di Fausto Lupetti
Forza Italia sta crollando come un castello di carte, un partito che si sta dissolvendo, alla deriva, questa è l’opinione di molti. E’ vero un forte smottamento è in atto, però nessuno ci dice come si arriva al crollo definitivo di cui non se ne conoscono i presupposti .
Se ne individuano alcuni assolutamente necessari.
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E’ tipico dei partiti carismatici basati su un “culto della personalità” come Forza Italia che il partito regga fino a quando non c’è la delegittimazione politica e personale del capo. Quella personale è la più importante perché vuol dire che non si crede nei suoi affetti e sentimenti, smentiti dai comportamenti di abbandono verso gli amici politici e personali. Non c’è speranza nel suo futuro politico ed economico che coincide con il proprio; mentre nessuno ancora accusa il capo di avergli rovinato la vita a seguito dei coinvolgimenti nelle sue vicende personali e giudiziarie. In Forza Italia questi tabù non sono ancora caduti.
Non c’è alcuna delegittimazione del capo all’interno di FI ma anche chi se ne è andato come Alfano non ha imputato a Berlusconi la scelta sbagliata dell’uscita dal governo Letta, ma ogni responsabilità è della cricca lealista e estremista che lo ha ricattato, indebolito e carpito la sua buonafede .
Berlusconi per Alfano rimane come persona un riferimento affettuoso, un leader.
Non a caso Forza Italia è sempre stato un partito senza correnti ma solo di gruppi, cordate e interessi. La corrente politica, come invece avviene nel PD nei confronti di Renzi, implica un dissenso conclamato, palese, una differenza di linea politica con il capo o segretario del partito. Questo nel partito di Berlusconi non è ammesso. Anzi ogni cenno di critica al suo verbo e alla sua linea politica, vedi il caso Fini è stato subito reciso di netto. E’ un meccanismo di difesa verso la delegittimazione personale, automatico, istintivo, evidente nelle imprese familiari ma anche in tutti i partiti e movimenti carismatici.
La fase attuale in Forza Italia è questa: il capo comincia a abbandonare chi gli stato più vicino fedele e complice ,che tanto ha ricevuto ma anche dato, vedi il caso Bonaiuti. A questo punto nessuno della cerchia ristretta a lui vicina si sente protetto al sicuro, barcolla nelle sue granitiche convinzioni e comincia a pensare soluzioni diverse, altri si racchiudono nel silenzio come Bondi inclini all’abbandono della politica, sempre però senza muovere critiche, imputare errori politici e personali al capo.
Gli abbandoni non sono seguiti da un effetto domino. Ecco perché nella fase attuale si può parlare solo di smottamento e non di crollo.
Il secondo presupposto smentisce le battute facili sul “Re Nudo”, una raffigurazione in voga per anni solo suggestiva ma non veritiera. Berlusconi non è mai stato un Re Nudo e non lo sarà fino a quando riuscirà a ottenere un numero cospicuo di voti che sia sufficiente a distribuire potere , previlegi e candidature. Dai suoi voti dipendono coloro che aspirano a scalate sociali ed economiche. Fino a quando in suoi deputati e senatori i capi dei club Forza Silvio non sanno e non sono in grado di capire quanti voti oggi vale Berlusconi si asterranno da ogni iniziativa , tenendo per sé ciò che pensano.
Quindi la delegittimazione del capo è rinviata al dopo elezioni europee , un test che prepara il passaggio al crollo definitivo o alla permanenza in Forza Italia, ma che in relazione alla concessione di oggi del tribunale all’ agibilità politica lascia intendere che sarà complesso , tortuoso e non scontato il crollo.
Resta comunque il fatto che Berlusconi non è Re solo per i suoi voti vi è anche la sua influenza nell’economia e ricchezza personale in grado di distribuire posti, benefici e previlegi nelle sue numerose aziende è ci sarà chi proveniente dalla politica andrà in quel luogo a ritagliarsi un futuro. Mentre è probabile che anche nelle vicende personali succeda quello che avviene in politica, visto che di conflitto di interessi si può anche morire non solo politicamente.
Fausto Lupetti
