fronte con immediatezza a casi di contagio circoscrivendo il virus e fornendo la dovuta assistenza medica e farmacologica, in modo da non farsi trovare impreparati dall'Ebola" - conclude Rienzi.

IL MINISTERO - Attualmente non esiste un vaccino autorizzato per la malattia da virus Ebola. Diversi vaccini sono in fase di sperimentazione, ma nessuno è disponibile per uso clinico in questo momento.

Per ridurre il numero dei casi e i decessi è fondamentale accrescere la consapevolezza dei fattori di rischio e adottare le misure di prevenzione.

Modalità per prevenire l'infezione da virus Ebola

Mentre i casi iniziali di malattia da virus Ebola sono stati contratti manipolando animali o carcasse infetti, i casi secondari si sono verificati attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di una persona malata, durante la cura dei casi a rischio o durante pratiche di sepoltura non sicure. Nel corso di questa ultima epidemia in Africa occidentale, la maggior parte dei casi di malattia si è diffusa attraverso la trasmissione da persona a persona. Diverse misure possono essere adottate per prevenire l'infezione, limitare o interrompere la trasmissione:
Comprendere la natura della malattia, come si trasmette e come evitare che si diffonda ulteriormente
Ridurre il contatto con animali infetti ad alto rischio (quali pipistrelli della frutta, scimmie e primati) nelle aree di foresta pluviale colpite
Cuocere accuratamente i prodotti di origine animale (sangue e carne) prima di mangiarli
Indossare guanti e utilizzare dispositivi di protezione individuale, durante la cura di persone malate
Lavare regolarmente le mani dopo aver visitato i pazienti in ospedale o dopo essersi presi cura di qualcuno a casa.
Seppellire immediatamente le persone decedute per Ebola, manipolando le salme con dispositivi di protezione.

Gli indumenti di protezione non funzionano"

L'infermiera contagiata faceva parte della squadra che ha curato all'ospedale La Paz-Carlos III di Madrid il missionario Manuel Garcia Viejo, morto il 25 settembre scorso nella capitale spagnola dopo aver contratto la malattia in Sierra Leone. Al momento, è ricoverata in condizioni stabili all'ospedale di Alcorcon, a sud della capitale. La donna, una quarantenne, secondo quanto riporta El Pais nel momento in cui entrò in contatto con i pazienti contagiati non indossava gli indumenti previsti dal livello 4 di sicurezza, ma bensì quelli corrispondenti al livello 2: non aveva la possibilità di respirare da un sistema autonomo e i guanti erano in latex e legati da nastro adesivo. Così tra gli operatori sanitari, per i quali gli indumenti più sicuri non sono in dotazione, cresce la rabbia. A riferirlo è il Dailymail, secondo cui la protezione prevista è insufficiente a fermare il virus.

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