Il delitto di Garlasco e le sue contraddizioni. Si avvicina sempre di più la data del 28 settembre, il termine fissato per le la chiusura delle indagini preliminari, si tratta di una fase davvero decisiva. I magistrati dovranno infatti decidere se chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio, l’unico indagato in questa ennesima inchiesta o far cadere le accuse. Per questo i pm di Pavia hanno deciso di procedere con quattro nuove consulenze, tra cui una psichiatrica su Sempio, per rafforzare gli elementi contro l’amico del fratello di Chiara Poggi. Si avvicina anche la triste data dell’anniversario di quell’efferato omicidio, il prossimo 13 agosto saranno 19 anni e ancora sul killer non c’è nessuna certezza. Sempio viene accusato di aver ucciso Chiara in seguito a un approccio sessuale rifiutato, dopo aver visto un video intimo di lei con Alberto Stasi. Ma le prove a suo carico sono solo indiziarie, nessun elemento schiacciante: soliloqui, Dna sotto le unghie di Chiara e l’impronta 33 sul muro.
Ma la ricostruzione dei fatti, togliendo Stasi dalla scena e mettendoci Andrea, risulta piena di dubbi e buchi temporali. Tra le tante anomalie c’è anche quella relativa al post delitto. La nuova perizia della dottoressa Cattaneo ipotizza uno scontro tra il killer e Chiara, con la ragazza che si sarebbe anche difesa. E inoltre le aggressioni sarebbero avvenute in diversi punti della villetta dei Poggi, portandosi inevitabilmente dietro tracce evidenti di sangue (presumibilmente anche del killer), anche solo per la violenza dei colpi inflitti alla vittima e gli inevitabili schizzi. Ma in realtà nei due lavandini, quello in bagno e quello in cucina, queste tracce non ci sarebbero. Il killer non si è lavato dopo l’omicidio? Questo non lo sappiamo, ma il giudice che assolse Alberto Stasi in primo grado svela dettagli inediti.
Nel corso di un incontro alla Versiliana dedicato al libro I ragionevoli dubbi di Garlasco, scritto insieme al giornalista Giuseppe Legato, il giudice Stefano Vitelli si è soffermato sul lavandino del bagno e sulla famosa impronta lasciata da Stasi sul dispenser del sapone. “L’assassino – sostiene Vitelli – entrò certamente in quella stanza, perché sul tappetino furono rinvenute impronte insanguinate. La presenza dell’impronta di Stasi sul dispenser poteva quindi apparire suggestiva”. Il problema, secondo Vitelli, era che nel lavandino non fu trovato sangue, neppure in quantità infinitesimali. Il lavabo risultava sporco, con materiale biologico riferibile agli abitanti della casa”. Il giudice ribadisce che non ci fu nessun lavaggio in seguito all’efferato delitto.

