Nel nuovo decreto legge sull’ex Ilva approvato stasera dal Consiglio dei ministri, ci sono la cassa integrazione per le imprese dell’indotto-appalto e la continuità dell’integrazione economica alla cassa straordinaria per i dipendenti di Acciaierie d’Italia. Inoltre, c’é la norma che consente ad AdI di tenere in preriscaldo, senza produrre, gli impianti dell’area a caldo di Taranto sino alla sentenza della Corte di Cassazione che il 20 ottobre terrà l’udienza. Le novità del decreto – si legge nella bozza della relazione tecnica visionata dall’Agi – riguardano invece la possibilità di impiegare i cassintegrati di Acciaierie d’Italia nei lavori di pubblica utilità sulla base di accordi con gli enti locali, l’esonero contributivo totale (per un periodo predeterminato) e un incentivo economico di 20mila euro in due tranche per le imprese private che assumeranno i lavoratori in carico ad Acciaierie e Ilva in amministrazione straordinaria.
Per parte sua, il ministero delle Imprese si occuperà della raccolta e del coordinamento degli investimenti superiori ai 10 milioni di euro localizzati all’interno di aree ex Ilva (100 ettari). Ci sarà un Commissario che gestirà questo processo. Viene poi istituito il distretto industriale Taranto-Brindisi, che avrà funzione di “accelerazione per le tecnologie a zero emissioni nette”, si stanzia un milione, a decorrere da quest’anno, per il Tecnopolo del Mediterraneo, e si semplifica l’attuazione dei contratti di sviluppo.
Le imprese beneficiarie che prevedono un incremento occupazionale, dovranno impegnarsi ad assumere prioritariamente lavoratori ex Ilva e dell’indotto. Inoltre, si autorizza il Mimit a trasferire ad AdI gli ultimi 40 milioni e mezzo rimasti dal plafond di 390 autorizzato dalla Commissione Europea. Nel decreto, sono confluiti interventi sia del Mimit che del ministero del Lavoro. La norma che consente di tenere gli impianti dell’area a caldo in preriscaldo è in attesa del verdetto della Cassazione.
I Commissari di Ilva e di AdI, si legge nella relazione tecnica del dl, sono autorizzati “a mantenere in condizioni di riscaldo gli impianti dell’area fusoria, in modo da non pregiudicarne irrimediabilmente la funzionalità, fino alla pubblicazione della motivazione della pronuncia della Corte di Cassazione avente a oggetto l’impugnazione della decisione di inibitoria della continuazione dell’attività produttiva degli impianti fusori e, comunque, non oltre il 15 dicembre 2026”.
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