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Cronache
Il Pci, l'estremismo di destra, il carcere. Elena Venditti si racconta
Non mi abbracciare cover
 

di Lorenzo Lamperti
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@LorenzoLamperti

Una ragazza di famiglia comunista si innamora di un giovane estremista di destra. E' disposta a seguirlo fino sull’orlo dell’abisso. Elena Venditti, che negli anni '70 fu la fidanzata di Luigi Ciavardini (condannato per la strage della stazione di Bologna), ha raccontato la sua dolorosa esperienza in un avvincente ed emozionante romanzo-verità intitolato "Non mi abbracciare" (edito da Aliberti Wingsbert House). Affaritaliani.it l'ha intervistata.

Elena Venditti, quando è maturata la decisione di scrivere "Non mi abbracciare"?

E' una decisione che è maturata in 30 anni di vita. Nel corso del tempo ho preso appunti che ho riletto più volte e poi due anni fa ho deciso di scrivere questo libro. Mi sono messa al lavoro e e l'ho finito in sei mesi.

Che cosa l'ha spinta a raccontare la sua esperienza?

Ho voluto raccontare un'esperienza che ancora mi pesa molto. Mi capitava e mi capita spesso di sognare l'arresto, il carcere, la violenza. Avevo voglia di depositare da qualche parte i miei ricordi. Scrivendo questo libro è come se avessi affidato alla carta quello che è successo. Così mi sono liberata della paura di dimenticare.

Che cosa ha provato mentre scriveva il libro e riviveva il passato?

E' stata molto dura. Ho pianto, ho avuto paura di non farcela.Una sera, mentre scrivevo della vita carceraria, mi è capitato di alzare gli occhi dallo schermo del computer e vedere intorno a me la cella.

Da giovane comunista come è arrivata a intraprendere quella strada che l'ha portata su quella che lei stessa nel libro definisce "strada proibita"?

E' successo per tutta una serie di motivi, dal cattivo rapporto con mio padre alla mia volontà di non essere inglobata in uno schema. I motivi sono tanti e sullo sfondo c'è sempre la mia generazione, una generazione spuria, incollocabile.

Che cosa rappresentava per lei il mondo dell'estrema destra?

Rappresentava l'altro, il proibito, quello che avevo sempre combattuto e mai conosciuto. Io comunque non mi sono mai definita di destra o fascista, gli slogan dell'estrema destra non li ho mai condivisi. Eravamo tutti, destra e sinistra, in un momento di follia collettiva.

All'epoca era possibile per un giovane non interessarsi alla politica?

Era impossibile, noi siamo nati e cresciuti dentro una sezione del Partito comunista. Altri, dentro le sezioni dell'MSI. Altri in Comunione e liberazione. A scuola erano mosche bianche quelli che non facevano politica. La passione politica è un amore passionale e lacerante. Che Guevara diceva: “Se tremi per l'indignazione di fronte alle ingiustizie, allora sei mio compagno”.

Oggi non è più così. Meglio così?.

La politica ha cambiato fisionomia, Gli ideali non esistono più e se esistono sono slavati, confusi e mimetizzati. E' un peccato che i partiti non abbiano più il ruolo di una volta perché sono fondamentali per la vita democratica di un Paese. Lo sdegno pecoreccio alla Grillo è un segnale allarmante. Se la demagogia prende il sopravvento è l'inizio della fine...

Come si può passare dalla sezione del Pci al compimento di una rapina?

E' il passo dentro il lato oscuro che alberga in ognuno di noi. Quando sono entrata nel mio lato oscuro ho avuto l'impressione che tutto fosse possibile. A volte ti domandi: "Posso davvero essere così cattiva e spietata?"

Senza l'aut aut della Fgci che le impose di scegliere tra il partito e il suo rapporto con un ragazzo di destra ritiene che le cose sarebbero andate nello stesso modo?

Era normale che potesse succedere una cosa del genere. Il Pci era così, ed era anche giusto da molti punti di vista. La destra era considerata “al servizio dei Servizi”. Poteva essere un pericolo avere rapporti stretti con qualcuno di destra. Comunque non so se senza quell'aut aut avrei agito allo stesso modo. Certo, ero molto arrabbiata. Per qualche tempo ho continuato a fare attività con il movimento studentesco ma mi sentivo sola. E' stato come essere abbandonati da un genitore, il partito era come una grande mamma.

E' vero che i movimenti di estrema destra avevano rapporti con servizi segreti e criminalità organizzata?

Terza Posizione era un movimento molto più soft di altri. Non ci metto la mano sul fuoco ma non credo ci fossero rapporti coi Servizi. Discorso diverso invece per Ordine Nuovo o Avanguardia Nazionale. Lì qualcosa c'era però sono cose che non conosco in forma diretta. Ho solo letto molti libri sul tema.

