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Cronache
Esclusivo. Autostrade, rendimento stellare al 27%. Choc dai documenti segreti
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Gli azionisti di Autostrade per l'Italia spa hanno avuto un rendimento del 26,95% dalla gestione della rete autostradale italiana e non del 10,21%, come erroneamente riportato da molti giornali. E' quanto risulta da una lettura dell'allegato E della concessione dello Stato, atto aggiuntivo della convenzione stipulata il 12 ottobre 2007 tra il ministero delle Infrastrutture e Autostrade per l'Italia spa. Atto fino a qualche giorno fa segretato. 

Per questo motivo la concessione ad Autostrade per l'Italia (controllata da Atlantia, di cui la famiglia Benetton è azionista di maggioranza relativa) è davvero una gallina dalle uova d'oro per gli azionisti. 

Quella italiana è una delle reti autostradali europee a pedaggio più estese, con 3.020 km di rete, e i documenti consultabili, soprattutto quelli vecchi, risultano di difficile reperimento. Ma l'allegato E è stato pubblicato sul sito di Autostrade pochi giorni fa, probabilmente come reazione alla tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova. Per comprendere i dettagli del documento però occorre non farsi confondere dalle apparenze. Per questo motivo oltre a studiarlo abbiamo consultato diversi specialisti, esperti nel ramo della finanza aziendale degli enti pubblici (per motivi immaginabili vogliono restare anonimi) e tutti concordano sul 26,95%, così come è d'altronde scritto esplicitamente dagli stessi autori in due pagine del documento e che potete consultare qui sotto.

Dividendi azionisti
 

A pagina 43 dell'allegato E viene appunto scritto che l'IRR (il rendimento dell'azionista) è del 26,95%. Una percentuale monstre. A fronte di 2 miliardi e 99 milioni investiti ma solo in un anno, il 2012, i dividendi annuali degli azionisti sono di 561 milioni annui dal 2013 al 2038. Cioè un'investimento dell'azionista che si ripaga in soli 4 anni. Se non fosse chiaro basti andare alla pagina successiva, la 44, dove al capitolo IRR azionisti si parla dei 561 milioni di euro di dividendi distribuiti ogni anno, dal 2013 al 2038 (anno di conclusione della concessione). Il 26,95% di rendimento viene trascritto anche a pagina 44 dell'allegato, dove in basso appare un singolare o curioso indicatore TIR del 9,02% (la sigla indica in italiano il rendimento dell'investimento, detto anche IRR) .

dividendi
 

La confusione di molti giornali deriva probabilmente da queste anomalie nel testo.

Il TIR (codice usato in italiano per la redditività) o IRR (acronimo dall'inglese Internal Rate of Return) è l'indice di redditività del progetto al netto della struttura finanziaria. Nel caso di un investimento, l'IRR rappresenta il tasso composto annuale di ritorno effettivo che questo genera; è cioè il rendimento di un investimento.

Il WACC (Weighted Average Cost of Capital) è invece il costo medio ponderato delle risorse attraverso le quali l’azienda si finanzia, ossia la media ponderata dei “costi” del capitale di rischio e del capitale di debito. Perché un investimento sia conveniente il WACC deve essere sempre inferiore al TIR o IRR, altrimenti l'investimento sarebbe in perdita.

Molti giornali hanno confuso il WACC, che è un costo, con l'IRR o il TIR che è il rendimento. Infatti il WACC, c'è scritto nel documento a pagina 43, è del 10,21%. Cifra erroneamente associata al rendimento. Il TIR o IRR non può essere del 9,02%. Altrimenti gli azionisti di Autostrade per l'Italia spa sembrerebbero dei frati francescani. 

 

Nel bilancio viene anche riportato che a conclusione della concessione, nel 2038, il patrimonio netto lieviterà a 9 miliardi 491 milioni perché oltre ai dividendi dei soci (i citati 561 milioni annui) dell'altro denaro entra ogni anno ad Autostrade.

La società ha anche contratto nel 2012 con le banche un debito di circa 10 miliardi ma dal piano finanziario si vede che la società lo ripianerà nel corso degli anni perché l'investimento e a basso rischio. Nel 2017 l'utile a bilancio di Autostrade per l'Italia spa è di ben 968 milioni di euro.

utile economico autostrade copia
 

Un'eccessiva remunerazione quella del 26,95%, a fronte di un rischio imprenditoriale del tutto marginale.

Ora, al di là dell'immane tragedia di Genova, c'è da capire il misterioso senso di una concessione dello Stato che permette così facili guadagnai ad un soggetto privato.

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