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Cronache

di Antonino D'Anna

 

tarcisio bertone

Adesso ci vorranno i tempi tecnici per il passaggio di consegne, ma è chiaro che adesso il Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone inizia un graduale ritiro. Certamente è stato uno dei capi del governo vaticano più conosciuti e noti. Popolare per la sua indole salesiana e creativa, il porporato da Romano Canavese, classe 1934, ha introdotto elementi più “light” nello stile di Oltretevere, portando – lui tifoso bianconero - anche il tifo con la Clericus Cup (il torneo per seminaristi). Scelto per dare un approccio più “pastorale” che “politico” alla macchina curiale, Bertone ha suscitato qualche perplessità nella diplomazia di carriera proprio per la sua estrazione.

I CABLO USA- E qualche altra l'ha suscitata nella diplomazia americana, visto che i cablogrammi di Wikileaks pubblicati da Affaritaliani lo hanno descritto prima come un possibile papabile al Conclave 2005, capace di mantenere – nelle previsioni del Dipartimento di Stato USA – la Chiesa sulle posizioni di Giovanni Paolo II: poi però qualcosa si è rotto. Al tempo della visita a Cuba i diplomatici yankee scrivono: “La visita a Cuba del Segretario di Stato vaticano è stata considerata negativamente da chiunque abbia parlato con noi (…). Il Nunzio è sembrato fortemente contrariato”. E ironizzano: “La volontà di Bertone nell’aggiungersi al governo cubano nella critica alle politiche americane ha spinto un cubano a chiedere al suo parroco se il Partito Comunista cubano gli darà presto una tessera d’iscrizione”. Certamente sgradite agli americani, queste dichiarazioni però hanno permesso di allargare – seppure di poco, molto poco – la libertà della Chiesa cattolica sull'isola caraibica.

BRACCIO DESTRO DI RATZI- E andiamo avanti. Il Segretario di Stato voluto da Benedetto XVI nel 2006 -già in passato e per lunghi anni collaboratore del futuro Benedetto alla Congregazione per la Dottrina della Fede - ha dovuto confrontarsi con problemi scottanti fin dal primo giorno: si pensi ai tumulti (molto strumentalizzati) nel mondo arabo a seguito di un passaggio poco compreso e molto male interpretato del discorso pronunciato dal Papa emerito a Ratisbona il 12 settembre di quell'anno. Ha dovuto attraversare gli anni amari del papato di Joseph Ratzinger restandogli sempre vicino: tanto che il 15 gennaio 2010, nel rinnovargli l'incarico, Benedetto gli scrisse: “Ho sempre ammirato il suo "sensus fidei", la sua preparazione dottrinale e canonistica e la sua "humanitas", che ci ha molto aiutato a vivere nella Congregazione per la Dottrina della Fede un clima di autentica familiarità, unita ad una decisa e determinata disciplina di lavoro”. E nell'estate 2012, quando Vatileaks sta imperversando, il Papa emerito gli rinnova l'appoggio: “Alla vigilia della partenza per il soggiorno estivo a Castel Gandolfo, desidero esprimerLe profonda riconoscenza per la Sua discreta vicinanza e per il Suo illuminato consiglio, che ho trovato di particolare aiuto in questi ultimi mesi”. E ancora: “Avendo notato con rammarico le ingiuste critiche levatesi verso la Sua persona, intendo rinnovarLe l’attestazione della mia personale fiducia, che già ebbi modo di manifestarLe con la Lettera del 15 gennaio 2010, il cui contenuto rimane per me immutato”.

IL MISTERO DI FATIMA- La fiducia tra i due è di vecchia data. È Bertone, nel 2000, a incontrare suor Lucia Dos Santos, l'ultima veggente rimasta in vita di Fatima. Si sta per pubblicare il Terzo Segreto, e il cardinale vola in Portogallo a interrogare la religiosa sui fatti del 1917 e i segreti ricevuti. Bene, di quell'incontro non c'è alcun nastro registrato semplicemente perché Bertone non aveva pensato di portarsi appresso un registratore, come dirà a Giuseppe De Carli nel libro “L'ultima veggente di Fatima”. C'è solo una relazione scritta ad opera del cardinale che ha sollevato non poche perplessità in uno, ad esempio, come il noto giornalista e scrittore cattolico Antonio Socci, che ha espresso le sue perplessità nel suo “Il quarto segreto di Fatima”. Ma, tornando alla fiducia di Ratzinger, due elementi sono da considerare: si dice che Bertone non sapesse delle dimissioni del Papa emerito, e che i due si siano visti ultimamente solo due volte: quando il Papa emerito ha lasciato il Vaticano il 28 febbraio scorso, e poi il 2 maggio quando è rientrato per andare a vivere al monastero Mater Ecclesiae. Un raffreddamento nei rapporti?

LA CARICA DEI BERTONIANI- Gli anni della gestione Bertone hanno portato alla ribalta i bertoniani. E sono tanti, in posti di responsabilità della Curia Romana e molti di essi sono diventati anche cardinali. Una pattuglia di personalità vicine al Segretario di Stato che hanno assunto spesso incarichi molto delicati. Qualche nome? Il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell'APSA, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. O il piemontese Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato vaticano, tanto per fare due nomi, indicato alla successione a Bertone. Potere e poteri, insomma, sentiti così presenti da chi ogni giorno popola le stanze vaticane da trasformare la sigla SDB, Società Don Bosco, in “Sono Di Bertone”. C'è chi ha avuto anche buone carriere fuori dal Vaticano: si veda il sanremese Marco Simeon, già capostruttura Rai Vaticano e indicato come possibile sottosegretario nel governo di Mario Monti. E lo stesso Ettore Gotti Tedeschi, il presidente dello IOR allontanato il 24 maggio 2012 con il voto unanime del board della banca vaticana, era molto vicino al cardinale. Vera o presunta che fosse, questa concentrazione di potere è comunque uno dei leitmotiv di Vatileaks, la fuga di notizie e i contrasti (fino ad una specie di “guerra tra bande”, con la Segreteria da un lato e la Cei dall'altro) del 2012.

LO SCONTRO CON LA CEI E IL CASO TONIOLO- Già. Vicino al cardinale è Giovanni Maria Flick, ex giudice della Consulta e giurista di ampio spessore che però il cardinale non sarebbe riuscito a piazzare alla guida del Toniolo, la cassaforte dell'Università Cattolica. Idem per la cordata IOR-Malacalza che avrebbe dovuto rilevare il San Raffaele acciaccato di debiti e battuta da Giuseppe Rotelli e il suo Gruppo San Donato. Peraltro, da ultimo il cardinale è rimasto scottato: i salesiani - che però si sono smarcati - potrebbero rischiare un colpo da 130 milioni di euro alla congregazione di Bertone sulla questione dell'eredità del Marchese Alessandro Gerini, grande benefattore romano morto nel 1990. Storia di un'eredità che sarebbe stata soprastimata (su questo si pronuncerà la magistratura) e che ha portato il cardinale a scrivere una lettera, pubblicata dal Corriere, nella quale chiede ai magistrati di evitare l'eventuale sequestro dei beni dei garanti (i salesiani, appunto).

CHE COSA RESTERA'- A questo punto che cosa resta? Certamente restano i bertoniani, e soprattutto resta ancora Bertone. I bertoniani sono parte - importante - della macchina di Curia, e continueranno a prestare il loro servizio. Dall'altro lato resterà anche Bertone, che comunque continuerà ad essere presidente della Commissione Cardinalizia di Vigilanza sullo IOR. La domanda è: quanto cambierà la Segreteria di Stato con monsignor Pietro Parolin? Vedremo.

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