Con la fiducia posta oggi dal governo al Senato sul ddl scuola, continua l’approccio risoluto dell’esecutivo per realizzare le riforme strutturali: Job Acts, riforma costituzionale, Italicum ossia legge elettorale. Scavalcare le commissioni e frantumare ulteriormente il Pd su una materia delicata come la riforma della scuola e con tutte le accelerazioni del caso, con la giustificazione di iniziare regolarmente l’anno scolastico a settembre, fanno venire il dubbio che ci sia dell’altro. E il fatto che a chi gli chiedeva un commento sulla fuoriuscita di Stefano Fassina dal gruppo del Pd alla Camera, il portavoce e vice-segretario del Pd Lorenzo Guerini ha risposto: “Spero che non lo seguano altri”, è molto significativo.
La comunicazione del governo fatica a dire chiaramente il perché delle riforme. Messi in ordine i conti, servono le riforme strutturali. Il Job Acts serve per fare ripartire lavoro e investimenti (ciò che fece il cancelliere socialdemocratico tedesco Gerhard Schröder, spianando la strada alla crescita della Germania di Angela Merkel).
La riforma della Costituzione e quella elettorale servono a determinare un partito e/o un’alleanza forte di governo e ad approvare velocemente le leggi. Perché approvare in fretta, ponendo la fiducia al Senato, le sole linee guide (poteri ai presidi, slittamento del “concorsone”, assunzione dei precari) della riforma della scuola?
I limiti e talvolta la mancanza di spiegazione delle riforme creano un clima disordinato e incerto. In Italia c’è storicamente una sorta di pudore buonista/catto-comunista nel giustificare azioni risolute. Ieri il presidente del Consiglio, parlando al Senato in vista del vertice di oggi a Bruxelles dei Capi di Stato e di Governo, dicendo la cosa più naturale e ovvia (“Il rimpatrio di coloro cui non spetta l’accoglienza, non è tabù”) si è quasi scusato.
Margaret Thatcher, primo ministro inglese conservatore dal 1979 al 1990, nel congresso di partito in cui propugnava la guerra delle Falkland (1982) contro l’Argentina fece campeggiare un cartello dietro il palco: “The resolute approach”. In politica serve chiarezza. Così in politica economica era chiaro che la scelta della Lady di ferro era quella del liberismo.
Per stare in Europa, perché l’Italia sia un Paese competitivo, le riforme strutturali occorrono. Sta a chi fa queste riforme spiegarne il perché. Spiegare anche quando possono dirsi di destra e quando di sinistra. Anzi, spiegare che cosa significa essere di destra e di sinistra.
Ernesto Vergani

