Un’auto utilizzata dal commando che ha compiuto le stragi di venerdì sera a Parigi è stata trovata nella banlieue – la periferia – della capitale francese. L’indagine sta ricostruendo la dinamica e l’identità del gruppo di sette persone – tra cui forse anche una donna – che sono entrate in azione in contemporanea in vari punti del X e XI arrondissment parigino e nel teatro Bataclan nel pieno di un concerto rock, facendosi saltare in aria e aprendo il fuoco, facendo 129 vittime e centinaia di feriti.
Arrestati familiari del kamikaze. Dopo il padre ed il fratello la polizia francese ha arrestato in totale sei membri della famiglia del kamikaze francese venerdì sera alla sala concerti Bataclan il 29enne Omar Ismail Mostefai. Aveva compiuto crimini comuni prima di convertirsi al’islam radicale. Mostefai è stato identificato grazie all’impronta digitale del dito indice, unico porzione del suo copro rimasta intatta dopo che ha azionato il giubetto esplosivo che celava sotto i vestiti. Nato il 21 novembre 1985 nel povero sobborgo parigino di Courcouronnes, Mostefai è stato condannato per 8 reati non gravi tra il 2004 ed il 2010 ma non ha mai passato un giorno in cella. Era schedato come integralista, ma non era monitorato.
Mostefai era stato in Algeria. Gli inquirenti stanno cercano di trovare conferme che Mostefaï sia stato in Siria nel 2014. “E’ follia, è un delirio, ieri ero a Parigi e ho visto che cosa terribile è successa”, avrebbe detto poco prima dell’arresto il fratello di Mostefai, 34 anni. Da fonti dell’emittente televisiva Rtl, emerge che Mostefaï fosse stato in Algeria. “Anche se avevo rotto i ponti con lui per una serie di questioni familiari – avrebbe detto ancora il fratello – , non avrei mai immagginato che avesse mai potuto fare una scelta di questo tipo. Era partio al paese, in Algeria, con la sua famiglia e la sua bambina. Da quel momento non ho più avuto suo notizie”. Nell’intervista l’uomo ha dichiarato di non sapere nulla neanche dei suoi due altri fratelli. “Ho telefonato a mia madre – ha detto – sembra che non sappia nulla anche lei”.
Il secondo sospetto. Il giornale serbo Blic ha rivelato il nome di un secondo sospetto. Il passaporto di Ahmad Almuhammad, un siriano arrivato in Serbia ad ottobre, è stato trovato sul cadavere di un altro kamikaze. Ma molto probabilmente si tratta di un documento falso “Il documento non contiene i numeri corretti per un passaporto legittimo e la foto non coincide con il nome”, affermano fonti dei servizi segreti alla Cbs.