Quello che oggi sappiamo della strage di Bologna secondo lei è la verità?

Io non credo sia la verità. Fioravanti, Mambro e Ciavardini sono solo un capro espiatorio. La sentenza mi sembra davvero una coperta troppo corta.

Ci fu quella "telefonata fantasma" con cui Ciavardini vi avrebbe avvertito di non prendere il treno che passava da Bologna quel giorno?

Come ho spiegato nel libro ci fu una telefonata il giorno stesso della strage che non ho ricevuto io direttamente. Io non conosco il contenuto di quella telefonata. Mi sembra davvero assurdo assurgerla a capo di imputazione solo per rafforzare la colpevolezza di Ciavardini.

Lei aveva una relazione con Ciavardini. Parlò mai con lui della strage nei mesi seguenti?

Dopo il 2 agosto siamo stati ancora insieme per un paio di mesi. Non ne abbiamo mai parlato e non è mai uscito fuori niente.

Perché in Italia sembra impossibile conoscere la verità sulle stragi?

La strategia della tensione esiste sul serio. Tutto è cominciato alla fine della seconda guerra mondiale. Un esempio? Portella della Ginestra. Gli Usa non volevano che il comunismo arrivasse in Italia. Le bombe erano la scusa per invocare un governo forte, magari militare. E nel corso degli anni i servizi segreti hanno fatto carne di porco di indagini e prove a carico dei mandanti.

Quanto è stata dura ricostruirsi una nuova vita dopo il carcere e tutto il resto?

E' stato molto difficile. Ricordo che avevo il terrore di uscire dal carcere perché sapevo che fuori non avrei trovato niente. Sono stata per anni alla ricerca di un'identità. Poi nel 1999 mi sono laureata e lì è cominciata la mia riscossa.

Oggi come si definisce politicamente?

Sono una donna di sinistra e non ho mai votato a destra. Ora mi sento orfana del partito comunista.

Ha rimorsi o rimpianti?

Ho un rimorso molto grande, cioè quello di aver abbandonato mia madre ammalata di cancro. Una volta mi disse che la colpa era la sua, era stata lei a nascondermi la gravità del suo stato di salute. Era il suo modo di proteggermi dal dolore. Ecco, questa è una cosa che mi ha fatto soffrire molto. Non me lo perdonerò mai.


LA SCHEDA DEL LIBRO NON MI ABBRACCIARE di Elena Venditti (Prefazione di Aldo Cazzullo e Postfazione di Luca Telese), in libreria per Aliberti Wingsbert House

Una giovinezza buttata al vento. Gettata tra le fiamme di una stagione rovente e tragica. Raccontata in queste pagine, c’è una storia sconvolgente e vera. La vita di Elena: una ragazza romana che compie vent’anni sul finire degli anni Settanta. Viene da una famiglia comunista e antifascista da sempre. Il padre è cronista politico di «Paese Sera», la madre attivista alla sezione del presenta PCI del quartiere. Una sorella impegnata con i giovani comunisti, destinata a diventare un’importante giornalista. Anche Elena frequenta gli ambienti della sinistra giovanile. Fino a che, un giorno, l’anello che non tiene spezza tutta la catena identitaria, l’errore si insinua nella sua vita e la sconvolge con inaudita potenza. Si innamora di Livio. Lui è un “nero”, uno di destra, un estremista. Lei lo segue, senza esitazioni e senza condizioni. Entra in clandestinità. Accusata di terrorismo, viene arrestata. Comincia una lunga stagione all’inferno: il carcere. Poi l’uscita, il ritorno nel mondo. La paura di non saper più vivere. Non mi abbracciare è un romanzo-verità unico nel panorama della letteratura italiana attuale. La generazione degli anni di piombo è raccontata, o meglio testimoniata da un’autobiografia autenticamente maledetta, in cui il personale è più che mai politico e i sentimenti si intrecciano con le ossessioni ideologiche. Mentre la vita di una ragazza poco più che adolescente si perde giorno dopo giorno in un vortice di violenza, recriminazione, disperata ricerca di amore.

Elena Venditti

Cinquantasei anni, è nata e cresciuta a Roma dove ha sempre abitato. Laureata in Sociologia della comunicazione, svolge da molti anni la professione di giornalista free lance. È anche autrice di soggetti e sceneggiature per il cinema. Il tempo libero lo divide tra la pittura e il bridge agonistico.

Mia sorella a diciannove anni cominciò a farsela con i fasci, diventò fascista. Per gioco, per sfida, per bisogno di esserci oltre che di apparire. “Voglio passare alla storia”, era questo il suo chiodo fisso nei nostri giochi da ragazzine, ed è passata invece a una brutta storia. Mariella Venditti

Tags:
elena vendittinon mi abbracciareintervista
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